sabato 25 dicembre 2010

Bad Mother Fuckers

D'Alema e Berlusconi la pensano allo stesso modo: la magistratura è pericolosa. I dispacci dell'ambasciata Usa, diffusi da Wikileaks, confermano l'esistenza di un inciucio tra centrodestra e centrosinistra, sospetto che insegue D'Alema dai tempi della Bicamerale del 1997.

L'ex ambasciatore americano a Roma, Ronald Spogli, racconta che D'Alema, da Ministro degli Esteri nel 2007 gli ha confessato che "la magistratura è la più grande minaccia per lo Stato italiano". Il giudizio, contenuto in un cablogramma del 3 luglio 2008, è lo stesso che avrebbe potuto esprimere Berlusconi in persona. Che infatti definisce la magistratura "il più grande problema dell'Italia", secondo quanto rivelato dal successore di Spogli, David Thorne, in un dispaccio dell'1 gennaio 2010.

Il parere di D'Alema risale al 2007, quando al governo era il centrosinistra. Il 20 luglio di quell'anno il gip di Milano, Clementina Forleo, chiede alle Camere l'autorizzazione a utilizzare le intercettazioni in cui i "furbetti del quartierino" parlano delle scalate bancarie con D'Alema, Piero Fassino e Nicola Latorre. Telefonate in cui D'Alema incita l'ex numero uno di Unipol Giovanni Consorte impegnato nella scalata alla Bnl: "Facci sognare". Mentre Fassino chiede conferma: "Abbiamo una banca?".

Nel 2007 il governo Prodi propone il ddl Mastella. Un disegno di legge per limitare l'uso delle intercettazioni e la loro pubblicazione: l'antenato della legge bavaglio targata Berlusconi.

(Luigi Franco, Il Fatto Quotidiano)

giovedì 23 dicembre 2010

L'uomo che brucia

Durante la vostra manifestazione sono stati bruciati alcuni oggetti, e dopo pochi giorni contro di voi si stanno già preparando nuove leggi speciali. Ai responsabili del rogo della fabbrica Thyssen Krupp, nel quale morirono bruciati sette operai, dopo tre anni si stanno appena cominciando ad applicare le vecchie leggi normali. Per quegli oggetti bruciati, avete già subito un'infinita sequela di violente condanne morali, sociali e politiche. I responsabili della strage ferroviaria di Viareggio, nella quale morirono bruciate trentadue persone, non ne hanno ancora subita nemmeno una penale. Uno di loro è stato anche nominato cavaliere, titolo particolarmente significativo nel vostro paese.

(Alessandra Daniele, Carmilla)

mercoledì 22 dicembre 2010

La lotta agli sprechi della Gelmini

La lotta agli sprechi, ai troppi assunti, agli stipendi clientelari che fagocitano tutte le risorse? Su questo punto è difficile rimanere calmi. Il maggior spreco clientelare nella storia della scuola pubblica, il più costoso degli ultimi vent'anni, è stata l'assunzione di massa di ventimila insegnanti di una materia facoltativa, la religione, decisa da un governo Berlusconi per garantirsi l'appoggio dei vescovi. Spreco, vergogna, insulto alla Costituzione e alla meritocrazia, visto che gli insegnanti di religione non debbono affrontare un concorso, ma soltanto essere segnalati dalla curia.

(Curzio Maltese, repubblica.it)

lunedì 20 dicembre 2010

Idee brillanti

«Sono un ex iscritto e tra poco sarò un ex elettore» (Francesco). «Ma Fini è di destra! Come è possibile anche solo pensare a un'alleanza con lui?» (Michele). «Stasera restituisco la tessera» (Francesca). «Così non andiamo da nessuna parte, anzi sì: al suicidio» (Chiara). «Mi domando cosa avete nel cervello. Ma davvero le partorite voi queste cavolate? Andatevi a nascondere e non fatevi più rivedere!» (Gianni). «Cacchio, ma si può?» (Gian Piero). «Se succede, lascio il partito in un secondo» (Gianluca). «Bersani fa bene, sono d'accordo con lui» (Fassina, ma forse è la sorella dell'ex segretario). «Cioè, fatemi capire: dovrei scegliere alle prossime elezioni fra Fini e Berlusconi?» (Alessandro). «Dopo la fatica che abbiamo fatto a liberarci di Binetti e Rutelli, paffete che ci ritroviamo a subire i loro veti!» (Monica). «State ancora una volta riuscendo a rivitalizzare Berlusconi. Sono allibito» (Stefano). «Ero un ventenne che aveva trovato una piccola speranza. Ora lei me l'ha spenta di nuovo. Grazie, segretario» (Riccardo). «D'ora in poi come inizierà i suoi comizi? Cari democratici, cari compagni, cari camerati?» (Concita). «Grazie a tutti quelli che stanno commentando l'intervista» (Pier Luigi Bersani). «Segretario, tu ci ringrazi, ma i commenti li leggi o guardi solo le figure?» (Monica).

(commenti sul sito del PD all'intervista in cui Bersani liquida le primarie e annuncia di volersi alleare con Fini e Casini anziché far fronte comune con Vendola e Di Pietro, raccolti da Gramellini sul suo Buongiorno)

domenica 19 dicembre 2010

Io le credo

Alice, studentessa di Scienze politiche alla "Sapienza", i capelli lisci di un nero corvino, gli occhi vispi, l'accento sardo addolcito in cinque anni da fuorisede, si accarezza l'ematoma violaceo che le gonfia lo zigomo e la palpebra destra. Sorride: "Non è qui che ho preso le manganellate. Quelle me le hanno date alla schiena e alla testa. Però mi hanno spiegato che dopo un po' l'ematoma scende...".

Le manca una scarpa da martedì ("l'ho persa cadendo"). Ha fame e freddo. "Abbiamo passato la notte in via Patini, dove fanno il fotosegnalamento. Ci hanno messo in uno stanzone senza una sedia o una panca in cui hanno tenuto sempre aperte le finestre. Niente da mangiare, niente da bere".

Non riesce a dimenticare le parole di quando è stata caricata sul pavimento del cellulare dopo l'arresto: "Ci hanno legato i polsi con le stringhe di plastica e un poliziotto ci ha detto che ci avrebbero fatto vedere cosa era successo a Bolzaneto. Finché non è arrivato un superiore che ha ordinato di non toccarci".

Anche al commissariato "Trevi" ci sono stati momenti complicati. Alice ha una smorfia di pudore: "Diciamo che non ho voglia di ripetere cosa mi ha detto uno degli agenti che ci sorvegliavano".

venerdì 17 dicembre 2010

Le parole per dirlo/4

Berlusconi ha fatto tutto questo - immaginate quanto gli è costato, perché ne ha dovuti comprare parecchi [di voti alla Camera], eh, stiamo parlando almeno di una quindicina - perché deve restare a Palazzo Chigi, e perché deve restare ossessivamente a Palazzo Chigi?

L'ha spiegato Fini ieri nell'intervista a Lucia Annunziata, avendo il coraggio di dire quello che tutti sanno in Parlamento, ma nessuno ha mai il coraggio di dire, ossia che Berlusconi deve restare a Palazzo Chigi per il legittimo impedimento, perché se il Premier è un altro e lui non fa quantomeno il Ministro non c'è legittimo impedimento, perché il legittimo impedimento è riservato al Premier o ai Ministri, quindi va nuovamente sotto processo.

