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lunedì 5 settembre 2011

Dormo tranquillo

"Sull'articolo 8 della manovra che rende piu facili i licenziamenti c'è troppo allarmismo". Lo spiega il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, in un'intervista a La Stampa, affermando che, come prescrive la norma, per licenziare è necessario il consenso dei sindacati, "dunque mai - chiosa il sindacalista -. È evidente: quale sindacato dà il proprio assenso a un piano di licenziamenti?".

martedì 8 febbraio 2011

Hanno la faccia come il culo/10

Per questo ad Arcore hanno anche ipotizzato un blitz, una modifica all'articolo 3 della legge delega sul federalismo per aumentare il numero dei componenti della Bicameralina, così da permettere l'ingresso di uno dei Responsabili e riconquistare la maggioranza. Chi se ne sta occupando lo definisce scherzando il "comma Scilipoti" e potrebbe essere inserito nel decreto Milleproroghe.

(Francesco Bei)

giovedì 4 novembre 2010

Una volta sul Corriere ci scriveva Pasolini

Ma non ho mai pensato, a differenza di altri, che i suoi governi fossero inetti e impotenti. Mi sarebbe sembrato assurdo ignorare i risultati della lotta contro la criminalità organizzata, la riforma universitaria del ministro dell'Istruzione, gli entusiastici furori riformatori del ministro della Funzione pubblica, i passi compiuti sulla strada del federalismo fiscale, le missioni militari all'estero, l'attenzione dedicata ai problemi dell'energia, il progetto sulla legislazione del lavoro, la maggiore sensibilità per le opere pubbliche, certi interventi della Protezione civile, il recupero dell'evasione fiscale, la prudenza e l'abilità con cui è stata affrontata la crisi del credito. So che il bilancio deve tenere conto anche delle molte cose promesse e non fatte o fatte male. Ma se mi guardo attorno e confronto la politica italiana con quella di altri Paesi dell'Unione europea, non mi sembra che l'Italia, quando la partita si gioca sulle cose fatte e da fare, sia rimasta indietro.

(Sergio Romano su Berlusconi, corriere.it)

martedì 21 settembre 2010

Falso!

Secondo l'on. avv. Giuseppe Consolo, pregiato acquisto finiano, intervistato dal Pompiere della Sera, "in un Paese civile, al pari di quanto avviene in altri Paesi europei, sarebbe giusto uno scudo per il premier e i ministri". Non precisa, l'On. Avv., in quali "altri Paesi europei" vigerebbe questo "scudo", forse perché esso non esiste in alcun paese europeo, e nemmeno extraeuropeo.

Ma questo buontempone del diritto, e soprattutto del rovescio, ha in serbo un'altra fraccata di balle da Guinness dei primati: "Berlusconi è stato raggiunto da cento processi" (falso: sono diciassette), "al termine della gran parte dei quali è stato assolto con formula piena" (falso: solo in due casi), "tranne qualche prescrizione" (falso: sono sette), "a cominciare dal famoso avviso di garanzia del '94" (falso: era un invito a comparire), "recapitato a Napoli" (falso: a Roma), "durante il G8" (falso: conferenza internazionale sulla corruzione), "per cui si è dovuto dimettere da premier" (falso: la Lega lo sfiduciò contro la riforma delle pensioni) "e che si è risolto in una bolla di sapone" (falso: assoluzione per "insufficienza probatoria" grazie alla falsa testimonianza prezzolata di Mills).

(Marco Travaglio)

domenica 30 maggio 2010

Hanno la faccia come il culo/9

I doppi e tripli stipendisti a carico dello Stato sono uno scandalo che non può più continuare.

Il MoVimento 5 Stelle chiede le dimissioni di Roberto Rosso, deputato nella Capitale e assessore alla Regione Piemonte. Il Rosso (nativo di Casale Monferrato) era assente per la sua salute cagionevole durante la discussione della Finanziaria della Regione Piemonte. Per curarsi si era recato a Roma a votare alla Camera dei deputati. Il minimo che si possa chiedergli sono le dimissioni.

