sabato 30 gennaio 2010

In realtà

Tutte queste belle cose che scriviamo sulle elezioni italiane ed europee, io e tutti gli altri, sono in realtà cose futili e senza importanza. Le vere elezioni ci sono già state, le ha vinte la sinistra - Obama in America, i progressisti in India (con una paria eletta vicepresidente), i vari rivoluzionari e riformisti in Sudamerica - e noi siamo ancora qui come tanti polli a guardarci l'ombelico.

Negli anni Trenta l'Europa, con le sue atroci malattie politiche, poteva ancora rovinare il mondo: comandava lei. Adesso può fare al massimo un po' di baccano: il mondo è della Cina, dell'America, del Brasile, dell'India - delle nazioni moderne, territoriali, e non delle nostre piccole, divise e presuntuosissime città-stato. Non faremo un favore a nessuno ammettendo - con degnazione - che forse la razza bianca non è più Razza Superiore. Semplicemente, ci faremo accettare nel mondo, in questi pochi decenni in cui ancora possiamo farlo a buon prezzo.

In Italia, poi, c'è da ridere. La donnetta di Treviso o Varese, rozza e incolta, il borgataro accoltellatore di Torbellamonaca, il borghese palermitano puzzolente di monnezza, decidono la nostra politica coccolati dai nostri "politici" cialtroni il cui massimo scopo nella vita è di trovarsi a cazzo di fuori in qualche villa kitsch con statuette e piscine e un paio di dozzine di giovani e meno giovani bagasce. E là fuori, nel mondo, ci sono l'India e Obama.

(Riccardo Orioles, La catena di San Libero)

giovedì 28 gennaio 2010

Hanno la faccia come il culo/7

Valium Prodi chiede chi comanda nel PDmenoelle. Una domanda retorica, lo sanno tutti che comanda Berlusconi.

D'Alema, Violante e Fassino sono da tre lustri i suoi migliori alleati. Più fedeli della Lega, meno rompicoglioni di Fini, più allineati di Casini. Gli hanno dato tutto: la concessione delle frequenze televisive in cambio dell'uno per cento dei ricavi, non hanno cancellato le leggi ad personam, non sono intervenuti sui conflitti di interessi.


Hanno un presidente pidimenoellino che ha firmato con la velocità di Usain Bolt il Lodo Alfano, lo Scudo Fiscale e la lettera di commemorazione di Bottino Craxi che "Pagò con durezza senza eguali".

D'Alema è stato eletto oggi presidente del Copasir, il premio post primarie di Gianni Letta. Il Pdl non era riuscito a farlo eleggere mister Pesc, responsabile degli esteri per l'Europa, e ha saldato il debito.

(Beppe Grillo)

martedì 26 gennaio 2010

Processo breve

L'agente spinse il ragazzo ammanettato verso lo sportello.
- Immigrazione clandestina.
- Espulsione immediata - disse l'impiegato, senza alzare gli occhi dal computer.
L'agente strattonò il ragazzo, portandolo via.
Un uomo in blu prese il loro posto.
- Stupro.
L'impiegato alzò gli occhi.
- Lei è italiano?
L'uomo in blu mostrò una tessera.
- Onorevole, lei ha esaurito i Buoni Stupro, non è qui che deve rivolgersi, vada allo sportello Immunità a farseli rinnovare. Il prossimo!

Un ometto s'intrufolò.
- Corruzione!
L'impiegato alzò gli occhi al cielo.
- Lo sa benissimò che non è più reato da anni...
- Mi piace sentirmelo ripetere - ridacchiò l'ometto.
- Per favore, non mi faccia perdere tempo... Il prossimo!

Una bionda in occhiali scuri e tacchi armadillo da trenta centimetri caracollò davanti allo sportello.
- L'affettatrice di Sgurgola - annunciò l'agente che l'accompagnava.
- Eh?
- Serial killera. Ha tagliato sette cazzi - l'agente mimò una forbice con le dita - Sei morti, e un superstite che ora si chiama Jessica.
L'impiegato sbuffò.
- Non è più di competenza della Giustizia ordinaria, Bruno Vespa ha avocato tutti i casi di questo genere alla redazione di Porta a Porta - indicò lo sportello in fondo alla sala - vada là per il casting.