Anche se la Corte Costituzionale dovesse ritenere legittimo il legittimo impedimento lui non ne avrebbe più diritto, perché non sarebbe più né Premier né Ministro, è per quello che vuole restare lì, non perché abbia paura delle speculazioni finanziarie o perché deve fare le grandi opere o il federalismo fiscale, sono tutte stronzate: vuole rimanere lì per salvarsi le chiappe dai processi ed è incredibile che sabato alla manifestazione del PD non abbia avuto il coraggio di dirlo nessuno, per cui abbiamo dovuto aspettare Fini per sentircelo dire papale papale.

(Marco Travaglio, Passaparola)

mercoledì 15 dicembre 2010

Attenti ai Black bloc!

Oggi Berlusconi ha stuprato per l'ennesima volta la nostra fragile democrazia e come al solito non ha usato nemmeno il preservativo, mandando a schermi unificati la corruzione di alcuni deputati dell'opposizione. Che in una situazione del genere molti evochino i Black Bloc, rende perfettamente la misura del disastro morale e culturale che ha investito questo paese.

(Mazzetta qui)

lunedì 13 dicembre 2010

★ That's all folks

(in fondo lo sfacelo dell'Italia è tutto qui)

sabato 11 dicembre 2010

★ Piovono rane

Secondo me questo è il vero modo di fare giornalismo.

giovedì 9 dicembre 2010

Irrationality in argument

Proprio quando ci sembra che ogni speranza sia persa, accade un miracolo. La gente dimostra di voler vedere dove punta l'ago della bussola, di aver fame di Verità. Ed ecco la Verità che la libera dalle manipolazioni, che le toglie l'anello dal naso. Siano benedetti i profeti della Verità, i suoi martiri, i Voltaire e i Galileo, i Gutenberg e gli Internet, i serial killer delle illusioni, quei brutali e ossessivi minatori della realtà, che distruggono ogni marcio edificio fino a ridurlo a rovine su cui seminare il seme del nuovo.

(Julian Assange dal Blog di Piergiorgio Odifreddi)

martedì 7 dicembre 2010

Oggi le comiche

È una lingua affascinante, l'arabo; piena di sfumature e anche di insidie. In più, come accade per l'italiano, i dialetti possono confondere l'interlocutore. E pare sia andata proprio così per la frase in arabo divenuta fulcro dell'inchiesta sulla sparizione di Yara. È bastata una rilettura più attenta e quell'«Allah mi perdoni, non ho ucciso nessuno» si è trasformata in «Mio Dio, mio Dio, fa' che risponda» con evidente allusione a una persona che non si decideva ad alzare il telefono. Solo che tra la prima e la seconda versione ballano la libertà di Mohamed Fikri e il destino dell'inchiesta per sequestro di persona, omicidio e occultamento di cadavere.

(avanzo un'ipotesi: la traduzione è stata fatta da qualcuno assunto a lavorare solo perché figlio di un dipendente)

giovedì 2 dicembre 2010

Ubi maior

Eymerich si raddrizzò. Fece un sorriso freddo. – E io vi rammento, signore, che l'editto di Filippo di Valois del 1329 fa obbligo a tutti i duchi, conti, baroni, siniscalchi, balivi, prevosti, vicari, castellani, sergenti e altri amministratori della pubblica giustizia del regno di Francia di obbedire agli inquisitori, fornendo loro salvacondotti, aiuto e protezione, pena la decadenza dalla loro carica. Se mi vedete armato è perché avete omesso di fornire una scorta all'Inquisizione di Castres, esponendola agli oltraggi del volgo e degli eretici. Ciò vi rende sospetto di eresia, ma non chiederò la vostra destituzione. Mi limito a chiedervi di adempiere i vostri doveri, fornendomi non meno di sei servitori armati. Così non sarò più costretto a girare con una spada in pugno.

(Valerio Evangelisti, "Il corpo e il sangue di Eymerich")

martedì 30 novembre 2010

Sinking in the rain

In una nave che affonda gl'intellettuali sono i primi a fuggire. Subito dopo i topi e molto prima delle puttane.

(Vladimir Majakovskij, 1893-1930)

venerdì 26 novembre 2010

★ Amara terra mia

- Senti un po', tu che sei Pugliese, com'è Nichi Vendola?
- È ricchione!
- Ho capito, non intendevo in quel senso. Ho amici in Puglia che ne parlano molto bene, dicono che la regione è migliorata, visto che sei Pugliese anche tu volevo sapere la tua: com'è Nichi Vendola?
- È ricchione.

lunedì 22 novembre 2010

★ Onboard

- Newspapers?
- Yes, do you have La Repubblica?
- It's finished, do you want Il Sole 24 ore?
- No, thank you.
- Se vuoi appena ho finito ti presto Il Corriere della Sera.
- No, grazie, quello è buono per incartarci il pesce.

sabato 20 novembre 2010

Chi domanda comanda

Un recente sondaggio mostra come gli elettori degli Stati Uniti non considerino la Pena di morte un saggio impiego del denaro dei contribuenti. Dai risultati emerge anche che la maggior parte degli elettori degli Stati Uniti non ritiene la Pena di morte la punizione più appropriata per l'omicidio.

Pubblicato oggi [16 novembre] dal Death Penalty Information Center, per questo
studio completo riguardante la posizione dei cittadini sulla Pena di morte è stato preso in esame un campione di 1.500 votanti.

Nel sondaggio, come punizione più adeguata per l'omicidio, il 61% dei votanti preferisce misure alternative alla Pena di morte (il 39% è a favore del carcere a vita senza possibilità di rilascio sulla parola più un'ammenda in favore della famiglia della vittima, il 13% del carcere a vita senza possibilità di rilascio sulla parola e il 9% del carcere a vita con possibilità di rilascio sulla parola).

Alla richiesta delle personali priorità sull'uso dei fondi pubblici, la Pena di morte è finita in fondo alla lista. Tra le priorità principali sono stati indicati: servizi di soccorso, creazione di posti di lavoro, polizia e prevenzione della criminalità, scuole e biblioteche, servizi pubblici di assistenza sanitaria, strade e trasporti.

Nei sondaggi in cui ci si limita a chiedere se le persone sono favorevoli o contrarie alla Pena di morte, in genere emerge una maggioranza a sostegno della Pena capitale; ma è chiaro che quando sono incluse vere alternative - pene diverse e usi differenti delle risorse pubbliche - questo sostegno crolla.

Il sondaggio rivela anche che la maggior parte degli elettori (62%), o non è interessata a come i loro rappresentanti si esprimono sulla Pena di morte, o sarebbe pronta a sostenere un legislatore che abbia votato per abrogare l'uso della Pena capitale nel rispettivo stato.

Così i legislatori che ora stanno valutando l'abolizione della Pena di morte in Illinois, e quelli eletti in vari altri stati destinati a fare lo stesso nel 2011, possono farsi coraggio e votare per la fine delle esecuzioni in tutta serenità.

giovedì 18 novembre 2010

La metamorfosi

Riassunto delle puntate precedenti

A furia di identificarsi ossessivamente col suo uccello, nonostante settantaquattro anni e un paese da governare, Silvio B. si sveglia una mattina con la faccia da cazzo. Una mutazione kafkiana dai risvolti drammatici: il mutato infatti non ne è consapevole e il suo fedele domestico Bondi, per evitargli traumi devastanti a una certa età, non ha il coraggio di rivelare al suo dominus che ha una faccia un po' così, da cazzo, appunto, alla vigilia di grandi eventi politici.