Rosso non è l'unico, ci sono centinaia di persone che depredano i soldi della comunità ricoprendo più incarichi. Verificherò con gli avvocati se ci sono gli estremi per una denuncia contro Roberto Rosso per false dichiarazioni.


Il blog pubblicherà, con il vostro aiuto, l'elenco dei pluristipendisti. Gente che mi fa venire il vomito. Gli stipendi degli statali, di media di poco superiori ai mille euro al mese, sono bloccati da Tremorti per tre anni mentre lui e i suoi sodali pasteggiano a caviale e champagne, per quanto ancora? La campanella sta suonando la fine della ricreazione.

(Beppe Grillo)

sabato 13 febbraio 2010

Hanno la faccia come il culo/8

Secondo Belpietro, "non ci fosse stato Bertolaso, i terremotati de L'Aquila sarebbero ancora nelle tende o nei container". Invece sono in albergo e L'Aquila, dieci mesi dopo, è in macerie come il giorno del terremoto. In compenso alla Maddalena han buttato 330 milioni per alberghi a cinque stelle con vista sui tir.

Il Foglio affida un commento a un esperto del ramo: Sergio Soave, l'ex dirigente Pds che patteggiò la pena per le mazzette sul metrò milanese, dunque può autorevolmente analizzare le nuove mazzette: "Come si può passare col rosso suonando il clacson quando si trasporta un ferito all'ospedale, così si debbono poter infrangere regole ordinarie quando si fronteggia una situazione straordinaria". Infatti gli appalti riguardano il G8, i Mondiali di Nuoto e i 150 anni dell'Unità d'Italia, tutte situazioni straordinarie, eventi imprevedibili scoperti per caso all'ultimo momento.

(Marco Travaglio)

giovedì 28 gennaio 2010

Hanno la faccia come il culo/7

Valium Prodi chiede chi comanda nel PDmenoelle. Una domanda retorica, lo sanno tutti che comanda Berlusconi.

D'Alema, Violante e Fassino sono da tre lustri i suoi migliori alleati. Più fedeli della Lega, meno rompicoglioni di Fini, più allineati di Casini. Gli hanno dato tutto: la concessione delle frequenze televisive in cambio dell'uno per cento dei ricavi, non hanno cancellato le leggi ad personam, non sono intervenuti sui conflitti di interessi.


Hanno un presidente pidimenoellino che ha firmato con la velocità di Usain Bolt il Lodo Alfano, lo Scudo Fiscale e la lettera di commemorazione di Bottino Craxi che "Pagò con durezza senza eguali".

D'Alema è stato eletto oggi presidente del Copasir, il premio post primarie di Gianni Letta. Il Pdl non era riuscito a farlo eleggere mister Pesc, responsabile degli esteri per l'Europa, e ha saldato il debito.

(Beppe Grillo)

martedì 22 dicembre 2009

Hanno la faccia come il culo/6

Molti di quanti mi danno la solidarietà per quel che sapete mi domandano: "Ma perché l'altra sera, quando Vespa ti ha chiamato per replicare a Bondi e Matteoli che ti additavano come mandante dell'attentato a Berlusconi, hai rifiutato?". Immaginano, gl'ingenui, che io fossi in poltrona a delibarmi "Porta a Porta" e che, appena s'è cominciato a parlare di me, lo squisito conduttore mi abbia raggiunto al telefono per darmi il diritto di replica. Non è così. È bene che si sappia come il signorino intende il "contraddittorio".

