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giovedì 3 novembre 2011

SAFE California

Nelle ultime settimane, diversi sondaggi realizzati da organizzazioni indipendenti hanno raggiunto la stessa conclusione: i Californiani sono pronti a sbarazzarsi della pena di morte. Tutto ciò mentre è in corso la campagna SAFE California, un'iniziativa che propone di sostituire la pena di morte col carcere a vita senza possibilità di rilascio sulla parola, che i detenuti lavorino per contribuire a un fondo per il risarcimento delle vittime e che siano stanziati dei fondi per la risoluzione dei casi di omicidio e di stupro (circa la metà dei quali attualmente resta insoluta).

Se, come si prevede, sarà raccolto un numero sufficiente di firme, i cittadini saranno chiamati a esprimersi sul SAFE California nel novembre del 2012.

In California le esecuzioni sono sporadiche, tredici in trentatré anni: nello stesso periodo, un numero triplo di detenuti nel braccio della morte si è suicidato o è deceduto per cause naturali. Di contro, le condanne sono più numerose che in qualsiasi altro stato USA, dando origine al braccio della morte più grande del paese: oltre il 20% dei condannati a morte degli Stati Uniti è detenuto a San Quintino; due anni fa la sola contea di Los Angeles ha condannato a morte più dell'intero Texas.

venerdì 21 ottobre 2011

★ Autunno abolizionista

Ogni anno la Giornata mondiale contro la pena di morte è seguita dell'evento del 30 novembre "Città per la vita". Le celebrazioni e le occasioni di sensibilizzazione si collocano fra queste due date, dando vita a un intero autunno abolizionista.

Per celebrare la IX Giornata mondiale, il Gruppo 001 di Amnesty International Italia si ritroverà domani, sabato 22 ottobre, presso la Casa della partecipazione di via dei Sabelli 88/a (Roma San Lorenzo). Oltre alla relatrice di Amnesty interverrà Carlo Bracci di Medici contro la tortura. Serata con finale leggero, grazie alla musica di Davide Conte. Maggiori dettagli nella locandina.

venerdì 14 ottobre 2011

★ Ma che è?

- L'argomento Pena di morte è molto dibattuto fra voi negli USA?
- Veramente non ho mai parlato tanto di Pena di morte come negli ultimi due giorni qui in Italia.

(D.D., studente texano a Roma, intervistato sulla Pena di morte)

lunedì 10 ottobre 2011

10 ottobre, Giornata mondiale contro la Pena di morte

Il 10 ottobre, le organizzazioni e gli attivisti che si battono contro la pena capitale celebrano la Giornata mondiale contro la pena di morte. Questa iniziativa, lanciata per la prima volta nel 2003 dalla Coalizione mondiale contro la pena di morte, fornisce al movimento abolizionista l'opportunità di manifestare con una sola voce le preoccupazioni riguardo l'uso della pena capitale e chiederne l'abolizione.

La Giornata mondiale del 2011 si concentra sui legami tra pena di morte e tortura e sulla natura crudele, inumana e degradante di alcuni aspetti della sua applicazione.

All'interno della campagna per celebrare il 50° anniversario di Amnesty International, come obiettivo principale delle azioni della Giornata mondiale è stata scelta la Bielorussia.

La Bielorussia è l'unico paese in Europa che ancora applica la pena capitale. I prigionieri sono informati solo pochi minuti prima dell'esecuzione, che avviene con un colpo di proiettile alla nuca. Ma la crudeltà della pena capitale va ben oltre l'esecuzione. Le famiglie sanno dell'esecuzione solo dopo settimane o persino mesi dopo; non ricevono i corpi dei loro cari messi a morte e non vengono informate sul luogo in cui sono stati sepolti.

Firma qui la petizione lanciata dall'organizzazione bielorussa Human Rights Center Viasna per chiedere al presidente Lukashenka di stabilire una moratoria sulle esecuzioni e commutare tutte sentenze capitali come primi passi verso l'abolizione della pena di morte nel paese.

La Bielorussia deve porre fine alle esecuzioni!

venerdì 30 settembre 2011

Benin, larga maggioranza vota per l'abolizione

Con 54 voti a favore, 5 contrari e 6 astensioni, il 19 agosto l'Assemblea nazionale del Benin ha approvato la ratifica del Secondo protocollo opzionale al Patto internazionale sui diritti civili e politici. Espressamente mirato all'abolizione della Pena di morte, il Secondo protocollo opzionale ha compiuto vent'anni proprio nel luglio scorso.