(Stefano Disegni, Il Fatto Quotidiano)

martedì 16 novembre 2010

La pena di morte in Mongolia [News 01]

Il rappresentante della Mongolia ha affermato che, fino ad oggi, la Mongolia ha votato contro la risoluzione in quanto paese mantenitore della Pena capitale. Tuttavia, quest'anno, il Presidente ha istituito una moratoria sull'uso della Pena di morte in virtù della sua autorità di concedere la grazia. Egli ha indicato questa decisione come primo passo verso l'abolizione della Pena capitale. Inoltre è al vaglio del Parlamento una proposta di aderire al Protocollo sui diritti civili e politici, che ha per obiettivo proprio l'abolizione della Pena di morte. La Mongolia ha votato a favore del progetto di risoluzione in esame.

domenica 14 novembre 2010

Un nuovo farmaco letale in Oklahoma

Lo stato dell'Oklahoma ha recentemente presentato una istanza presso una Corte federale per chiedere che il penthobarbital, un anestetico usato per abbattere gli animali, sia ammesso in sostituzione del sodio thiopental nelle iniezioni letali. All'inizio di quest'anno, Hospira Inc., unico produttore certificato statunitense del sodio thiopental, ha annunciato di aver cessato la produzione del farmaco a causa della carenza di uno dei componenti costitutivi. Tale carenza ha costretto l'Oklahoma e altri stati a ritardare le esecuzioni e a cercare altri produttori della sostanza.

Gli avvocati di John David Duty, la cui esecuzione in Oklahoma è prevista per il 16 dicembre, hanno sollevato interrogativi sul penthobarbital affermando che, a tutt'oggi, "non è testato, è potenzialmente pericoloso e il suo uso potrebbe risolversi in un atto di tortura".

Gli sforzi per ottenere il sodio thiopental da altre fonti hanno dato vita a dispute legali in tutto il paese. Alcuni esperti ritengono che i detenuti siano sottoposti a un maggior rischio di provare forti dolori durante le esecuzioni qualora gli stati usino farmaci importati o non testati. Una sostanza proveniente dall'estero infatti potrebbe essere meno potente rispetto a quelle locali. Gli avvocati della difesa sostengono inoltre che il personale carcerario potrebbe non adottare misure adeguate per il trasporto del farmaco, esponendolo, per esempio, ad escursioni termiche che potrebbero limitarne l'efficacia.

Stephen Friot, Giudice federale di Oklahoma City, dovrebbe esaminare la relazione durante la prossima settimana. Ogni stato tende ad adottare i metodi di esecuzione usati dagli altri: se approvato, il penthobarbital potrebbe diventare il nuovo standard per le iniezioni letali in tutto il paese.

Il Dr. A. Jay Chapman, l'ex esaminatore medico dell'Oklahoma che nel 1970 ha sostenuto il thiopental come sostanza adatta alle iniezioni letali, recentemente ha espresso il proprio disinteresse in merito: "Se (i detenuti messi a morte) provano un po' di dolore nel lasciare questo mondo, per me non è motivo di grande preoccupazione".

mercoledì 10 novembre 2010

La vera prigione

Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un'intera generazione
E' il poliziotto che corre all'impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L'inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
È questo
È questo
È questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.

(Ken Saro-Wiwa, 1941-1995)

martedì 9 novembre 2010

Un eroe dei nostri tempi

Novembre 1995: ero a Città del Capo, quando giunse la notizia della condanna all'impiccagione, dopo un processo vergognosamente truccato, del grande scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Vi fu una mobilitazione di politici e intellettuali in tutto il mondo per salvarlo. Il presidente Mandela telefonò invano al suo collega nigeriano, il feroce dittatore generale Abacha. Ken Saro-Wiwa venne impiccato il 10 novembre, in circostanze terrificanti: la corda gli scivolava attorno al collo, e venne fatto più di un tentativo. Il corpo fu gettato in una fossa comune. Aveva 55 anni.

Fui sconvolto. Ken era un mio amico, tanto fermo nel suo impegno politico a favore degli Ogoni, popolazione del Delta del Niger vessata dalle compagnie petrolifere che vi operavano con la complicità dei vertici politici, quanto amabile e squisito. Ma soprattutto veniva unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi scrittori africani.
(Ken Saro-Wiwa nel ricordo di Claudio Gorlier)

Ken Saro-Wiwa fu impiccato insieme a otto suoi compagni dell'organizzazione MOSOP solo perché cercava di difendere pacificamente la causa del suo popolo, gli Ogoni, vittima dei terribili impatti socio-ambientali che troppo spesso le attività di estrazione petrolifera portano con sé nel Sud del mondo. Ancora oggi nella regione del Delta del Niger si continua ad inquinare l'ambiente e a violare i diritti umani nel nome dell'oro nero.

Il 10 novembre, Amnesty International, Aktivamente, Amisnet, Campagna per la riforma della Banca mondiale, Isola Quassud, Mani Tese, Servizio Civile Internazionale, Radio Popolare Roma e Brancaleone promuovono una serata di omaggio al grande scrittore, poeta e attivista a quindici anni dalla sua esecuzione da parte del governo nigeriano.

Tutte le info qui.

lunedì 8 novembre 2010

Sembrare ottimisti

Most Italians thought Silvio Berlusconi could not drag their country's reputation any lower.

(The Daily Telegraph online)

sabato 6 novembre 2010

Elie Wiesel: la Pena di morte non è la risposta

Il Dr. William Petit non ha partecipato alla lezione di Elie Wiesel sulla Pena di morte, ma martedì, alla Wesleyan University (Connecticut), per qualche minuto, il sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti ha parlato come se l'uomo che ha perso la moglie e le figlie nell'aggressione alla propria casa presso Cheshire fosse il suo unico spettatore.

"La tua ferita è aperta", ha detto Wiesel. "Non si rimarginerà. Sei in lutto, come posso non sentire il dolore del tuo cordoglio? Eppure la morte non è la risposta".

L'ottantaduenne premio Nobel per la Pace, scrittore e attivista per i diritti umani, ha detto che se la pena di morte potesse portare indietro le vittime forse cambierebbe opinione. Egli ha convenuto che gli assassini debbano essere puniti più severamente degli altri prigionieri. "Dovrebbero essere condannati ai lavori forzati", ha detto.

"La morte non è la risposta" è diventato il ritornello di Wiesel mentre si chiedeva cosa si potrebbe fare per aiutare i sopravvissuti ai crimini violenti, "in modo che le famiglie non si sentano prese in giro dalla legge".

Nato in Romania, Wiesel ha parlato a pieno titolo, avendo perso entrambi i genitori e una sorella nei campi di sterminio nazisti. Fuggì da Buchenwald nell'aprile del 1945, quando fu liberato dai soldati della Sesta Divisione Corazzata dell'esercito degli Stati Uniti. "So cosa significa", ha detto. "Conosco il dolore di chi sopravvive. Credetemi, io so cosa significa".

Wiesel ha parlato nella Memorial Chapel dell'Università, davanti a circa quattrocento studenti, professori e altri ospiti. In un linguaggio semplice e poetico, contraddistinto nella cadenza dalle sue origini est-europee, ha difeso la propria posizione contro la Pena di morte attraverso dei racconti del passato. Nella vicenda biblica di Caino e Abele, i due figli di Adamo, si dice che dopo aver ucciso il fratello Caino abbia chiesto a Dio, che si domandava dove si trovasse Abele: "Sono forse il guardiano di mio fratello?". "Penso che abbia voluto insegnarci che chi uccide, uccide suo fratello", ha commentato Wiesel.

In Israele, dove non c'è la Pena capitale, la cattura del criminale di guerra nazista Adolf Eichmann nel 1960 pose un dilemma. Una persona che ha organizzato lo sterminio di milioni di esseri umani dovrebbe essere messa a morte? "Fortunatamente non hanno chiesto la mia opinione", ha detto Wiesel, suscitando delle risate. Eichmann venne impiccato nel 1962, ma fu un'eccezione. "La legge resta legge", ha detto Wiesel. "Anche quando dei terroristi hanno ucciso centinaia di persone, neanche uno di loro è stato messo a morte".