Intorno alle 18 mi chiama una redattrice del programma: "Vespa le chiede se vuole intervenire in trasmissione. Sa, si parla di lei, abbiamo trasmesso alcuni stralci del suo Passaparola dal blog di Grillo, ci sono Bondi e Matteoli". Cado dalle nuvole: avranno retrocesso "Porta a Porta" al pomeriggio? No, è tutto registrato. Ciò che si dice nel dibattito lo sanno solo le persone presenti in studio (dove, comprensibilmente, non ho mai avuto la fortuna di metter piede: Vespa dice che preferisce incontrarmi in tribunale, dove – per la cronaca – mi fece una causa e la perse).

Domando alla gentile collega: "A che cosa dovrei replicare, visto che non so che cosa si sta dicendo e quali mie frasi avete estrapolato da mezz'ora di Passaparola?". La giovine è imbarazzata: "Posso riassumere io". Ribatto: "Mi auguro che abbiate montato una delle tante condanne dell'attentato disseminate in tutto il Passaparola onde evitare montaggi tendenziosi. Per il resto, se volete sentirmi, invitatemi in studio, nelle stesse condizioni degli altri ospiti. Per ora, cantatevela e suonatevela da soli".

Scoprirò poi che Vespa mi aveva allestito un processo in contumacia, dal titolo "Di chi la colpa?". Mia, si capisce: per le cose che avrei detto dopo, e non prima dell'attentato.


Chi volesse saperne di più sulla correttezza professionale di questo individuo non ha che da leggere Panorama, house organ della famiglia Berlusconi dove il conduttore più indipendente e imparziale della Rai ha una rubrica fissa, edita dalla Mondadori che gli pubblica i libri e gli mantiene pure il fratello Stefano, mentre nel governo Berlusconi lavora la moglie Augusta Iannini, capufficio legislativo del ministero della Giustizia: tutte le leggi vergogna partorite da Angelino Jolie passano per le auguste manine.

(Marco Travaglio)

venerdì 4 dicembre 2009

Hanno la faccia come il culo/5

Il ministro Brunetta ha ragione: i conduttori televisivi vanno sottotitolati con i rispettivi stipendi. A pensarci prima, poteva invitare i consiglieri di maggioranza nel Cda Rai a bocciare l'incredibile contratto del pensionato Bruno Vespa, che guadagna quasi dieci volte la Gabanelli. Ma lui la lotta agli sprechi la fa così: prima li lascia passare, poi li mette nei titoli di coda. Ora però, sempre in nome della agognata trasparenza, Brunetta deve completare l'opera e sottotitolare anche gli ospiti dei talk show, a cominciare dai politici, con una sintesi di tutto ciò che i cittadini devono sapere di loro.

Si potrebbe cominciare da uno a caso: Brunetta. Possibili sottotitoli: "Combatte l'assenteismo, ma al Parlamento europeo era assente una volta su due (51,79%)"; "Combatte gli sprechi, ma era consulente economico del governo Craxi che in quattro anni portò il debito pubblico dal 70 al 92% del Pil"; "È per la trasparenza, ma era consulente di Gianni De Michelis e, dopo che questo fu condannato per finanziamento illecito e corruzione, lo nominò consulente al ministero"; "Definisce il Csm 'un mostro', dice 'sinistra di merda', 'basta con il culturame dei cineasti parassiti', 'poliziotti panzoni', 'giudici fannulloni', 'me ne frego della Cgil', insulta persino Tremonti, poi vuole imporre per legge la gentilezza e la cortesia nella Pubblica amministrazione"; "Dice che, se non si fosse buttato in politica, avrebbe vinto il premio Nobel per l'Economia, infatti ha vinto il premio Rodolfo Valentino"; "Il suo motto è: esclusi i presenti".

Si potrebbe poi proseguire con alcuni suoi colleghi dal curriculum particolarmente avvincente.

Roberto Maroni: "Condannato per resistenza a pubblico ufficiale per aver picchiato alcuni poliziotti durante una perquisizione e azzannato il polpaccio a uno di essi durante la caduta, è ministro dell’Interno per competenza anche gastronomica in materia di polizia".

Mara Carfagna: "Omissis, tanto ci siamo capiti".