La schiacciante maggioranza a favore della ratifica, attesa tra la fine di quest'anno e l'inizio del prossimo, rispecchia la dichiarazione di Mathurin Coffin Nago, Presidente dell'Assemblea nazionale: "Il Benin è intenzionato a sostenere la dignità umana e il progressivo sviluppo dei diritti umani". A oggi sedici paesi africani hanno abolito la pena di morte per tutti i reati, tra cui tre - Burundi, Togo e Gabon - negli ultimi due anni.

L'entusiasmo di Amnesty International per questa notizia è stato espresso da Véronique Aubert, vice direttore per l'Africa: "Le autorità del Benin dovrebbero essere elogiate per aver compiuto un passo così importante, in linea con la tendenza globale a mettere fuorilegge questa punizione crudele. Il Benin dovrebbe essere da esempio per i vicini paesi dell'Africa Occidentale".

Benché la pena di morte sia prevista dal codice penale, le autorità del Benin non eseguono condanne a morte da oltre vent'anni. L'ultima esecuzione nota ad Amnesty International è avvenuta nel settembre del 1987. Attualmente almeno quattordici persone sono detenute nei bracci della morte.

giovedì 22 settembre 2011

★ Unjustice for all

Ieri, a sangue freddo, gli Stati Uniti d'America hanno ammazzato Troy Davis, detenuto nel braccio della morte da oltre vent'anni. Sul suo caso c'è poco da aggiungere a quello che è già stato detto: una condanna assurda, basata su testimonianze a dir poco risibili; la grazia che incredibilmente non è arrivata; milioni di appelli inviati a tutte le autorità che potessero intervenire per evitare questa barbarie. Resta il fatto che Troy Davis ha pagato con la vita le fallacie e le ipocrisie del sistema giudiziario di uno stato, gli USA, che solo un fesso potrebbe ancora ritenere una delle più grandi democrazie del pianeta. Mi chiedo come possano dormire stanotte, e tutte le notti che gli resteranno da vivere, i cinque parrucconi del Board of Pardons & Paroles della Georgia, le cui foto e i cui recapiti potete trovare qui. Questa è una domanda destinata a restare senza risposta, chi ha la coscienza pulita probabilmente non la usa mai.
Chiudo con un aforisma attribuito a Albert Einstein, non a caso uno degli scienziati più illustri che abbiano calcato la terra di questo lurido pianeta: "Gli Stati Uniti sono il solo paese che è passato dalla barbarie alla decadenza senza toccare la civilizzazione".

venerdì 9 settembre 2011

Quarta data di esecuzione per Troy Davis

Il 21 settembre Troy Davis potrebbe essere messo a morte.

Da quando, nel 1991, è stato condannato alla pena capitale per l'omicidio di un poliziotto in Georgia (Usa) questa è la quarta volta che viene fissata una data di esecuzione. 

Ma i dubbi sulla sua colpevolezza restano: nessuna prova fisica collega Troy Davis all'omicidio e sette testimoni su nove hanno ritrattato le dichiarazioni iniziali, denunciando pressioni da parte della polizia.

Il 19 settembre, il Comitato statale che esamina le richieste di grazia terrà un'udienza sul caso.

Per sostenere Troy Davis puoi andare qui, oppure inviare una email ai due indirizzi del Board of Pardons and Paroles
clemency_Information@pap.state.ga.us
webmaster@pap.state.ga.us
con il testo che segue:

Oggetto: Clemency for Troy Davis

Dear Board members,

I acknowledge the seriousness of the crime for which Troy Davis was sentenced to death, but I note that doubts persist in the case even after the federal evidentiary hearing in 2010.

I point out that the Board acts as a failsafe against irreversible error, and recalling its statement in 2007 that it would not allow any execution to proceed where there was any doubt about the guilt of the prisoner.

I point to the substantial evidence of the fallibility of the capital justice system.

I call on the Board to grant clemency and to commute the death sentence of Troy Davis.

Thank you for your attention.

mercoledì 4 maggio 2011

★ Lukashenko! Chi era costui?