L'intervento di Wiesel, durato circa un'ora, è stato segnato da due standing ovation da parte degli studenti e degli ospiti che avevano mandato a ruba i biglietti dopo poche ore dall'annuncio della sua visita. Verso la fine della lezione, qualcuno ha chiesto: "Cosa succederà quando non ci saranno più sopravvissuti alla Shoah?". Wiesel ha risposto che spera di non essere l'ultimo. Ed ha aggiunto che la Shoah non sarà dimenticata. "Credo con tutto il cuore", ha detto, "che ascoltare un sopravvissuto, ascoltare un testimone, significhi diventare testimoni noi stessi".

(Karen Florin, The Day)

giovedì 4 novembre 2010

Una volta sul Corriere ci scriveva Pasolini

Ma non ho mai pensato, a differenza di altri, che i suoi governi fossero inetti e impotenti. Mi sarebbe sembrato assurdo ignorare i risultati della lotta contro la criminalità organizzata, la riforma universitaria del ministro dell'Istruzione, gli entusiastici furori riformatori del ministro della Funzione pubblica, i passi compiuti sulla strada del federalismo fiscale, le missioni militari all'estero, l'attenzione dedicata ai problemi dell'energia, il progetto sulla legislazione del lavoro, la maggiore sensibilità per le opere pubbliche, certi interventi della Protezione civile, il recupero dell'evasione fiscale, la prudenza e l'abilità con cui è stata affrontata la crisi del credito. So che il bilancio deve tenere conto anche delle molte cose promesse e non fatte o fatte male. Ma se mi guardo attorno e confronto la politica italiana con quella di altri Paesi dell'Unione europea, non mi sembra che l'Italia, quando la partita si gioca sulle cose fatte e da fare, sia rimasta indietro.

(Sergio Romano su Berlusconi, corriere.it)

martedì 2 novembre 2010

Iwao Hakamada

Iwao Hakamada è rinchiuso nel braccio della morte dal 1968. Al termine di un processo irregolare, è stato condannato per l'omicidio, avvenuto nel 1966, del proprietario della fabbrica per la quale lavorava, della moglie di lui e dei due figli della coppia.

L'omicida ha prima accoltellato tutti i membri della famiglia e successivamente ha dato fuoco alla casa in cui abitavano. Dopo venti giorni di interrogatori condotti dalla polizia, senza essere assistito da un avvocato, Hakamada ha confessato di essere l'autore del crimine. In seguito ha ritrattato e, durante il processo, ha dichiarato di essere stato percosso e minacciato dalla polizia che lo ha obbligato a firmare la confessione. Hakamada sostiene che la polizia l'abbia afferrato ripetutamente per i capelli e l'abbia schiaffeggiato durante gli interrogatori che duravano anche dodici ore al giorno.

Ciononostante è stato giudicato colpevole e condannato a morte nel 1968. I suoi appelli sono stati respinti dall'alta Corte di Tokyo nel 1976 e dalla Corte suprema nel 1980. Ugualmente sono state respinte le richieste per ottenere un nuovo processo dalla Corte distrettuale di Shizuoka nel 1994, dall'alta Corte di Tokyo nel 2004 e dalla Corte suprema il 24 marzo 2008. Nell'aprile del 2008 gli avvocati della difesa hanno presentato alla Corte distrettuale di Shizuoka un altro appello.

Nel 2007, Kumamoto Norimichi, uno dei giudici che ha condannato a morte Hakamada, ha dichiarato pubblicamente di ritenere che l'uomo sia innocente e di averne discusso, durante il processo, con gli altri due giudici che però al momento del voto lo hanno messo in minoranza.

Si ritiene che Hakamada sia stato condannato a morte prevalentemente sulla base di una confessione estorta con l'uso della forza. Un elemento chiave delle prove contro di lui è costituito da alcuni vestiti macchiati del sangue delle vittime ritrovati abbandonati, presso la fabbrica nella quale lavorava, in una cisterna contenente miso liquido. Sebbene fossero di misura troppo piccola per la corporatura di Hakamada, l'accusa li considera importanti poiché ritiene possibile si siano ristretti mentre si trovavano immersi nella cisterna. Secondo l'avvocato della difesa, il coltello che si ritiene Hakamada abbia usato per commettere gli omicidi è troppo piccolo per poter provocare ferite mortali, e la porta dell'abitazione attraverso la quale si pensa l'omicida sia entrato e uscito era chiusa a chiave.

Hakamada è tra i condannati rinchiusi da maggior tempo nel braccio della morte e soffre di disabilità mentale provocata dalle condizioni detentive che includono l'isolamento e la mancanza di comunicazione con gli altri detenuti. La sua esecuzione potrebbe avvenire in qualsiasi momento.

Sostieni Iwao Hakamada qui.

sabato 30 ottobre 2010

★ Una domanda a Giorgio Napolitano

Signor Presidente,

come ci si sente ad aver nominato Capo del Governo Silvio Berlusconi?

La mia conoscenza del Diritto costituzionale è molto modesta, ma fossi in lei farei carte false per rimuovere da Palazzo Chigi - negandogli nel contempo qualsiasi altra carica pubblica - un individuo che ci insozza tutti, come Italiani e come persone.

giovedì 28 ottobre 2010

Fare affari con la morte

Ci sono molti Americani che pensano che Jeffrey Landrigan avrebbe dovuto essere giustiziato alle 10 di oggi [26 ottobre], ora locale, ma sembra che l'Arizona abbia esaurito le scorte di sodio thiopental, una delle sostanze utilizzate per le iniezioni letali in trentaquattro stati. Oggi i blog sono pieni di candidature da parte di volontari che vorrebbero svolgere questo incarico - con una pistola ("Non c'è carenza di piombo"), una mazza da baseball o il loro personale cocktail di veleno.

Tuttavia, ieri, il giudice federale Roslyn Silver ha sospeso l'esecuzione. C'è un unico fornitore certificato di sodio thiopental negli Stati Uniti, cioè la società farmaceutica Hospira. Il sodio thiopental è solo il primo elemento di un processo composto da tre fasi, ma secondo la Corte Suprema, "è pacifico che, in mancanza di una dose appropriata di sodio thiopental che renderebbe il condannato incosciente, c'è un concreto rischio di soffocamento e di dolore per le iniezioni" delle due sostanze successive. Hospira recentemente ha rifiutato di svolgere qualsiasi ruolo nel campo della pena di morte, insistendo sul fatto che la società si occupa di salvare vite umane, non di toglierle.

Landrigan ha gravi lesioni cerebrali, probabilmente causate dall'abuso di droghe da parte della madre biologica durante la gravidanza. Dopo la nascita è stato affidato a una madre adottiva alcolizzata soggetta a quotidiani svenimenti causati dal consumo di vodka. Nonostante ciò, la Corte Suprema ha stabilito - con strettissima maggioranza, cinque a quattro - che tali elementi non avrebbero fatto alcuna differenza per il giudice che ha emesso la condanna. Il giudice della Corte Suprema Clarence Thomas ha scritto che "la scarsa qualità delle presunte circostanze attenuanti per Landrigan gli ha impedito di presentare una richiesta efficace per avere risparmiata la vita".

Quanto possono essere iniqui gli esseri umani. Più recentemente, un altro giudice - quello che originariamente aveva deciso che Landrigan dovesse essere messo a morte - ha rilasciato un affidavit dicendo che non avrebbe mai comminato la pena capitale se avesse conosciuto i suoi problemi mentali.