Michela Vittoria Brambilla: "Imprenditrice del ramo mangimi per pesci, nota per aver mandato a picco Il Giornale della Libertà e la Tv della Libertà con un buco di venti milioni in un solo anno, ora si dedica al Turismo, l'unica attività ancora vagamente funzionante nel paese, ovviamente prima del suo arrivo".

Maurizio Sacconi: "Fa il ministro del Welfare e della Salute, sebbene sua moglie sia direttore generale di Farmindustria, o forse proprio per questo".

Mariastella Gelmini: "Nemica acerrima delle promozioni facili, si recò a Reggio Calabria per sostenere l'esame di Stato da avvocato, essendo lei di Brescia".

Altero Matteoli: "Imputato per favoreggiamento di un prefetto, non lo è più perché il Parlamento l'ha assolto".

Stefania Prestigiacomo: "Indagata per peculato dopo aver usato la carta di credito ministeriale per lo shopping".

Claudio Scajola: "Definì Marco Biagi, appena ammazzato dalle Br, 'rompicoglioni' e ancora parla".

Roberto Calderoli: "Amico intimo di Gianpiero Fiorani, sposato con rito celtico, dunque strenuo difensore di Santa Romana Chiesa e del crocifisso nelle scuole".

(Marco Travaglio)

venerdì 20 novembre 2009

Hanno la faccia come il culo/4

Il numero dei processi di Berlusconi è un mistero misericordioso se si ascolta il presidente del consiglio.

Dice il Cavaliere: "In assoluto [sono] il maggior perseguitato dalla magistratura in tutte le epoche, in tutta la storia degli uomini in tutto il mondo. [Sono stato] sottoposto a 106 processi, tutti finiti con assoluzioni e due prescrizioni" (10 ottobre 2009).
Nello stesso giorno, Marina Berlusconi ridimensiona l'iperbole paterna: "Mio padre tra processi e indagini è stato chiamato in causa 26 volte. Ma a suo carico non c'è una sola, dico una sola, condanna. E se, come si dice, bastano tre indizi per fare una prova, non le sembra che 26 accuse cadute nel nulla siano la prova provata di una persecuzione?" (Corriere, 10 ottobre).
Qualche giorno dopo, Paolo Bonaiuti, portavoce del premier, pompa il computo ancora più verso l'alto: "I processi contro Berlusconi sono 109" (Porta a porta, 15 ottobre). Lo rintuzza addirittura Bruno Vespa che avalla i numeri di Marina: "Non esageriamo, i processi sono 26".

Ventisei, centosei o centonove, e quante assoluzioni? In realtà, i processi affrontati dal Cavaliere come imputato sono sedici. Quattro sono ancora in corso: corruzione in atti giudiziari per l'affare Mills; istigazione alla corruzione di un paio di senatori (la procura di Roma ha chiesto l'archiviazione); fondi neri per i diritti tv Mediaset (in dibattimento a Milano); appropriazione indebita nell'affare Mediatrade (il pm si prepara a chiudere le indagini).

Nei dodici processi già conclusi, soltanto in tre casi le sentenze sono state di assoluzione.