La bionda s'allontanò. Alle spalle dell'impiegato comparve, torvo, il supervisore.
- Quasi un minuto a cliente - indicò il cronometro - si rende conto che sta rovinando la media di tutto questo Ufficio Giustizia?
- Associazione mafiosa - disse un tizio tarchiato davanti allo sportello. Gli agenti se ne tenevano a debita distanza.
Il supervisore si dileguò. L'impiegato abbassò gli occhi sulla tastiera.
- Insufficienza di prove...
- Lo so. Sono venuto a ritirare il risarcimento per il danno subito dalla mia reputazione.
L'impiegato digitò in fretta.
- Importo accreditato alle Cayman come da procedura - deglutì.
Osservò con la coda dell'occhio il tarchiato che s'allontanava.

L'agente spinse avanti un ragazzino, dicendo
- Anarcoinzuss... anarcoinsuzz... anarcoinsuzionanismo... - controllò un foglietto - Anarco-Insurrezio-Nalismo - scandì.
- Ho solo scaricato un vecchio pezzo dei Necrodeath!... - protestò il ragazzino. L'impiegato lo guardò con aria schifata.
- Cinque anni.
- Vaffanculo!
- Sei!
- Stronzo passacarte fascista!
- Dieci!

Gli agenti trascinarono via il ragazzino, spingendo al suo posto una ragazza coi capelli velati.
- Clandestina?
- No - L'agente fece una smorfia - sarebbe Italiana, ma occulta la sua identità con un mascheramento sospetto.
- Espulsione immediata.
- Ma io sono nata in Italia!
L'impiegato fece spallucce.
- Sono le norme antiterrorismo.
L'agente indicò il velo.
- Potrebbe nasconderci una bomba là.
- Nei capellli?
L'agente annuì severo.
- Lo fate, lo fate.

La ragazza venne portata via. L'impiegato diede un'occhiata sbieca al cronometro. L'agente disse:
- Rapina.
- Quindici anni.
- Non ci siamo capiti, questa è una rapina - ripetè l'agente, puntandogli la mitraglietta contro - apri la cassa dei risarcimenti in contanti.
- Ma è la sesta volta in un mese... - piagnucolò l'impiegato.
L'agente sorrise.
- Denunciami.

(Alessandra Daniele, Carmilla)

domenica 24 gennaio 2010

Toc toc

Avvenne nei primi anni Sessanta del secolo scorso. Ero andato a Londra per intervistare l'allora Cancelliere dello Scacchiere, un titolo che andrebbe a pennello al nostro Tremonti. Fatta l'intervista, il Cancelliere con grande cortesia mi fece accompagnare da un suo collaboratore alla Camera dei Comuni che avevo espresso il desiderio di visitare.

Andammo a Westminster, visitai l'aula e i suoi dintorni, e il mio esperto accompagnatore mi raccontò alcune curiose liturgie che ancora venivano praticate pur essendo ormai puramente simboliche. La principale riguardava il discorso della Corona, unica occasione in cui la Regina entrava in quell'edificio. La carrozza arrivava a poca distanza da Westminster e un araldo del seguito entrava nell'aula per informare lo "speaker" che sua Maestà veniva a pronunciare il suo discorso. A quel punto lo speaker impartiva con voce stentorea l'ordine di chiudere il gran portone d'accesso.

Eseguito l'ordine, il capo della Guardia reale bussava alla porta e annunciava che sua Maestà chiedeva di entrare e di incontrare "i fedeli Comuni d'Inghilterra". Lo speaker a quel punto ordinava di aprire il portone e la Regina faceva il suo ingresso lasciando la Guardia fuori dalla porta, scortata dalla Guardia della Camera dei Comuni.