Nonostante tutto ciò, in molti ritengono ancora che Landrigan dovrebbe essere messo a morte. A quanto pare, tra questi, c'è anche un'azienda britannica anonima. Ieri, il procuratore generale dell'Arizona Terry Goddard, alla richiesta dell'identità del fornitore del sodio thiopenthal ha ammesso che esso era stato importato dalla Gran Bretagna, ma ha rifiutato di fare il nome della società.

Il Giudice Silver ha trovato "sconcertante" che Goddard avrebbe insistito per segretare l'origine delle sostanze usate nell'esecuzione di Jeffrey Landrigan. La scelta delle parole è stata molto accorta, ed è lecito sospettare un giudizio più aspro.

La domanda che viene subito in mente è se sia un crimine per un'azienda britannica trarre profitto da un omicidio: benché le interpretazioni possano essere molteplici, il Regolamento (CE) N. 1236/2005 del Consiglio fa un passo in questa direzione, dichiarando illegale il "commercio di prodotti che potrebbero essere utilizzati per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti".

La valutazione morale di tutto ciò è una questione separata, e il giudizio di Hospira era giusto. Ora che il velo di segretezza è stato squarciato, a questa società britannica anonima dovrebbe essere ricordato che la professione medica si gloria di un giuramento di Ippocrate, e non di un giuramento ipocrita.

(Clive Stafford Smith, The Guardian)

martedì 26 ottobre 2010

★ Sofia e le galline

- Mamma, io comunque ho scoperto una cosa.
- Ah, e cosa?
- Che la gallina, per fare le uova, ha bisogno del fidanzato!

domenica 24 ottobre 2010

Ticking Bomb Scenario [TBS 01]

Lo scenario "Ticking Bomb" (bomba a orologeria) è un esperimento mentale basato su una situazione ipotetica che viene utilizzato per mettere in discussione il divieto assoluto di tortura.

Può essere descritto come segue:
Supponiamo che l'autore di un imminente attacco terroristico, destinato a uccidere moltissime persone, sia nelle mani delle autorità e che fornirà le informazioni necessarie per prevenire l'attentato solo se torturato. Sarà lecito torturarlo?
Nelle discussioni pubbliche, lo scenario è spesso trasformato in una domanda diretta, posta a chi affermi di essere contro la tortura. In questi contesti generalmente è personalizzato:
Supponiamo che tu sappia di un imminente attacco terroristico che ucciderà migliaia di persone e che puoi disporre dell'autore dell'attentato. L'unico modo per prevenire l'attacco è torturarlo: lo fai o no?

venerdì 22 ottobre 2010

Un posto in banca

(non lavoro in Unicredit, ma funziona così anche da me ed è una vergogna)

L'Unicredit si è impegnata con i sindacati a privilegiare le assunzioni dei figli dei dipendenti, purché la prole sia laureata e in grado di spiccicare un po' d'inglese. Si tratta di un progresso formidabile: in tante altre aziende, e non solo bancarie, i figli prendono il posto dei padri anche se sono dei perfetti caproni (con tutto che si può essere perfetti caproni con una laurea e un paio di «how are you»). Il lavoro come diritto ereditario è uno dei cardini del nuovo medioevo e, oltre alla Casta dei politici, oggetto di esecrazione collettiva, ci sono cento, mille caste con l'iniziale minuscola, ma anch'esse con un mucchio di figli da sistemare. La mobilità sociale è uno splendido argomento di conversazione, come la meritocrazia. Ma appena ci si siede a trattare con il datore di lavoro, l'orizzonte etico si riduce precipitosamente al solito familismo amorale: mio figlio prima di tutti, anche di chi è più bravo di lui (dopotutto, chi sarà mai più bravo di mio figlio?).

Uno studente che non ha genitori in banca si starà probabilmente chiedendo il senso delle sue fatiche e se non gli convenga piuttosto intentare una causa di paternità a qualche dirigente dell'Unicredit. E chi il genitore in banca ce l'ha - e però magari desidera diventare carpentiere, flautista o costruttore di macchinine per i plastici di «Porta a Porta» - finirà per tarpare le ali alla sua vocazione perché il privilegio esercita un'attrazione fatale a cui soltanto i puri di cuore e di intelletto (altrimenti chiamati «matti») riescono a sottrarsi.

(Massimo Gramellini,
Buongiorno)

Il commento di un lettore:

L'italiano è un essere meraviglioso. Da una parte riesce a trovare perfettamente naturale passare il proprio posto di lavoro (o azienda di famiglia) ad un perfetto idiota solo perché proprio figlio. Dall'altro riesce a lamentarsi con stupore ed ingenuità di trovare negli uffici e nelle aziende una pletora di incapaci.


mercoledì 20 ottobre 2010

★ Medici Contro la Tortura

Sono due volte che ho la fortuna di partecipare a un incontro con Andrea Taviani. La prima fu durante un corso di formazione di Amnesty International sulla Pena di morte e la seconda è stata venerdì scorso, alla Fondazione Europea "Constantin Dragan", per il conferimento del "Premio Italia Diritti Umani 2010".

Andrea è il presidente di "Medici Contro la Tortura", una associazione di volontariato che offre assistenza e cura alle vittime di tortura e di trattamenti infamanti provenienti da qualsiasi paese del mondo.

Per dire cosa mi ha colpito di più dei suoi interventi userò le sue stesse parole:
C'è un medico che sta compiendo una visita di routine, un elettrocardiogramma, un esame ginecologico o una visita odontoiatrica. Improvvisamente il paziente reagisce in maniera ingiustificata, diventa insofferente, cade addirittura nel panico. Per quale motivo quella persona si inalbera e mostra sofferenza? Forse perché è straniera? Capisce male la nostra lingua e non conosce le più normali procedure di una visita medica?
Non è così. Basta uno sguardo per rendersene conto. E allora perché? Alla fine, il medico capisce quel che non immaginava: credeva di visitare una persona straniera, emigrante, fuoriuscita; scopre una vittima della tortura. Basta un niente per farla ripiombare nel ricordo della violenza che un giorno le infersero. La tortura non rimane soltanto come un ricordo da incubo. È una memoria che resta incisa nel corpo.
Se si escludono i film che trattano l'argomento anche solo sfiorandolo, sicuramente quello della tortura non è un tema in cui ci si imbatte nella vita di tutti i giorni. A me per esempio è capitato di conoscere solo una persona vittima di tortura, nel 1990, quando visitai il Museo della Liberazione di via Tasso, ex-carcere della Polizia di sicurezza nei mesi dell'occupazione nazista di Roma. Il custode di allora portava ancora addosso i segni delle crudeltà a cui era stato sottoposto: condizioni di detenzione disumane, percosse, denti e unghie strappati.