  • In un'occasione con formula piena per l'affare "Sme-Ariosto/1" (la corruzione dei giudici di Roma).
  • Due volte con la formula dubitativa del comma 2 dell'art. 530 del Codice di procedura penale che assorbe la vecchia insufficienza di prove: i fondi neri "Medusa" e le tangenti alla Guardia di Finanza, dove il Cavaliere è stato condannato in primo grado per corruzione; dichiarato colpevole ma prescritto in appello grazie alle attenuanti generiche; assolto in Cassazione per "insufficienza probatoria".
  • Riformato e depenalizzato il falso in bilancio dal governo Berlusconi, l'imputato Berlusconi viene assolto in due processi (All Iberian/2 e Sme-Ariosto/2) perché "il fatto non è più previsto dalla legge come reato".
  • Due amnistie estinguono il reato e cancellano la condanna inflittagli per falsa testimonianza (aveva truccato le date della sua iscrizione alla P2) e per falso in bilancio (i terreni di Macherio).
  • Per cinque volte è salvo con le "attenuanti generiche" che (attenzione) si assegnano a chi è ritenuto responsabile del reato.
  • Per di più le "attenuanti generiche" gli consentono di beneficiare, in tre casi, della prescrizione dimezzata che si era fabbricato come capo del governo: "All Iberian/1" (finanziamento illecito a Craxi); "caso Lentini"; "bilanci Fininvest 1988-'92"; "fondi neri nel consolidato Fininvest" (1500 miliardi); Mondadori (l'avvocato di Berlusconi, Cesare Previti, "compra" il giudice Metta, entrambi sono condannati).

È vero, l'inventario annoia ma qualcosa ci racconta. Ci spiega che senza amnistie, riforme del codice (falso in bilancio) e della procedura (prescrizione) affatturate dal suo governo, Berlusconi sarebbe considerato un "delinquente abituale". Anche perché, se non avesse corrotto un testimone (David Mills, già condannato in appello, lo protegge dalla condanna in due processi), non avrebbe potuto godere delle "attenuanti generiche" che lo hanno reso "meritevole" della prescrizione che egli stesso, da presidente del consiglio, s'è riscritto e accorciato.

L'imbarazzante bilancio giudiziario non liquida un lamento che nella "narrativa" di Berlusconi è vitale: fino a quando nel 1994 non mi sono candidato al governo del Paese, la magistratura non mi ha indagato.


Se non si lasciano deperire i fatti, anche questo ossessivo soundbite non è altro che l'alchimia di un mago, pubblicità.

  • Berlusconi viene indagato per traffico di stupefacenti, undici anni prima della nascita di Forza Italia. Nel 1983 (l'accusa è archiviata).
  • È condannato in appello (e amnistiato) per falsa testimonianza nel 1989, venti anni fa.
  • Nel 1993 - un anno prima della sua prima candidatura al governo - la procura di Torino già indaga sul Milan e i pubblici ministeri di Milano sui bilanci di Publitalia.

Al di là di queste date, è documentato dagli atti giudiziari che Silvio Berlusconi e il gruppo Fininvest finiscono nei guai non per un assillo "politico" dei pubblici ministeri, ma per le confessioni di un ufficiale corrotto del Nucleo regionale di polizia tributaria di Milano. Ammette che le "fiamme gialle" hanno intascato 230 milioni di lire per chiudere gli occhi nelle verifiche fiscali di Videotime (nel 1985), Mondadori (nel 1991), Mediolanum Vita (nel 1992), tutti controlli che precedono l'avventura politica dell'Egoarca. Accidentale è anche la scoperta dei fondi esteri della Fininvest. Vale la pena di ricordarlo. Uno dei prestanomi di Bettino Craxi, Giorgio Tradati, consegna a Di Pietro i tabulati del conto "Northern Holding". Li gestisce per conto di Craxi. Sul conto affluisce, senza alcun precauzione, il denaro che il gotha dell'imprenditoria nazionale versa al leader socialista.

(Giuseppe D'Avanzo)

mercoledì 11 novembre 2009

Hanno la faccia come il culo/3

Il problema non è se Augusto Minzolini possa o non possa fare editoriali: che dovrebbe fare il direttore di un telegiornale? Il problema è che, in quella Pravda ad personam che è diventato il Tg1, roba da far rimpiangere Mimun e persino Riotta, Augusto Minzolini mente. Racconta balle. In continuazione.

A furia di menarla con la par condicio e il contraddittorio, si è perso di vista il nucleo centrale dell'informazione: che non è accontentare la destra o la sinistra o tutt'e due, ma appunto informare.