Nel Settecento questo era il modo simbolico per dimostrare la separazione dei poteri e l'assoluta indipendenza dei "fedeli Comuni" rispetto al Sovrano. Montesquieu proprio in quegli anni scriveva "L'esprit des lois" che fu la tavola fondativa dello Stato di diritto.

(Eugenio Scalfari)

venerdì 22 gennaio 2010

★ Confesso

Ho ricominciato a giocare a Travian.
Però posso smettere quando voglio.

martedì 19 gennaio 2010

La pena di morte in Arabia Saudita [05]

Il sistema del perdono, grazie al quale i parenti della vittima possono perdonare il colpevole con o senza il pagamento della diya (un compenso in denaro, noto come blood money), sembra non avere una struttura formale e varia da regione a regione.

Nella regione del Makkah, nel 2001, è stata fondata la Commissione per il perdono e la riconciliazione col fine di mediare e facilitare il buon esito delle negoziazioni per il perdono. Grazie a essa più di cento persone sono state salvate dall'esecuzione. In altre zone il sistema varia caso per caso e può essere avviato dalle famiglie, dai capi villaggio o da rappresentanti del governo a livello locale, regionale o nazionale.

La diya non ha un valore prefissato e dipende da molte variabili, tra cui le ragioni e i metodi di esecuzione, lo status della vittima, l'appartenenza della famiglia a un determinato gruppo sociale, gli usi e costumi della regione.

domenica 17 gennaio 2010

Mediaset non è gratuita

Caro [Furio] Colombo, nel rispondere al lettore Piero Cappelli (29/12/2009) lei sembra condividere la tesi, peraltro diffusissima, che le reti Mediaset siano gratuite, contrariamente a quelle della Rai alla quale si paga il tributo/canone.

Non sono affatto d'accordo. Lei trascura l'incidenza della pubblicità sul costo finale dei prodotti. La "gratuità" delle reti Mediaset è pagata da noi con i costi maggiorati dei prodotti. E non mi si venga a dire che anche la Rai fa pubblicità: sfido chiunque a cronometrare gli intervalli pubblicitari della Rai e quelli di Mediaset, sarebbe come paragonare Davide a Golia.

Inoltre, come ha spiegato molto chiaramente il bancarottiere Calisto Tanzi che versò a Berlusconi il 5% del fatturato Parmalat, se si affidava la pubblicità a Mediaset si avevano agevolazioni a livello politico, addirittura Tanzi ottenne la nomina di uomini suoi ai posti apicali di alcune banche. E questo sistema corrotto grava sulle nostre tasche, ma nessuno ce lo spiega.

(Tiziana Gubbiotti, lettera a "Il Fatto Quotidiano" del 6 gennaio 2010)

venerdì 15 gennaio 2010

★ Cartoni inanimati

Nonostante abbia ormai una certa età, continuo a fare merenda tutti i giorni e domenica scorsa, verso le cinque del pomeriggio, ho avvertito il solito languorino. Ho guardato un po' intorno e ho visto il panettone ricevuto in dono dai miei dopo le feste.

Mentre bolliva l'acqua per il tè ho messo la scatola sottosopra per aprirla, ma invece di tirare l'apposita linguetta ho infilato distrattamente la mano sotto uno dei lembi di cartone e l'ho scollato.

Procedendo con attenzione, la confezione di cartone è venuta via tutta intera e una volta aperta completamente ho notato che era un rettangolo: con varie piegature e qualche indentatura, ma né più né meno che un rettangolo. Incuriosito l'ho poggiato per terra facendolo combaciare con i bordi delle mattonelle, ma non riuscendo ancora ad avere un'idea precisa delle sue dimensioni ho preso il righello e l'ho misurato: 75 centimetri il lato lungo, 40 centimetri il lato corto. Una superficie di 0,3 metri quadrati.