Per aiutare in modo diretto chi è stato vittima di tortura servono competenze mediche. Ma il nostro contributo può essere anche indiretto, sostenendo economicamente questo gruppo di operatori sanitari che dalla seconda metà degli anni ottanta svolge un lavoro davvero encomiabile.

lunedì 18 ottobre 2010

Il giorno del giudizio

Ratzinger: Debeo dare vobis duram novam: phorse dovremus recare sacros libros in tribunale.
Cardinale: La Bibbia?! Il Vangelo? In tribunale? Perché? L'atesimo relativista e sacrilego... sceglie la via giudiziaria?
Ratzinger: Sed qualis evangelus! Quod dicit tibi cerebrum tuum?! Libri sacri sunt libri contabiles! Dare, habere, partitam duplam! Isti faciunt nobis mazzum!
Cardinale: Isti chi?
Guardia svizzera: Sta a senti'...
Ratzinger: L'Unione Europea. 'Sti cornuti hanno aperto un'inchiesta sull'Italia e sulle leggi che ci fanno sfangare l'ICI sugli immobili e in più ci fanno uno sconto del 50% sulle tasse per le scuole private, le cliniche, gli alberghi, nonostante il miliardo l'anno che ci passa lo Stato italiano con l'otto per mille.
Cardinale: Santità! Lei parla italiano!
Ratzinger: Quando si parla di cose serie si. Tuir.
Cardinale: Però questo è latino!
Ratzinger: È un acronimo! Testo Unico Imposta Redditi. Articolo 149, comma 3: gli enti ecclesiastici sono sempre e comunque non commerciali.
Guardia svizzera: Sa tutto! È 'na faina!
Ratzinger: Ci bastava mettere una madonnina di plastica nello sgabuzzino di un albergo a quattro stelle e ti saluto ICI.
Guardia svizzera: Mi' cognato c'ha 'na pensioncina vista mare a Torvaianica, magari 'o potesse fa' pure lui!
Ratzinger: Appunto. L'Unione Europea dice che così è disonesto e che è concorrenza sleale perché altri esercizi che pagano tasse e contributi sono penalizzati.
Cardinale: Perché, non paghiamo nemmeno i contributi?
Ratzinger: Sei scemo? Sono suore! Se il tribunale gli dà ragione, ci tocca pagare cinque anni di ICI arretrata per ogni immobile che abbiamo in Italia, più l'IRES non pagata.
Cardinale: E che è?
Guardia svizzera: 'A tassa sulle aziende! Mi' cognato è disperato!
Ratzinger: Sono miliardi veri!
Guardia svizzera: Capirai, se ce mettete pure i risarcimenti pe' tutti quelli che se so' inchiappettati chiudete bottega!
Suora: Un po' di rispetto!
Ratzinger: No, ha ragione, ci ritroveremo col liquidatore all'angelus! Benedico con la tiara pignorata! Speramus in divina providentia!
Cardinale: È latino!
Ratzinger: Ho detto che l'italiano lo uso per le cose serie: chiamate Berlusconi, bestemmia perdonata, volemosebbene, continueremo a sostenerlo, ma lui ci toglie dai coglioni 'sti stronzi di Strasburgo!
Guardia svizzera: Sempre che Tremonti nun s'accorge de quanti sordi so'...

(
Stefano Disegni, Il Fatto Quotidiano)

domenica 17 ottobre 2010

Saccheggiamo il Louvre!

«Parole, colori, luci, suoni, pietra, legno, bronzo appartengono all'artista vivente. Appartengono a chiunque sappia usarli. Saccheggiate il Louvre!»

(William Seward Burroughs)

venerdì 15 ottobre 2010

Reggie Clemons

Nel 1991, Reggie Clemons, un ragazzo afro-americano di diciannove anni, è stato condannato a morte in Missouri. Clemons era stato accusato di complicità nell'omicidio di due ragazze di razza bianca, Julie e Robin Kerry, decedute dopo essere state spinte da un ponte sul fiume Mississippi. Altri due ragazzi afro-americani sono stati condannati a morte per lo stesso reato e, nel 2005, una delle due sentenze è stata eseguita.

Reggie Clemons si è sempre dichiarato innocente. Il suo è un caso significativo per illustrare i difetti del sistema penale statunitense. Non esistono prove che colleghino Clemons al reato. La stessa accusa ammise di ritenere che non fosse stato Clemond a uccidere e che non avesse pianificato il reato. Dei due testimoni dell'accusa, Thomas Cummins, cugino delle due ragazze, confessò inizialmente di essere l'autore degli omicidi, ma quando furono identificati gli altri sospetti, le accuse contro di lui decaddero.

Il giorno in cui Clemons è stato condannato a morte, Thomas Cummins ha sporto denuncia contro la polizia, ricevendo un risarcimento di 150.000 dollari. All'altro testimone, Daniel Winfrey, co-imputato nel processo, è stata garantita una riduzione della pena in cambio della testimonianza contro Clemons e gli altri due ragazzi afro-americani.

La razza, in particolare quella della vittima, è un fattore determinante nello stabilire chi viene condannato a morte negli USA. In questo caso, le vittime e i due testimoni chiave sono bianchi, mentre i tre imputati condannati a morte sono afro-americani.

Reggie Clemons non ha mai confessato gli omicidi. Dopo aver subito pressioni e maltrattamenti da parte della polizia, ha dichiarato di aver stuprato una delle due ragazze. Successivamente, però, ha ritrattato la confessione, denunciando le violenze subite dai poliziotti. Anche gli altri due imputati hanno denunciato maltrattamenti da parte della polizia.

Quattro giudici federali hanno convenuto che la condotta dell'accusa è stata "illecita e violenta". Nell'arringa finale ha, infatti, paragonato Clemons a due brutali serial killer condannati a morte, nonostante la giovane età e l'assenza di precedenti penali a carico dell'imputato.

A Reggie Clemons è stata negata una difesa legale adeguata. L'avvocato che aveva assunto la sua difesa è stato sospeso dall'albo a causa delle numerose denunce presentate contro di lui; la sua assistente, all'epoca in cui rappresentava Clemons, lavorava a tempo pieno in un altro Stato. Il nuovo avvocato di Clemons ha dichiarato che nessuno dei due colleghi aveva la preparazione necessaria per affrontare un caso capitale.

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mercoledì 13 ottobre 2010

Troy Davis

Troy Davis, afro-americano, è stato condannato a morte per l'omicidio dell'agente di polizia Mark MacPhail, bianco, avvenuto nel 1989 a Savannah, Georgia. Troy Davis si è sempre dichiarato innocente.

Il processo si è basato interamente su deposizioni, rilasciate a seguito di pressioni esercitate dalla polizia, con notevoli incongruenze e successivamente ritrattate. Dei nove testimoni che hanno accusato Troy Davis, sette hanno cambiato la propria versione dei fatti denunciando pressioni da parte della polizia affinché firmassero dichiarazioni contro l'imputato. Degli altri due, uno è l'altro sospettato che ha consegnato Davis alla giustizia, e il secondo ha dichiarato di essere certo solo del colore della maglietta indossata dall'assassino. Non esiste un corpo del reato che lo colleghi al crimine e l'arma usata per l'omicidio non è mai stata ritrovata.

Troy Davis si trova nel braccio della morte da quasi venti anni, durante i quali è arrivato per ben tre volte a un passo dall'esecuzione, vedendosi negare ripetutamente la possibilità di presentare nuove testimonianze che avrebbero potuto scagionarlo dall'accusa di omicidio.

Il 17 agosto del 2009, la Corte suprema USA ha finalmente concesso a Troy Davis un'udienza probatoria che si è svolta dieci mesi dopo, il 23 e il 24 giugno 2010, dinanzi al giudice William Moore della Corte distrettuale del Sud della Georgia. Secondo la decisione della Corte suprema, lo scopo dell’udienza era di "ascoltare testimonianze ed effettuare accertamenti per stabilire se le prove, che non erano state ottenute al tempo del processo, potessero dimostrare chiaramente l'innocenza del richiedente". Troy Davis è un presunto colpevole e come tale ha l'onere di "dimostrare chiaramente la sua innocenza". L'udienza probatoria non è un nuovo processo nell'ambito del quale Davis potrebbe godere della presunzione di innocenza, lasciando allo Stato l'onere di dimostrare, oltre ogni ragionevole dubbio, la sua colpevolezza alla giuria.