L'altra sera Menzognini ha accusato il pm Ingroia di aizzare la gente a ribaltare la maggioranza democraticamente eletta. È falso: Ingroia non l'ha mai detto.

Poi Menzognini ha sostenuto che l'immunità copre i deputati anche in Germania, Inghilterra, Spagna e Parlamento europeo. Non è vero. In Inghilterra non c'è alcuna immunità parlamentare, né per le indagini né per gli arresti (l'anno scorso un deputato finì in carcere). In Germania l'immunità, pur prevista, non viene mai esercitata, tant'è che il Parlamento all'inizio di ogni legislatura autorizza preventivamente e automaticamente le eventuali indagini a carico di suoi membri (due anni fa un deputato fu addirittura perquisito nel suo ufficio al Bundestag). Idem in Spagna, dove mai in trent'anni le Cortes hanno negato un'autorizzazione a procedere (tranne nel caso di un ex giudice divenuto deputato, accusato di aver diffuso per sbaglio la foto del fratello di un indagato al posto di quella dell'indagato). Gli europarlamentari godono delle immunità previste (le rare volte che lo sono) nei rispettivi paesi di provenienza.

Menzognini racconta che i nostri Padri costituenti avevano previsto l'immunità per sottrarre gli eletti dallo strapotere della magistratura. Falso anche questo: prevedevano l'autorizzazione a procedere per evitare che giudici troppo vicini al governo (si veniva dal fascismo) perseguitassero esponenti dell'opposizione per reati politici, tant'è che era consentito negarla solo in caso di evidente persecuzione politica (fumus persecutionis). Nessun Padre costituente poteva immaginare che quello strumento eccezionale sarebbe stato abusato per proteggere esponenti della maggioranza da processi per reati comuni e gravissimi, per giunta commessi al di fuori delle loro funzioni, e addirittura prima di esercitarle.

(Marco Travaglio)

sabato 17 ottobre 2009

Hanno la faccia come il culo/2

Chi ha una reputazione fa di tutto per conservarla: ma chi ne è sprovvisto non teme di perderla, dunque parte avvantaggiato. Perché può fare e dire tutte le porcate che vuole, tanto da lui ci si attende il peggio.

Prendete Gasparri, con rispetto parlando: continua a dire in tv che io vado in ferie a spese della mafia, ben sapendo che non è vero ma che nessun Vespa lo smentirà e nessuna Authority o Vigilanza interverrà.

Prendete il miglior premier degli ultimi 150 anni, il più perseguitato della Storia (più di Gesù, per dire), il più buono e giusto: siccome è anche l'editore più liberale dai tempi di Gutenberg, una delle sue tv fa pedinare con telecamera nascosta il giudice Mesiano, per dimostrare che è un tipo strano e sospetto (infatti porta calzini turchesi, fuma e aspetta il suo turno dal barbiere, invece di andare a puttane o frequentare papponi e spacciatori). Così tutti i giudici che si occupano di Berlusconi sanno quel che li aspetta se non fanno i bravi.

(Marco Travaglio)

giovedì 23 luglio 2009

Hanno la faccia come il culo/1

Per settimane ci siamo sentiti ripetere che Patrizia D'Addario raccontava frottole. "Non è mai andata a casa del premier" (Niccolò Ghedini). "Non esistono registrazioni della D'Addario, a meno che qualcuno se le inventi" (ancora Ghedini). "Non sapevo che fosse una escort altrimenti non l'avrei frequentata né tantomeno l'avrei portata a cena dal presidente" (Giampaolo Tarantini). "Il presidente non sapeva che io rimborsassi le ragazze" (ancora Tarantini). "Non ho alcun ricordo di questa donna, ne ignoravo il nome e non avevo in mente il viso" (Silvio Berlusconi). "Purtroppo abbiamo sbagliato l'ospite" (ancora Berlusconi). "Non ho mai pagato una donna, naturalmente, non ho mai capito che soddisfazione ci sia, se non c'è il piacere della conquista" (ancora Berlusconi). "Qualcuno ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora D'Addario... un progetto eversivo" (ancora Berlusconi).