A quel punto, invece di provare a valutare quanti panettoni possano essere smerciati in Italia in un anno, mi sono limitato a scalare di un ordine di grandezza: dieci panettoni si portano appresso tre metri quadrati di cartone, plastificato e colorato. Cartone che è finito immediatamente nel cestino: sezione "carta e affini", ma pur sempre nel cestino.

Ora, io sono molto entusiasta dell'abitudine di riciclare che pian piano attecchisce anche in Italia, e visto che conosco il
Secondo principio della termodinamica sono ancora più entusiasta dell'abitudine di riutilizzare. Ma non sarebbe meglio evitare a monte di produrre questo genere di rifiuti? C'è proprio bisogno di confezionare un cazzo di panettone con tutto quel cartone che va dritto al secchio?

mercoledì 13 gennaio 2010

★ Enrico Lett(er)a

Concita De Gregorio, la bravissima direttrice dell'Unità, in un suo post del 7 gennaio dà ampio risalto alla lettera spedita da Enrico Letta al Presidente del Consiglio. Scrive sul suo Blog:

"Il vicesegretario del Pd chiede a Berlusconi di «impegnarsi in prima persona», non solo attraverso i suoi ministri, per accertare la verità sulla morte di Stefano Cucchi".

Ho commentato d'istinto, gentilmente pubblicato dalla redazione:

"L'unica lettera che Letta dovrebbe scrivere è quella di dimissioni dal PD, portandosi appresso D'Alema, Fassino (e consorte), Latorre, Veltroni e Violante. Ma ci vuole coraggio per farlo. E soprattutto ci vuole un lavoro per tirare avanti fino alla pensione da parlamentare".

lunedì 11 gennaio 2010

★ Ninjutsu moderno

Riforma Aliquote Giustizia Giustizia Giustizia Riforma Fisco Giustizia Giustizia Riforma Fisco Giustizia Giustizia Scuola Giustizia Giustizia Giustizia Riforma Fisco Giustizia Scuola Giustizia Giustizia Riforma Aliquote Giustizia Riforma Aliquote Giustizia Giustizia Riforma Fisco Giustizia Scuola Riforma Aliquote Giustizia Scuola Giustizia Giustizia Giustizia Giustizia Riforma Fisco Giustizia Riforma Fisco Giustizia Giustizia Giustizia Riforma Aliquote Giustizia Giustizia Giustizia Giustizia.

[dormi cittadino italiano, cullato dal tuo televisore]

sabato 9 gennaio 2010

★ Lettera a Massimo Rendina

Caro Presidente,

in questi giorni sto leggendo "Non Mollare", il libro curato da Mimmo Franzinelli che raccoglie i numeri dell'omonima rivista clandestina e alcuni saggi di Salvemini, Rossi e Calamandrei. Già dall'introduzione emergono delle analogie inquietanti con quanto sta accadendo oggi nel nostro paese: soffocamento della libertà di stampa, demonizzazione dell'opposizione, intimidazioni alle voci fuori dal coro, uso distorto della giustizia a favore del regìme. A guardar bene mancano solo i pestaggi, che per ora sono riservati a omosessuali, extracomunitari, detenuti.

Volevo chiederle se, per uscire dalla brutta situazione in cui l'Italia è scivolata, secondo lei potrebbe essere praticabile ed efficace la rifondazione del CLN. Una proposta simile ebbe risalto qualche settimana fa, quando fu avanzata nientemeno che da Casini, ma da allora non se ne è più parlato.

È complicato valutare i modi e i tempi della politica standone fuori, e già questo la dice lunga su quanto sia retrocesso il nostro paese nel percorso verso la piena democrazia. Ma francamente non vedo alternative per restituire ai cittadini la possibilità di scegliere il proprio rappresentante alle elezioni; spezzare il conflitto d'interessi; ristabilire il pluralismo televisivo; fare fronte alle ingerenze delle confessioni religiose; porre un freno ai soprusi dei potenti, se non far convergere le forze di opposizione in un unico schieramento, possibilmente sotto la supervisione di personaggi come Zagrebelsky, Onida o Rodotà, e affrontare le elezioni con la Costituzione come programma per ristabilire delle regole uguali per tutti. Solo a questo punto si potrebbe andare di nuovo a votare consentendo ai cittadini di scegliere consapevolmente chi debba rappresentarli in Parlamento.