Dopo aver ascoltato diversi testimoni, il giudice Moore ha ordinato allo Stato della Georgia e agli avvocati di Troy Davis di presentare le rispettive memorie entro il 7 luglio scorso. Il 24 agosto 2010, il giudice Moore ha stabilito che Davis non è riuscito a dimostrare chiaramente la propria innocenza, sebbene lo stesso giudice abbia anche ribadito nella sua decisione che è incostituzionale mettere a morte una persona innocente. Dal punto di vista legale, il caso di Davis è molto complesso ed è probabile che i suoi avvocati riescano a ricorrere in appello, nonostante la decisione del giudice Moore apra la strada alla possibilità che venga fissata in breve tempo una quarta data di esecuzione.

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lunedì 11 ottobre 2010

★ En passant

Automobile lungo la strada rallenta senza fermarsi in prossimità di un cassonetto il conducente lancia dal finestrino un pacchetto di sigarette vuoto ma non fa centro e prosegue come se niente fosse.

sabato 9 ottobre 2010

10 ottobre, Giornata mondiale contro la Pena di morte

La pena di morte è l'imposizione arbitraria e capricciosa di dolore e sofferenza.

La pena capitale è una profanazione dei principi di uguaglianza e libertà sanciti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo (Articoli Uno, Due e Sette) e inoltre viola gli Articoli Tre e Cinque della stessa Dichiarazione: quelli che garantiscono il diritto alla vita e l'immunità dalla tortura e da ogni punizione crudele, inumana o degradante.

Il rispetto di questi diritti è un obbligo per tutti i paesi del mondo e non esiste situazione in cui possano essere ignorati.

La pena di morte, come la schiavitù e la segregazione razziale, viola il diritto all'uguaglianza perché crea una categoria di persone cui questo diritto è negato ancor prima di quello alla vita. Il diritto all'uguaglianza nel diritto alla vita non dipende dalla bontà d'animo dei governanti, né dai capricci di una maggioranza e, pur essendo un diritto individuale, la sua esistenza è una garanzia per tutti i membri della società. Questo è un diritto umano di cui tutti devono godere in qualunque momento. Qualcosa che appartiene ad ogni essere umano semplicemente perché egli è tale.

Lo Stato e la collettività non possiedono il diritto di vita e di morte. Unicamente gli individui possono, singolarmente o collettivamente, utilizzare la violenza in caso di estrema necessità per rispondere, in modo proporzionato, ad una minaccia concreta e attuale e solo per salvare vite. Il sistema giudiziario non si trova mai in questa situazione.

La pena di morte è un sacrificio umano, un assassinio perpetrato a sangue freddo, un omicidio rituale commesso in nome di tutti per rassicurare le paure di alcuni e rafforzare il potere di pochi: è una guerra dello Stato contro l'individuo. Essa è sempre un fatto politico. Non esiste distinzione fra delitti politici e comuni perché questa pena è la dimostrazione della potenza dello Stato. Che sia la segreta giustizia del re o il democratico linciaggio, il patibolo è sempre un simbolo di potere che non ci consente esitazioni. L'opposizione ad esso non può limitarsi ad un'accorta selezione dei casi e delle situazioni. Il patibolo non consente le furbizie del bene comune e della suprema necessità statale: davanti ad esso non possiamo essere neutrali.

L'esperienza di due secoli di abolizionismo ha dimostrato, oltre ogni ragionevole dubbio, che la pena di morte è priva di qualsiasi utilità e giustificazione. Non è un deterrente e non è di sollievo ai parenti delle vittime. Non è altro che una vendetta camuffata da retribuzione e la sua perversa suggestione imitativa brutalizza la società nel suo insieme.

La pena di morte è una violazione dei diritti umani e non può essere amministrata equamente. Colpisce di preferenza, se non unicamente, i deboli e gli indifesi. Uccide gli innocenti, i poveri, i pazzi, i minorati e gli appartenenti alle minoranze. La sua attesa è una tortura che può durare decenni.

La pena di morte è un'atroce lotteria e la sua imposizione assomiglia al lancio di una monetina. Solo un numero molto piccolo di presunti colpevoli è condannato al patibolo e un numero ancora più piccolo è ucciso. Non esiste un legame logico e coerente fra il delitto commesso e la pena che si va a scontare. Per delitti simili alcuni sono soppressi mentre altri se la cavano con poco o nulla.

L'imposizione di una sentenza capitale risente dei pregiudizi razziali, religiosi, sociali, politici ed economici della società che la applica, della vicinanza delle elezioni, dei titoli sui giornali, dello status sociale della vittima e dell'assassino, delle risorse a disposizione dell'accusa, arrivando all'assurdo della differente applicazione da un aula giudiziaria all'altra. Più che amore verso la vittima si mostra un odio molto selettivo nei confronti dell’assassino. Forse Abele è sempre Abele, ma certamente Caino non è sempre Caino.

La storia ha dimostrato che non è umanamente possibile tracciare quella sottile linea blu che divida chiaramente i delitti passibili di pena di morte da quelli che non lo sono e il concetto di chi "meriti di morire" cambia nel tempo e nello spazio. Comportamenti che oggi consideriamo sopportabili, normali, quando non encomiabili, sono stati e sono ferocemente repressi in altri tempi e luoghi. L'Inghilterra dell'800 impiccava ladruncoli e bambini. La libera espressione del pensiero, anche religioso, è stata ed è un'attività estremamente pericolosa, come la libera impresa. Comportamenti sessuali su cui non troviamo nulla da ridire sono stati e sono gravati di tremendi pericoli.

L'incarcerazione dell'innocente, o l'imposizione di una pena sproporzionata, sono drammi che affliggono ogni sistema giudiziario, ma il solo sospetto di uccidere un innocente, o il non colpevole di un reato capitale, dovrebbe essere ragione più che sufficiente per giustificare l'abolizione del patibolo. Inoltre le alternative alla pena di morte sono già previste dal diritto e quotidianamente applicate in tutti i paesi.

La sospensione delle esecuzioni è un palliativo, perché le condizioni del braccio della morte sono una tortura sovente omicida. Lo stesso ergastolo, se non è illuminato da una sia pur lontana speranza di redenzione e libertà, diventa una ghigliottina secca.

Abolire la pena di morte non significa necessariamente rispettare i diritti umani, come del resto questo rispetto non è dato dalla presenza di un sistema democratico. Abolirla significa piuttosto riconoscere la dignità inerente ad ogni essere umano, i sui diritti eguali e inalienabili e, allo stesso tempo, applicare la giustizia nel suo significato più alto, accettandone l'incoerenza e la fragilità. La sua abolizione è una garanzia di libertà e umanità.

(Alessia Bruni, Cristiana Bruni, Claudia Caroli, Claudio Giusti)

venerdì 8 ottobre 2010

I meriti della Chiesa cattolica

Sulle ultime prese di posizione delle gerarchie vaticane, ridicole e ipocrite come gran parte di quelle che le hanno precedute, si è già scritto tanto. Voglio aggiungere una frase di Gianni Vattimo, che personalmente condivido in toto:

"La vicenda di Eluana Eglaro dimostra che la Chiesa cattolica come istituzione non è riformabile, merita solo di essere distrutta".

mercoledì 6 ottobre 2010

Farmaci letali

Hospira è una casa farmaceutica statunitense che produce, tra le varie cose, i tre medicinali usati per praticare le iniezioni letali. L'azienda ha inviato una lettera a tutti gli Stati dell'Unione invitandoli a interrompere l'uso dei propri farmaci per le esecuzioni capitali.