Ora, dalle conversazioni registrate dalla stessa D'Addario e pubblicate dal bravissimo Antonio Massari sul sito dell'Espresso, si scopre che hanno mentito tutti: Berlusconi, Ghedini, Tarantini, giornali e turiferari al seguito. Solo la D'Addario ha sempre detto la verità, senza prendere un euro per farlo. L'unico che l'ha "retribuita" è Tarantini, col quale Berlusconi si sentiva anche dieci o venti volte al giorno. Ma avrebbe dovuto pagarla anche il premier, secondo i patti. "Mille te li ho già dati – le dice Tarantini – poi se rimani con lui ti fa il regalo solo lui". Ma Berlusconi se ne dimentica, promettendo però un interessamento per un'operazione immobiliare cara alla signora, e lei se ne lamenta con Giampi: "Niente busta però... Tu mi avevi detto che c'era una busta. Mi ha fatto un regalino, non so, una tartarughina..."

Di fronte allo scandalo di quest'ennesima vagonata di menzogne di Stato, che occupa le pagine di tutti i giornali e i siti del mondo intero, il capo dello Stato non trova di meglio che attaccare quei pochi che fanno opposizione e auspicare "tregue" e "riforme condivise" (con chi? Con Papi? Con l'Utilizzatore Finale? Con il Puttaniere di Stato e i suoi ruffiani?). Al Pappone pensa di cavarsela dicendo "non sono un santo" (come se il problema fosse questo). I tg parlano d'altro (memorabile, l'altra sera, il mega-servizio del Tg1 di Menzognini su un ghiacciaio dell'Antartide). Pigi Battista, sul Corriere, farfuglia di "denunce pubbliche di comportamenti privati" e di "incursioni sputtanatorie", dimenticando forse che il premier è un bugiardo matricolato e la signora D'Addario era candidata alle elezioni comunali di Bari nel Popolo delle libertà soltanto un mese fa. Poveracci con la voce bianca o col caschetto mèchato alla Mastro Geppetto calunniano chi racconta i fatti sul Giornale di Papi. Mavalà Ghedini, sbugiardato platealmente dalle registrazioni, continua ad arrampicarsi sugli specchi, sostenendo contemporaneamente che i nastri sono falsi ("materiale del tutto inverosimile e frutto di invenzione") e che chi li ha pubblicati ha violato il segreto investigativo (dunque sono veri, se lui stesso ipotizza che siano in possesso della Procura di Bari). Avvocati un tempo "democratici" e "garantisti", come il rifondarolo Giuliano Pisapia, si alleano con Mavalà invocando sul Giornale indagini per "ricettazione" contro il giornalista che li ha pubblicati. Forse a questi principi del foro sfugge che le registrazioni non sono opera della magistratura o della polizia giudiziaria: le ha fatte, lecitamente, Patrizia D'Addario, e se le ha passate a qualche giornalista per dimostrare la propria attendibilità prima che venissero segretate, nessuno ha violato alcun segreto né alcuna legge. Il Giornale della ditta si scatena a demolire Patrizia con ogni sorta di insulto, senz'accorgersi che così peggiora la posizione dell'"utilizzatore finale", il Cavalier Padrone, che la ricevette in casa sua per due volte, ci trascorse una notte "nel lettone di Putin", le regalò due gioielli, promise di aiutarla in una pratica immobiliare, ci fece colazione insieme anzichè fare gli auguri al neoeletto presidente americano Obama, le raccontò dei suoi impegni istituzionali e internazionali, la richiamò al telefono e le diede appuntamento ad altri incontri per "farti leccare da una mia amica", mentre il partito a Bari la candidava nella lista del ministro Raffaele Fitto, "La Puglia prima di tutto".

(Marco Travaglio)