Cosa ne pensa?

giovedì 7 gennaio 2010

Ai detrattori di Tonino

Il Presidente del Consiglio sostiene di voler riformare innanzi tutto la giustizia per poi intervenire sulla scuola e sul fisco. In un paese normale e in un momento di profonda crisi economica come quella che sta attraversando l'Italia, le priorità dovrebbero essere invertite.

(Antonio Di Pietro)

martedì 5 gennaio 2010

★ Il Fantamorto

Il simpatico Paperogha, sul suo blog, da qualche tempo propone un concorso: indovinare chi morirà durante l'anno alle porte. Il regolamento è semplicissimo e così, dopo un giorno di profonda riflessione, tra un augurio e un esorcismo ho calato la mia decina:

  • Piero Angela
  • Giorgio Bocca
  • George H.W. Bush
  • Andrea Camilleri
  • Francesco Cossiga
  • Maurizio Costanzo
  • Kirk Douglas
  • Carlo Mazzone
  • Adriano Leite Ribeiro (MM)
  • Keith Richards.

Per partecipare c'è tempo fino al 15 gennaio: fossi in voi ci farei un pensierino.

domenica 3 gennaio 2010

Strategie

La tecnica mistificatoria del Governo è ormai chiara: a corollario di ogni manovra infilano una stronzata insostenibile che fa indignare tutti, poi la smentiscono facendoci pure bella figura.

Così si perde la visione d'insieme, delegittimando nel contempo l'opposizione – ammettendo per ipotesi che 1) ci sia un'opposizione e 2) sia possibile delegittimarla più di quanto essa stessa non faccia – che aveva abboccato puntando il dito sulla stronzata in questione.

Per intenderci: è come se uno ti caga in salotto, poi infila nella merda un petardo acceso, poi spegne il petardo e tu gli dici grazie.

(spinoza.it)

venerdì 1 gennaio 2010

★ Le cinque feste più idiote dell'anno

1] Capodanno
2] Immacolata Concezione
3] Festa delle Forze Armate
4] Assunzione/Ferragosto
5] Pasquetta

mercoledì 30 dicembre 2009

La pena di morte in Arabia Saudita [04]

Le persone provenienti da paesi in via di sviluppo del Medioriente, dell'Asia e dell'Africa come Siria, Yemen, Pakistan e Nigeria, sono particolarmente a rischio di esecuzione in Arabia Saudita. La loro è una posizione estremamente vulnerabile nella società, dove sono fortemente discriminati.

Sono due i fattori che alimentano questa situazione: i lavoratori stranieri sono più colpiti dalla segretezza e dalla sommarietà dei processi e hanno meno probabilità di ottenere il perdono; se arrestati, gli stranieri provenienti da determinate nazioni vanno maggiormente incontro alla possibilità di essere indotti a firmare confessioni con l'inganno o con la forza, essendo queste scritte in arabo, lingua che potrebbero non capire.

Gli stranieri sono di frequente torturati o comunque maltrattati e raramente hanno accesso all'assistenza del consolato, dei legali, di amici o familiari (che in molti casi non si trovano nemmeno nel paese). Questo tipo di isolamento fa si che, nella maggior parte dei casi, queste persone non abbiano alcun sostegno nel corso del processo e nella richiesta di commutazione o riduzione della pena.

lunedì 28 dicembre 2009

Momenti straordinari

Questo momento è stato straordinario. Ero lì, immobile e gelato, immerso in un'estasi orribile. Ma nel senso stesso di quest'estasi era nato qualcosa di nuovo: comprendevo la Nausea, ora, la possedevo. A dire il vero, non mi formulavo la mia scoperta. Ma credo che ora mi sarebbe facile metterla in parole. L'essenziale è la contingenza. Voglio dire che, per definizione, l'esistenza non è la necessità. Esistere è esser lì, semplicemente; gli esistenti appaiono, si lasciano incontrare, ma non li si può mai dedurre.