È difficile commentare una cosa così: il Ministro della difesa (italiano ovviamente) non sa chi sia Aleksandr Lukashenko.

La questione si può analizzare da vari punti di vista, per esempio quello dei diritti umani: Lukashenko è il presidente dell'unico Stato europeo in cui sia ancora in vigore la pena di morte, la Bielorussia.

Le ultime due esecuzioni nel marzo 2010: Andrei Zhuk e Vasily Yuzepchuk sono stati messi a morte con un colpo di pistola alla nuca. Come di consueto non è stato dato alcun preavviso dell'imminente esecuzione: né a loro, né alle famiglie, né agli avvocati. Tantomeno sono stati restituiti i corpi per la sepoltura, tumulati in un luogo segreto.

Nel 2010 in Bielorussia sono state comminate tre nuove sentenze capitali: due uomini sono stati condannati a morte il 14 maggio e un terzo a settembre.

Da quando ho definitivamente eliminato la televisione dalla mia vita mi risparmio di assistere a queste scene pietose - altro che gaffe - in diretta. Stasera però farò un giro in internet per trovare il video in cui La Russa, probabilmente convinto di non essere inquadrato, chiede a un suo collaboratore: "Lukashenko, chi è questo?". Senza scomodare l'assistente potrebbe chiedere al ducetto di Arcore, pare che lo conosca bene.

mercoledì 13 aprile 2011

Stop dall'India

All'inizio di quest'anno, l'unico fornitore USA del farmaco utilizzato laddove è in vigore la pena di morte, ne ha annunciato la sospensione della produzione. Molti degli stati interessati si sono quindi rivolti oltreoceano.

In particolare, il Nebraska ha ottenuto una grande quantità del prodotto - sodio tiopental - da una società di Mumbai (India). Ora questa società ha annunciato che non fornirà più il farmaco affinché sia usato nelle iniezioni letali. In una dichiarazione, la Kayem Pharmaceutical Pvt. Ltd. ha spiegato: "Considerata la delicatezza connessa con la vendita del nostro prodotto a vari istituti penitenziari USA nell'ambito dell'iniezione letale, precisiamo che la nostra azienda, avendo a cuore i principi dell'Induismo, si asterrà dalla fornitura di tale farmaco nei casi in cui l'unico scopo sia l'iniezione letale”.

Il condannato Carey Moore (Nebraska) sta contestando la legittimità dell'acquisto del farmaco da parte del suo stato. Secondo una istanza depositata presso la Corte Suprema, non vi è alcuna prova che la Kayem Pharmaceutical sia registrata alla Drug Enforcement Administration (DEA), né che sia autorizzata a fornire farmaci agli Stati Uniti. Vi sono anche riscontri del fatto che il Nebraska abbia ricevuto una versione generica del farmaco, in contrasto con il protocollo di esecuzione in vigore nello Stato.

Anche il South Dakota potrebbe avere ottenuto la sostanza dalla Kayem, e la società è stata contattata da altri tredici stati con interessi simili. I farmaci ottenuti dalla Georgia, che si ritengono provenienti dall'estero, sono stati recentemente sequestrati dalla DEA. Allo stesso modo, Kentucky e Tennessee hanno consegnato alcuni dei propri prodotti per l'iniezione letale alla DEA.

lunedì 11 aprile 2011

Sponda danese

La Danimarca è in procinto di imbarcarsi nelle esecuzioni capitali in grande stile. La casa farmaceutica danese Lundbeck ha venduto del pentobarbital a quattro degli stati più prolifici di esecuzioni degli Stati Uniti: Mississippi, Ohio, Oklahoma e Texas. Questi stati già possiedono e continueranno a utilizzare il prodotto della Lundbeck per le esecuzioni.

Il pentobarbital sta emergendo come sostitutivo del sodio tiopental, che un tempo era il farmaco utilizzato in tutte le iniezioni letali negli USA, ma che ora è diventato di difficile reperibilità.

Gli attivisti in Europa hanno tentato di convincere la Lundbeck affinché impedisca che il farmaco finisca nelle camere della morte degli Stati Uniti. La Lundbeck, a parole, si è opposta all'uso del suo prodotto nelle esecuzioni, dicendo al New York Times che "Ciò è completamente contro quello che noi rappresentiamo: come azienda siamo impegnati nel miglioramento della vita delle persone". Ma finora non ha preso alcun provvedimento.

