sabato 6 novembre 2010

Elie Wiesel: la Pena di morte non è la risposta

Il Dr. William Petit non ha partecipato alla lezione di Elie Wiesel sulla Pena di morte, ma martedì, alla Wesleyan University (Connecticut), per qualche minuto, il sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti ha parlato come se l'uomo che ha perso la moglie e le figlie nell'aggressione alla propria casa presso Cheshire fosse il suo unico spettatore.

"La tua ferita è aperta", ha detto Wiesel. "Non si rimarginerà. Sei in lutto, come posso non sentire il dolore del tuo cordoglio? Eppure la morte non è la risposta".

L'ottantaduenne premio Nobel per la Pace, scrittore e attivista per i diritti umani, ha detto che se la pena di morte potesse portare indietro le vittime forse cambierebbe opinione. Egli ha convenuto che gli assassini debbano essere puniti più severamente degli altri prigionieri. "Dovrebbero essere condannati ai lavori forzati", ha detto.

"La morte non è la risposta" è diventato il ritornello di Wiesel mentre si chiedeva cosa si potrebbe fare per aiutare i sopravvissuti ai crimini violenti, "in modo che le famiglie non si sentano prese in giro dalla legge".

Nato in Romania, Wiesel ha parlato a pieno titolo, avendo perso entrambi i genitori e una sorella nei campi di sterminio nazisti. Fuggì da Buchenwald nell'aprile del 1945, quando fu liberato dai soldati della Sesta Divisione Corazzata dell'esercito degli Stati Uniti. "So cosa significa", ha detto. "Conosco il dolore di chi sopravvive. Credetemi, io so cosa significa".

Wiesel ha parlato nella Memorial Chapel dell'Università, davanti a circa quattrocento studenti, professori e altri ospiti. In un linguaggio semplice e poetico, contraddistinto nella cadenza dalle sue origini est-europee, ha difeso la propria posizione contro la Pena di morte attraverso dei racconti del passato. Nella vicenda biblica di Caino e Abele, i due figli di Adamo, si dice che dopo aver ucciso il fratello Caino abbia chiesto a Dio, che si domandava dove si trovasse Abele: "Sono forse il guardiano di mio fratello?". "Penso che abbia voluto insegnarci che chi uccide, uccide suo fratello", ha commentato Wiesel.

In Israele, dove non c'è la Pena capitale, la cattura del criminale di guerra nazista Adolf Eichmann nel 1960 pose un dilemma. Una persona che ha organizzato lo sterminio di milioni di esseri umani dovrebbe essere messa a morte? "Fortunatamente non hanno chiesto la mia opinione", ha detto Wiesel, suscitando delle risate. Eichmann venne impiccato nel 1962, ma fu un'eccezione. "La legge resta legge", ha detto Wiesel. "Anche quando dei terroristi hanno ucciso centinaia di persone, neanche uno di loro è stato messo a morte".

L'intervento di Wiesel, durato circa un'ora, è stato segnato da due standing ovation da parte degli studenti e degli ospiti che avevano mandato a ruba i biglietti dopo poche ore dall'annuncio della sua visita. Verso la fine della lezione, qualcuno ha chiesto: "Cosa succederà quando non ci saranno più sopravvissuti alla Shoah?". Wiesel ha risposto che spera di non essere l'ultimo. Ed ha aggiunto che la Shoah non sarà dimenticata. "Credo con tutto il cuore", ha detto, "che ascoltare un sopravvissuto, ascoltare un testimone, significhi diventare testimoni noi stessi".

(Karen Florin, The Day)

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