C'è qualcuno, credo, che ha compreso questo. Soltanto ha cercato di sormontare questa contingenza inventando un essere necessario e causa di sé. Orbene, non c'è alcun essere necessario che può spiegare l'esistenza: la contingenza non è una falsa sembianza, un'apparenza che si può dissipare; è l'assoluto, e per conseguenza la perfetta gratuità.

Tutto è gratuito, questo giardino, questa città, io stesso. E quando vi capita di rendervene conto, vi si rivolta lo stomaco e tutto si mette a fluttuare, come l'altra sera al «Ritrovo dei ferrovieri»: ecco la Nausea.

(Jean-Paul Sartre, "La nausea")

sabato 26 dicembre 2009

Revisionismi

Naturalmente, cuore di ogni revisione resta il giudizio sull'antifascismo, e cioè sulle idee fondanti della Repubblica Italiana. Qui si è manifestato con maggior vigore uno dei fenomeni che hanno accompagnato le fortune di Silvio Berlusconi: il "pentitismo" di non pochi esponenti, veri o presunti, della sinistra. Tra i sostenitori del premier si contano a dozzine gli ex comunisti, gli ex antifascisti, gli ex militanti dell'estrema sinistra. Nel campo del revisionismo storico, sono stati costoro a giocare un ruolo fondamentale.

Un caso tipico è quello del giornalista Giampaolo Pansa. Con un passato di antifascista, collaboratore del settimanale di sinistra (più un tempo che oggi) L'Espresso, si è specializzato in volumi, partoriti a getto continuo, sui "crimini" della Resistenza. La documentazione è dubbia o lacunosa, le imprecisioni sono innumerevoli, ogni episodio è isolato dal contesto. Ma ciò non conta, rispetto allo scopo; che non è rivalutare il fascismo, quanto fare tabula rasa di ogni sistema di valori e di ogni valutazione autenticamente storica, sostituita da una sorta di cronaca nera a posteriori.

Un sistema già adottato, da parte della sinistra moderata, nei confronti dei sommovimenti sociali degli anni '70, letti solo in base al concetto di legalità, strappati al quadro temporale, ridotti a fatti di interesse solamente giudiziario – fino ad approdare, nei casi peggiori, alle teorie cospirative che sono il surrogato, in ambito neoliberale, della filosofia della storia.

È triste dirlo, ma la "nuova destra" italiana non sarebbe mai sorta senza il concorso attivo della sinistra.

(Valerio Evangelisti, "L'autunno del patriarca")

giovedì 24 dicembre 2009

Dittatura del proletariato

«"Socializzeremo tutto, eccetto i barbieri"» disse Paolo Ferrero, esausto, posando l'AK 47 su un tavolo del Viminale. «È una frase bellissima. Lenin?» Chiese Oliviero Diliberto, mentre cercava di togliere la polvere dalla divisa grigio verde.
Alle sue spalle Marco Rizzo, suo eterno contestatore, stava posando con precauzione il bazooka. «Ma che stronzata. Lenin non si è mai occupato di barbieri. Sarà un altro teorico.»
«Infatti» sorrise Ferrero. «Si tratta di Mario Tanassi, segretario del Partito Socialdemocratico prima di Mani Pulite.»

«Perché i barbieri no?» chiese Diliberto.
«Tanassi rettificò durante una Tribuna Politica. Anche i barbieri erano da socializzare.»

Il dialogo si svolgeva mentre nelle strade si combatteva ancora. Le milizie del CPO Gramigna avevano ormai preso Montecitorio. Quelle del Crash di Bologna occupavano tutta l'area da ponte Milvio a piazza del Popolo. Il Vittoria di Milano presidiava la stazione Termini. Il colpo di Stato fascista era fallito, si combatteva in ogni città italiana. A tutti era chiaro che a Roma si svolgeva la battaglia decisiva, specie dopo la fuga del Papa ad Avignone.