Le precedenti campagne per limitare le esportazioni di sodio tiopental, il farmaco che il pentobarbital sta rimpiazzando, hanno avuto successo, anche se dopo che diversi stati ne avevano già acquistato una scorta (uno di essi, la Georgia, se l'è vista confiscare dalla DEA). Il Regno Unito ne ha vietato l'esportazione negli Stati Uniti per le esecuzioni, e una fabbrica italiana ne ha cessato del tutto la produzione. I governi di Austria e Germania hanno preventivamente avvertito le aziende farmaceutiche dei rispettivi paesi di non permettere che il sodio tiopental sia esportato negli Stati Uniti per le esecuzioni.

Resta da vedere se la Danimarca e la Lundbeck alla fine limiteranno l'esportazione di pentobarbital.

mercoledì 9 marzo 2011

L'Illinois abolisce la Pena di morte

Pat Quinn, Governatore dell'Illinois, oggi ha compiuto l'ultimo passo verso l'abolizione della Pena di morte firmando la legge che la sostituisce col carcere a vita senza possibilità di rilascio sulla parola. Il dispositivo prevede inoltre che le risorse statali utilizzate per la Pena capitale siano trasferite a un fondo per i servizi ai familiari delle vittime di omicidio e alle forze dell'ordine.

L'abolizione della Pena di morte in Illinois arriva dopo una moratoria sulle esecuzioni durata undici anni, dichiarata dall'ex Governatore repubblicano George Ryan.

L'Illinois è il sedicesimo Stato ad abrogare la Pena capitale, facendo con ciò registrare il maggior numero di Stati abolizionisti dal 1978.

lunedì 28 febbraio 2011

USA, si allarga il fronte abolizionista

Lentamente, ma inesorabilmente, altri Stati USA si muovono verso il fronte abolizionista. Mentre in Illinois si attende il 17 marzo, ultimo giorno utile per porre il veto sulla legge da poco approvata, il 14 febbraio scorso, con un voto di 26 a 24 che ha visto favorevoli tutti i democratici e quattro repubblicani, il Senato del Montana ha promosso un disegno di legge per sostituire la pena di morte con il carcere a vita senza libertà sulla parola.

Il relatore David Wanzenried, oltre a dichiarare che la pena di morte non è giusta, non aiuta i familiari delle vittime, né serve come deterrente, ha aggiunto che il "sistema attuale non può essere reso equo né infallibile", evidenziando inoltre preoccupazioni per i rischi di errori giudiziari, i costi e l'uso sproporzionato della pena capitale verso le minoranze razziali e i poveri.

Ma altri Stati si muovono su questa linea: una identica proposta di legge è già alla Commissione per gli affari federali e statali del Kansas, dove l'abolizione era sfumata appena un anno fa per un solo voto di scarto. I promotori dell'iniziativa ricordano come la Corte Suprema abbia annullato tre sentenze capitali proprio a causa di errori giudiziari, difesa inadeguata e inadempienza della giuria e dell'accusa.

Anche nel Maryland e nello Stato di Washington si registrano casi analoghi: nelle rispettive Camere, durante le scorse settimane, sono state presentate altrettante proposte di abrogazione. Mentre nel Connecticut, dopo il veto incassato nel 2009, il nuovo disegno di abolizione è approdato alla Commissione bicamerale per la Giustizia, e l'attuale Governatore ha già affermato che se fosse stato in carica due anni fa non si sarebbe opposto.

Questo incoraggiante scenario accentua la frattura geografica negli USA, che vede gli Stati del Nord prevalentemente abolizionisti (in pratica o di fatto) e quelli del Sud prevalentemente mantenitori.

lunedì 21 febbraio 2011

Un buon San Valentino

Il 14 febbraio scorso, con un voto di 26 a 24 che ha visto favorevoli tutti i democratici e quattro repubblicani, il Senato del Montana ha approvato un disegno di legge per abrogare la Pena di morte e sostituirla col carcere a vita senza libertà sulla parola.

