mercoledì 13 ottobre 2010

Troy Davis

Troy Davis, afro-americano, è stato condannato a morte per l'omicidio dell'agente di polizia Mark MacPhail, bianco, avvenuto nel 1989 a Savannah, Georgia. Troy Davis si è sempre dichiarato innocente.

Il processo si è basato interamente su deposizioni, rilasciate a seguito di pressioni esercitate dalla polizia, con notevoli incongruenze e successivamente ritrattate. Dei nove testimoni che hanno accusato Troy Davis, sette hanno cambiato la propria versione dei fatti denunciando pressioni da parte della polizia affinché firmassero dichiarazioni contro l'imputato. Degli altri due, uno è l'altro sospettato che ha consegnato Davis alla giustizia, e il secondo ha dichiarato di essere certo solo del colore della maglietta indossata dall'assassino. Non esiste un corpo del reato che lo colleghi al crimine e l'arma usata per l'omicidio non è mai stata ritrovata.

Troy Davis si trova nel braccio della morte da quasi venti anni, durante i quali è arrivato per ben tre volte a un passo dall'esecuzione, vedendosi negare ripetutamente la possibilità di presentare nuove testimonianze che avrebbero potuto scagionarlo dall'accusa di omicidio.

Il 17 agosto del 2009, la Corte suprema USA ha finalmente concesso a Troy Davis un'udienza probatoria che si è svolta dieci mesi dopo, il 23 e il 24 giugno 2010, dinanzi al giudice William Moore della Corte distrettuale del Sud della Georgia. Secondo la decisione della Corte suprema, lo scopo dell’udienza era di "ascoltare testimonianze ed effettuare accertamenti per stabilire se le prove, che non erano state ottenute al tempo del processo, potessero dimostrare chiaramente l'innocenza del richiedente". Troy Davis è un presunto colpevole e come tale ha l'onere di "dimostrare chiaramente la sua innocenza". L'udienza probatoria non è un nuovo processo nell'ambito del quale Davis potrebbe godere della presunzione di innocenza, lasciando allo Stato l'onere di dimostrare, oltre ogni ragionevole dubbio, la sua colpevolezza alla giuria.

Dopo aver ascoltato diversi testimoni, il giudice Moore ha ordinato allo Stato della Georgia e agli avvocati di Troy Davis di presentare le rispettive memorie entro il 7 luglio scorso. Il 24 agosto 2010, il giudice Moore ha stabilito che Davis non è riuscito a dimostrare chiaramente la propria innocenza, sebbene lo stesso giudice abbia anche ribadito nella sua decisione che è incostituzionale mettere a morte una persona innocente. Dal punto di vista legale, il caso di Davis è molto complesso ed è probabile che i suoi avvocati riescano a ricorrere in appello, nonostante la decisione del giudice Moore apra la strada alla possibilità che venga fissata in breve tempo una quarta data di esecuzione.

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5 commenti:

  1. E il tartassamento mediatico!???
    Ah vero....a che serve...gli stati uniti non hanno bisogno di una scusa per bombardarsi.

    Che vomito.

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  2. Sabato scorso ho parlato con una ragazza del Massachusetts, negli USA la pena di morte è talmente consolidata che non sanno nemmeno chi sia Troy Davis.

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  3. Verissimo Linda, gli USA sono una delle scuse più grosse che hanno tanti altri paesi per comminare condanne a morte.

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