Nei cortili giungeva il fragore delle fucilazioni. «Questo deve essere Gasparri, oppure La Russa» osservò Ferrero, rassegnato.
«No, è D'Alema» disse secco Ferrando, che entrava in quel momento. «Come ultimo desiderio ha chiesto di avere l'estremo rapporto carnale con Berlusconi. Non è stato possibile accontentarlo.»

Si curvarono tutti sulla carta geografica, come se potesse fornire chissà quali risposte. Ferrero guardò da sotto gli occhiali, che erano scesi sulla punta del naso, come sempre. La forma del suo naso era adatta allo scopo. «Adesso si tratta di realizzare il comunismo. Qualche idea?»
Fernando parlò con sicurezza. «A ciascuno secondo i suoi bisogni, da ciascuno secondo le sue possibilità. È facile.»
«Facile?» Ferrero rialzò gli occhiali. Era la prima volta in vita sua che lo faceva. «Barbieri a parte, chi potrebbe gestire enormi complessi industriali? E le ferrovie? Le telecomunicazioni? Gli impianti siderurgici?»
«Forse dovremmo sentire Toni Negri» propose Sergio Bologna dal fondo della sala. «Lui aveva il merito di idee ben precise.»
Ferrero annuì. «Ottima proposta. Portatemi qua Negri. O magari Casarini.»
Ferrando assunse un'espressione desolata. «Fucilati tutti e due. Pochi minuti fa.»

«Ma perché?»
«Il comitato di salute pubblica li ha definiti deviazionisti. Sostenevano l'assimilazione degli ex ceti medi al proletariato.»
Senza dare nell'occhio, Sergio Bologna infilò la porta.

Ferrero sospirò e scartò la mappa. «Basta. Dobbiamo fare il comunismo. Siamo nella fase transitoria definita "dittatura del proletariato". Non c'è che lo Stato che possa gestire strutture produttive di grande ampiezza. È il socialismo. A ciascuno secondo il suo lavoro, da ciascuno secondo le sue capacità.» Guardò Ferrando. «Dico bene?»
«In teoria si» rispose il leader trotzkista «però sarebbe capitalismo di Stato. Nulla a che vedere con il comunismo.»
«D'accordo, però a chi faremo gestire i grandi impianti?»
«Si può pensare a soviet di lavoratori che eleggano il loro manager.»
«Per un periodo transitorio.»
«Certo, transitorio.»

Si fece avanti Marco Rizzo. «Se permettete, andrebbe individuato un capitalista che guidi mezzi di informazione, attività finanziarie, ma anche sistemi di comunicazione, gruppi assicurativi. Il soviet voterebbe per lui come primo manager, a larga maggioranza. Lo fecero anche in Russia, durante la NEP.»
Ferrero scosse il capo. «Non esiste un tipo così.»
«Sì che esiste» disse Ferrando. «Silvio Berlusconi.»
«Non l'hai già fucilato?»
«No. E lì in cortile che aspetta il plotone d'esecuzione.»
«Portalo qui subito!»