Il senatore David Wanzenried, che ha presentato il disegno di legge, ha affermato che la Pena di morte non è una punizione giusta, non porta benefici alle vittime, né serve come deterrente per l'omicidio. Ha aggiunto che "il sistema attuale non può essere reso equo né infallibile".

Altre preoccupazioni dei sostenitori del disegno di legge sono gli elevati rischi di errori giudiziari, l'uso sproporzionato della Pena capitale nei confronti delle minoranze razziali e dei poveri, e i costi di attuazione.

Il disegno di legge deve affrontare un altro voto procedurale al Senato e sarà poi trasmesso alla Camera.

mercoledì 12 gennaio 2011

L'abolizione in Illinois va alla firma del Governatore

Ieri pomeriggio il Senato dell'Illinois si è allineato alla Camera e si è espresso a favore dell'abolizione della Pena di morte. L'esito è stato di 32 voti favorevoli, 25 contrari e 2 astensioni (alla Camera i voti favorevoli erano stati 60 contro 54 contrari).

Se il Governatore Pat Quinn convertirà questo disegno in legge, l'Illinois diverrà il sedicesimo stato degli USA a vietare la Pena di morte, il terzo negli ultimi quattro anni. E altri Stati possono prendere la stessa strada, con discussioni infuocate sull'abolizione della Pena capitale già previste in Connecticut, Kansas, Maryland e Montana.

Questi dibattiti e queste votazioni riflettono la disillusione crescente (e sempre in più casi il vero e proprio rifiuto) dei cittadini rispetto alla Pena di morte, con i suoi errori e pregiudizi, la sua inefficacia e la sua dubbia moralità.

Resta da vedere se il Governatore Quinn firmerà la legge o porrà su di essa il veto: stay tuned.

sabato 20 novembre 2010

Chi domanda comanda

Un recente sondaggio mostra come gli elettori degli Stati Uniti non considerino la Pena di morte un saggio impiego del denaro dei contribuenti. Dai risultati emerge anche che la maggior parte degli elettori degli Stati Uniti non ritiene la Pena di morte la punizione più appropriata per l'omicidio.

Pubblicato oggi [16 novembre] dal Death Penalty Information Center, per questo
studio completo riguardante la posizione dei cittadini sulla Pena di morte è stato preso in esame un campione di 1.500 votanti.

Nel sondaggio, come punizione più adeguata per l'omicidio, il 61% dei votanti preferisce misure alternative alla Pena di morte (il 39% è a favore del carcere a vita senza possibilità di rilascio sulla parola più un'ammenda in favore della famiglia della vittima, il 13% del carcere a vita senza possibilità di rilascio sulla parola e il 9% del carcere a vita con possibilità di rilascio sulla parola).

Alla richiesta delle personali priorità sull'uso dei fondi pubblici, la Pena di morte è finita in fondo alla lista. Tra le priorità principali sono stati indicati: servizi di soccorso, creazione di posti di lavoro, polizia e prevenzione della criminalità, scuole e biblioteche, servizi pubblici di assistenza sanitaria, strade e trasporti.

Nei sondaggi in cui ci si limita a chiedere se le persone sono favorevoli o contrarie alla Pena di morte, in genere emerge una maggioranza a sostegno della Pena capitale; ma è chiaro che quando sono incluse vere alternative - pene diverse e usi differenti delle risorse pubbliche - questo sostegno crolla.

Il sondaggio rivela anche che la maggior parte degli elettori (62%), o non è interessata a come i loro rappresentanti si esprimono sulla Pena di morte, o sarebbe pronta a sostenere un legislatore che abbia votato per abrogare l'uso della Pena capitale nel rispettivo stato.

Così i legislatori che ora stanno valutando l'abolizione della Pena di morte in Illinois, e quelli eletti in vari altri stati destinati a fare lo stesso nel 2011, possono farsi coraggio e votare per la fine delle esecuzioni in tutta serenità.

martedì 16 novembre 2010

La pena di morte in Mongolia [News 01]

Il rappresentante della Mongolia ha affermato che, fino ad oggi, la Mongolia ha votato contro la risoluzione in quanto paese mantenitore della Pena capitale. Tuttavia, quest'anno, il Presidente ha istituito una moratoria sull'uso della Pena di morte in virtù della sua autorità di concedere la grazia. Egli ha indicato questa decisione come primo passo verso l'abolizione della Pena capitale. Inoltre è al vaglio del Parlamento una proposta di aderire al Protocollo sui diritti civili e politici, che ha per obiettivo proprio l'abolizione della Pena di morte. La Mongolia ha votato a favore del progetto di risoluzione in esame.

domenica 14 novembre 2010

Un nuovo farmaco letale in Oklahoma

Lo stato dell'Oklahoma ha recentemente presentato una istanza presso una Corte federale per chiedere che il penthobarbital, un anestetico usato per abbattere gli animali, sia ammesso in sostituzione del sodio thiopental nelle iniezioni letali. All'inizio di quest'anno, Hospira Inc., unico produttore certificato statunitense del sodio thiopental, ha annunciato di aver cessato la produzione del farmaco a causa della carenza di uno dei componenti costitutivi. Tale carenza ha costretto l'Oklahoma e altri stati a ritardare le esecuzioni e a cercare altri produttori della sostanza.

Gli avvocati di John David Duty, la cui esecuzione in Oklahoma è prevista per il 16 dicembre, hanno sollevato interrogativi sul penthobarbital affermando che, a tutt'oggi, "non è testato, è potenzialmente pericoloso e il suo uso potrebbe risolversi in un atto di tortura".

Gli sforzi per ottenere il sodio thiopental da altre fonti hanno dato vita a dispute legali in tutto il paese. Alcuni esperti ritengono che i detenuti siano sottoposti a un maggior rischio di provare forti dolori durante le esecuzioni qualora gli stati usino farmaci importati o non testati. Una sostanza proveniente dall'estero infatti potrebbe essere meno potente rispetto a quelle locali. Gli avvocati della difesa sostengono inoltre che il personale carcerario potrebbe non adottare misure adeguate per il trasporto del farmaco, esponendolo, per esempio, ad escursioni termiche che potrebbero limitarne l'efficacia.

Stephen Friot, Giudice federale di Oklahoma City, dovrebbe esaminare la relazione durante la prossima settimana. Ogni stato tende ad adottare i metodi di esecuzione usati dagli altri: se approvato, il penthobarbital potrebbe diventare il nuovo standard per le iniezioni letali in tutto il paese.

Il Dr. A. Jay Chapman, l'ex esaminatore medico dell'Oklahoma che nel 1970 ha sostenuto il thiopental come sostanza adatta alle iniezioni letali, recentemente ha espresso il proprio disinteresse in merito: "Se (i detenuti messi a morte) provano un po' di dolore nel lasciare questo mondo, per me non è motivo di grande preoccupazione".

sabato 6 novembre 2010

Elie Wiesel: la Pena di morte non è la risposta

Il Dr. William Petit non ha partecipato alla lezione di Elie Wiesel sulla Pena di morte, ma martedì, alla Wesleyan University (Connecticut), per qualche minuto, il sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti ha parlato come se l'uomo che ha perso la moglie e le figlie nell'aggressione alla propria casa presso Cheshire fosse il suo unico spettatore.

"La tua ferita è aperta", ha detto Wiesel. "Non si rimarginerà. Sei in lutto, come posso non sentire il dolore del tuo cordoglio? Eppure la morte non è la risposta".

L'ottantaduenne premio Nobel per la Pace, scrittore e attivista per i diritti umani, ha detto che se la pena di morte potesse portare indietro le vittime forse cambierebbe opinione. Egli ha convenuto che gli assassini debbano essere puniti più severamente degli altri prigionieri. "Dovrebbero essere condannati ai lavori forzati", ha detto.

"La morte non è la risposta" è diventato il ritornello di Wiesel mentre si chiedeva cosa si potrebbe fare per aiutare i sopravvissuti ai crimini violenti, "in modo che le famiglie non si sentano prese in giro dalla legge".

Nato in Romania, Wiesel ha parlato a pieno titolo, avendo perso entrambi i genitori e una sorella nei campi di sterminio nazisti. Fuggì da Buchenwald nell'aprile del 1945, quando fu liberato dai soldati della Sesta Divisione Corazzata dell'esercito degli Stati Uniti. "So cosa significa", ha detto. "Conosco il dolore di chi sopravvive. Credetemi, io so cosa significa".