Poco dopo Berlusconi faceva il suo ingresso scortato da due guardie dell'Officina 99 di Napoli. Diliberto gli lanciò un'occhiata carica di disprezzo. L'ex Presidente del Consiglio appariva invecchiato e affaticato: tuttavia non mancava di vivacità.
«Eccolo qua, il fascista.»
«Mai stato fascista, non credete alle calunnie dei giornali.» Berlusconi si frugò sotto la giacca tutta spiegazzata. «Posso anzi mostrarvi la tessera del partito bielorusso Comunisti per la Democrazia, firmata dal compagno Lukashenko in persona.»
«Non ci basta» replicò Diliberto, a muso duro.
«Non siate ingrati. Quando tutti sostenevano che i comunisti non esistevano più, ero l'unico a dire che c'eravate ancora.»
L'osservazione colpì positivamente tutti i presenti. Ferrero finì con l'annuire. «C'è un fondo di verità. Ma non è sufficiente a salvarle la vita.»
Berlusconi non si lasciò smontare. «Cosa diceva il compagno Lenin? Che il comunismo sono i soviet più l'elettrificazione. Voi mettete i soviet io l'elettrificazione. Credetemi, sarò un presidente proletario.»
Ferrando, che sembrava il più perplesso, parve convincersi: si accarezzò la barba che non pettinava da trent'anni.
«Be', si può provare» mormorò.
«Sì, sono d'accordo» disse Rizzo.
Ferrero guardò Diliberto, che gli fece un cenno di consenso. «E sia.»

Chiamò un miliziano del CPO Gramigna. «Metti quest'uomo in libertà. Fallo scendere in cortile.»
«Subito!» Il miliziano accompagnò Berlusconi alla finestra e lo gettò di sotto. Si udirono un urlo e un tonfo.
«Ma che ti prende?» urlarono tutti.
Il miliziano tolse la pistola dalla fondina e la brandì. «Compagni, la dittatura del proletariato è finita. Inizia la fase successiva. Quella dell'estinzione dello Stato.»


(Valerio Evangelisti)

martedì 22 dicembre 2009

Hanno la faccia come il culo/6

Molti di quanti mi danno la solidarietà per quel che sapete mi domandano: "Ma perché l'altra sera, quando Vespa ti ha chiamato per replicare a Bondi e Matteoli che ti additavano come mandante dell'attentato a Berlusconi, hai rifiutato?". Immaginano, gl'ingenui, che io fossi in poltrona a delibarmi "Porta a Porta" e che, appena s'è cominciato a parlare di me, lo squisito conduttore mi abbia raggiunto al telefono per darmi il diritto di replica. Non è così. È bene che si sappia come il signorino intende il "contraddittorio".

Intorno alle 18 mi chiama una redattrice del programma: "Vespa le chiede se vuole intervenire in trasmissione. Sa, si parla di lei, abbiamo trasmesso alcuni stralci del suo Passaparola dal blog di Grillo, ci sono Bondi e Matteoli". Cado dalle nuvole: avranno retrocesso "Porta a Porta" al pomeriggio? No, è tutto registrato. Ciò che si dice nel dibattito lo sanno solo le persone presenti in studio (dove, comprensibilmente, non ho mai avuto la fortuna di metter piede: Vespa dice che preferisce incontrarmi in tribunale, dove – per la cronaca – mi fece una causa e la perse).

Domando alla gentile collega: "A che cosa dovrei replicare, visto che non so che cosa si sta dicendo e quali mie frasi avete estrapolato da mezz'ora di Passaparola?". La giovine è imbarazzata: "Posso riassumere io". Ribatto: "Mi auguro che abbiate montato una delle tante condanne dell'attentato disseminate in tutto il Passaparola onde evitare montaggi tendenziosi. Per il resto, se volete sentirmi, invitatemi in studio, nelle stesse condizioni degli altri ospiti. Per ora, cantatevela e suonatevela da soli".

Scoprirò poi che Vespa mi aveva allestito un processo in contumacia, dal titolo "Di chi la colpa?". Mia, si capisce: per le cose che avrei detto dopo, e non prima dell'attentato.


Chi volesse saperne di più sulla correttezza professionale di questo individuo non ha che da leggere Panorama, house organ della famiglia Berlusconi dove il conduttore più indipendente e imparziale della Rai ha una rubrica fissa, edita dalla Mondadori che gli pubblica i libri e gli mantiene pure il fratello Stefano, mentre nel governo Berlusconi lavora la moglie Augusta Iannini, capufficio legislativo del ministero della Giustizia: tutte le leggi vergogna partorite da Angelino Jolie passano per le auguste manine.

(Marco Travaglio)