Wiesel ha parlato nella Memorial Chapel dell'Università, davanti a circa quattrocento studenti, professori e altri ospiti. In un linguaggio semplice e poetico, contraddistinto nella cadenza dalle sue origini est-europee, ha difeso la propria posizione contro la Pena di morte attraverso dei racconti del passato. Nella vicenda biblica di Caino e Abele, i due figli di Adamo, si dice che dopo aver ucciso il fratello Caino abbia chiesto a Dio, che si domandava dove si trovasse Abele: "Sono forse il guardiano di mio fratello?". "Penso che abbia voluto insegnarci che chi uccide, uccide suo fratello", ha commentato Wiesel.

In Israele, dove non c'è la Pena capitale, la cattura del criminale di guerra nazista Adolf Eichmann nel 1960 pose un dilemma. Una persona che ha organizzato lo sterminio di milioni di esseri umani dovrebbe essere messa a morte? "Fortunatamente non hanno chiesto la mia opinione", ha detto Wiesel, suscitando delle risate. Eichmann venne impiccato nel 1962, ma fu un'eccezione. "La legge resta legge", ha detto Wiesel. "Anche quando dei terroristi hanno ucciso centinaia di persone, neanche uno di loro è stato messo a morte".

L'intervento di Wiesel, durato circa un'ora, è stato segnato da due standing ovation da parte degli studenti e degli ospiti che avevano mandato a ruba i biglietti dopo poche ore dall'annuncio della sua visita. Verso la fine della lezione, qualcuno ha chiesto: "Cosa succederà quando non ci saranno più sopravvissuti alla Shoah?". Wiesel ha risposto che spera di non essere l'ultimo. Ed ha aggiunto che la Shoah non sarà dimenticata. "Credo con tutto il cuore", ha detto, "che ascoltare un sopravvissuto, ascoltare un testimone, significhi diventare testimoni noi stessi".

(Karen Florin, The Day)

martedì 2 novembre 2010

Iwao Hakamada

Iwao Hakamada è rinchiuso nel braccio della morte dal 1968. Al termine di un processo irregolare, è stato condannato per l'omicidio, avvenuto nel 1966, del proprietario della fabbrica per la quale lavorava, della moglie di lui e dei due figli della coppia.

L'omicida ha prima accoltellato tutti i membri della famiglia e successivamente ha dato fuoco alla casa in cui abitavano. Dopo venti giorni di interrogatori condotti dalla polizia, senza essere assistito da un avvocato, Hakamada ha confessato di essere l'autore del crimine. In seguito ha ritrattato e, durante il processo, ha dichiarato di essere stato percosso e minacciato dalla polizia che lo ha obbligato a firmare la confessione. Hakamada sostiene che la polizia l'abbia afferrato ripetutamente per i capelli e l'abbia schiaffeggiato durante gli interrogatori che duravano anche dodici ore al giorno.

Ciononostante è stato giudicato colpevole e condannato a morte nel 1968. I suoi appelli sono stati respinti dall'alta Corte di Tokyo nel 1976 e dalla Corte suprema nel 1980. Ugualmente sono state respinte le richieste per ottenere un nuovo processo dalla Corte distrettuale di Shizuoka nel 1994, dall'alta Corte di Tokyo nel 2004 e dalla Corte suprema il 24 marzo 2008. Nell'aprile del 2008 gli avvocati della difesa hanno presentato alla Corte distrettuale di Shizuoka un altro appello.

Nel 2007, Kumamoto Norimichi, uno dei giudici che ha condannato a morte Hakamada, ha dichiarato pubblicamente di ritenere che l'uomo sia innocente e di averne discusso, durante il processo, con gli altri due giudici che però al momento del voto lo hanno messo in minoranza.

Si ritiene che Hakamada sia stato condannato a morte prevalentemente sulla base di una confessione estorta con l'uso della forza. Un elemento chiave delle prove contro di lui è costituito da alcuni vestiti macchiati del sangue delle vittime ritrovati abbandonati, presso la fabbrica nella quale lavorava, in una cisterna contenente miso liquido. Sebbene fossero di misura troppo piccola per la corporatura di Hakamada, l'accusa li considera importanti poiché ritiene possibile si siano ristretti mentre si trovavano immersi nella cisterna. Secondo l'avvocato della difesa, il coltello che si ritiene Hakamada abbia usato per commettere gli omicidi è troppo piccolo per poter provocare ferite mortali, e la porta dell'abitazione attraverso la quale si pensa l'omicida sia entrato e uscito era chiusa a chiave.

Hakamada è tra i condannati rinchiusi da maggior tempo nel braccio della morte e soffre di disabilità mentale provocata dalle condizioni detentive che includono l'isolamento e la mancanza di comunicazione con gli altri detenuti. La sua esecuzione potrebbe avvenire in qualsiasi momento.

Sostieni Iwao Hakamada qui.

giovedì 28 ottobre 2010

Fare affari con la morte

Ci sono molti Americani che pensano che Jeffrey Landrigan avrebbe dovuto essere giustiziato alle 10 di oggi [26 ottobre], ora locale, ma sembra che l'Arizona abbia esaurito le scorte di sodio thiopental, una delle sostanze utilizzate per le iniezioni letali in trentaquattro stati. Oggi i blog sono pieni di candidature da parte di volontari che vorrebbero svolgere questo incarico - con una pistola ("Non c'è carenza di piombo"), una mazza da baseball o il loro personale cocktail di veleno.

Tuttavia, ieri, il giudice federale Roslyn Silver ha sospeso l'esecuzione. C'è un unico fornitore certificato di sodio thiopental negli Stati Uniti, cioè la società farmaceutica Hospira. Il sodio thiopental è solo il primo elemento di un processo composto da tre fasi, ma secondo la Corte Suprema, "è pacifico che, in mancanza di una dose appropriata di sodio thiopental che renderebbe il condannato incosciente, c'è un concreto rischio di soffocamento e di dolore per le iniezioni" delle due sostanze successive. Hospira recentemente ha rifiutato di svolgere qualsiasi ruolo nel campo della pena di morte, insistendo sul fatto che la società si occupa di salvare vite umane, non di toglierle.

Landrigan ha gravi lesioni cerebrali, probabilmente causate dall'abuso di droghe da parte della madre biologica durante la gravidanza. Dopo la nascita è stato affidato a una madre adottiva alcolizzata soggetta a quotidiani svenimenti causati dal consumo di vodka. Nonostante ciò, la Corte Suprema ha stabilito - con strettissima maggioranza, cinque a quattro - che tali elementi non avrebbero fatto alcuna differenza per il giudice che ha emesso la condanna. Il giudice della Corte Suprema Clarence Thomas ha scritto che "la scarsa qualità delle presunte circostanze attenuanti per Landrigan gli ha impedito di presentare una richiesta efficace per avere risparmiata la vita".

Quanto possono essere iniqui gli esseri umani. Più recentemente, un altro giudice - quello che originariamente aveva deciso che Landrigan dovesse essere messo a morte - ha rilasciato un affidavit dicendo che non avrebbe mai comminato la pena capitale se avesse conosciuto i suoi problemi mentali.

Nonostante tutto ciò, in molti ritengono ancora che Landrigan dovrebbe essere messo a morte. A quanto pare, tra questi, c'è anche un'azienda britannica anonima. Ieri, il procuratore generale dell'Arizona Terry Goddard, alla richiesta dell'identità del fornitore del sodio thiopenthal ha ammesso che esso era stato importato dalla Gran Bretagna, ma ha rifiutato di fare il nome della società.

Il Giudice Silver ha trovato "sconcertante" che Goddard avrebbe insistito per segretare l'origine delle sostanze usate nell'esecuzione di Jeffrey Landrigan. La scelta delle parole è stata molto accorta, ed è lecito sospettare un giudizio più aspro.

La domanda che viene subito in mente è se sia un crimine per un'azienda britannica trarre profitto da un omicidio: benché le interpretazioni possano essere molteplici, il Regolamento (CE) N. 1236/2005 del Consiglio fa un passo in questa direzione, dichiarando illegale il "commercio di prodotti che potrebbero essere utilizzati per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti".

La valutazione morale di tutto ciò è una questione separata, e il giudizio di Hospira era giusto. Ora che il velo di segretezza è stato squarciato, a questa società britannica anonima dovrebbe essere ricordato che la professione medica si gloria di un giuramento di Ippocrate, e non di un giuramento ipocrita.

(Clive Stafford Smith, The Guardian)