Il giornale "The Dispatch" dell'Ohio ha ottenuto una copia della lettera. In
essa, il vice presidente di Hospira Dr. Kees Groenhout dichiara:
Hospira produce questi farmaci per migliorare o salvare vite e li vende esclusivamente per lo scopo indicato sulle rispettive etichette. Pertanto non supporta l'uso di nessuno di essi nelle procedure di esecuzione capitale.

martedì 5 ottobre 2010

La fatica di essere diversi

"Dorian," esclamò Hallward, "non è questo il problema. In Inghilterra ci sono moltissime cose che non vanno e la società inglese è completamente sbagliata. Ma proprio per questo vorrei che tu fossi diverso".

(Oscar Wilde, "Il ritratto di Dorian Gray")

domenica 3 ottobre 2010

★ Non rassegnatevi al male

Forse qualcuno ci ha fatto l'abitudine e nemmeno lo nota più, ma anche oggi, per l'ennesima volta, i TG nazionali aprono con la visita del Papa in giro per l'Italia.

A parte la consueta ovvietà delle dichiarazioni che ha rilasciato, è davvero triste vedere come un'intera nazione, che dovrebbe prendere a riferimento la laicità, si genufletta senza spirito critico di fronte a un simbolo indiscutibile di malaffare e ipocrisia.

La cosa avvilente è che anche i quotidiani iniziano ad accodarsi a questa pratica: mentre scrivo, repubblica.it, corriere.it, lastampa.it e FQ pubblicano la foto del Pontefice in cima alla propria pagina web; unità.it riserva all'evento lo stesso spazio che lascia alle dichiarazioni del Presidente della Repubblica, allo sciopero degli operai Fincantieri, al ventennale della riunificazione della Germania.

Il padrone della televisione, tra mignotte e bestemmie, ha molto da farsi perdonare, ma gli altri? O volete venirmi a raccontare che "Non rassegnatevi al male" è una notizia?

sabato 2 ottobre 2010

Trote con gli occhi a mandorla

La Corea del Nord ha diffuso per la prima volta una foto di Kim Jong Un (a sinistra nella foto), terzogenito dell'attuale leader Kim Jong Il. La pubblicazione dell'immagine sull'agenzia stampa ufficiale Kcna viene vista come un nuovo segnale della designazione del giovane come erede politico del padre 68enne, la cui salute appare fragile. Il giovane Kim viene ritratto in una foto di gruppo, seduto alla destra di suo padre, assieme ad altri dei leader nordcoreani che hanno partecipato al recente congresso del Partito dei Lavoratori. Finora non erano state diffuse foto del 27enne Kim Jong Un da adulto.

venerdì 1 ottobre 2010

Senatori


"[Fini] fonderà un partito, speriamo che abbia già ordinato le kippah con le quali si presenteranno".

(Giuseppe Ciarrapico, Senatore della Repubblica Italiana, Palazzo Madama, 30 settembre 2010)

giovedì 30 settembre 2010

Le parole per dirlo/3

"Lei non è un presidente del Consiglio, ma uno stupratore della democrazia".

(Antonio Di Pietro rivolto al ducetto di Arcore, Montecitorio, 29 settembre 2010)

martedì 28 settembre 2010

Il mercato del Transatlantico

Come funziona il mercato da Transatlantico nel reame di Silvio Berlusconi, laddove tutto ha un prezzo, tutto una ricompensa? Lo ricostruiamo attraverso la storia di due oscuri peones, ligi ex onorevoli del Nord-Est. Transitati dalla Lega al gruppo misto nella passata legislatura, alla fine del 2006, nel pieno del biennio ballerino del governo Prodi. Quando ogni singolo senatore diventa determinante per la tenuta dell'esecutivo e in tanti vengono contesi, corteggiati, lusingati. In qualche caso forse convinti con ragioni a cinque zeri.

Dopo aver rotto con la Lega in Friuli per beghe locali, Marco Pottino, allora deputato, classe '74, e Albertino Gabana, allora senatore, classe '54 (entrambi di Pordenone) dopo un anno di navigazione a vista nel gruppo misto, vengono "convertiti" a fine 2007 al credo berlusconiano. Per essere acquisiti infine al gruppo forzista. Sono le settimane in cui l'esecutivo del Professore già vacilla. E il senatore Gabana in più di un'occasione vota con quella maggioranza, in un Palazzo Madama trasformato ormai in una casbah. Poco influente Pottino a Montecitorio, ma strategico Gabana per tentare la spallata. I due però camminano insieme. Inseparabili. I messi del Cavaliere sanno che il "pacchetto" va acquisito in tandem. Entrambi vengono avvicinati, lusingati, compiaciuti. Elio Vito, attuale ministro dei Rapporti con il Parlamento - rivela in particolare Pottino nel colloquio telefonico con Repubblica - è il più convincente.

La contropartita? Dentro il Pdl raccontano come in quegli ultimi giorni della Pompei prodiana, Berlusconi chieda all'alleato Bossi il via libera per tentare l'operazione aggancio. E di come la manovra sia stata accordata dal Senatur, a patto che i due "ex" del Carroccio non vengano poi rieletti. Clausola che il Cavaliere, o chi per lui, mette subito in chiaro ai due, nel momento in cui viene prospettato il passaggio e la fittizia candidatura alle successive politiche (poi precipitate da lì a tre mesi). Ma allora che interesse avrebbero avuto i peones ad accettare l'offerta? Transitare per poi perdere il seggio? È qui che scatta la rete di protezione. La garanzia per entrambi, qualora non eletti, di mantenere comunque lo status economico da parlamentare, magari con una consulenza ad hoc.

I fatti. Succede che, alle Politiche del 2008, tanto il giovane Pottino quanto il cinquantenne Gabana vengono candidati insieme alla Camera, lista Pdl, collegio del natio Friuli. Puntualmente non la spuntano: risultano primo e secondo dei non eletti. E accade che nel dicembre 2008, pochi mesi dopo l'inizio della legislatura, entrambi stipulino due distinti "contratti di lavoro a progetto" con il gruppo Pdl di Montecitorio, "in persona del suo presidente, Fabrizio Cicchitto", con tanto di firma in calce. Durata (art. 5 del contratto): a partire dal gennaio 2009 e "fino al termine della XVI legislatura". Compenso (art. 6): "Complessivi 120.516 euro annui al lordo delle ritenute", da corrispondere "in dodici rate di 10.043 euro". Né più né meno che l'indennità sommata alla diaria di cui godono gli onorevoli. Mancano all'appello solo i quattromila del rimborso spese per portaborse. Bingo! Professionisti da gratificare per i servigi e la dedizione, consulenti meritevoli ("Considerevoli esperienze professionali nell'ambito delle comunicazioni istituzionali" è l'identica motivazione nei due contratti), da impiegare al gruppo. Il tutto, con soldi pubblici, i budget messi a disposizione dalla Camera, quattrini del contribuente.

(Carmelo Lopapa)

giovedì 23 settembre 2010

Fermato a Roma anziano provocatore: sventolava il tricolore

Dopo il fermo a Venezia di alcuni provocatori che disturbavano una cerimonia della Lega Nord con l'ostentazione della bandiera italiana, un altro pericoloso provocatore è stato identificato ieri a Roma. Si tratta di G. N., 85 anni, colto in flagrante della forze dell'ordine mentre sventolava una bandiera tricolore.

"Si tratta di un chiaro sberleffo alle forze del nord", dice un funzionario della questura, confermando che sull'anziano provocatore sono in corso indagini. "Abbiamo scoperto che ha esposto la bandiera italiana anche sulla sua residenza romana - conferma un altro responsabile della sicurezza - e questa è una provocazione intollerabile. Dove crede di essere, in Italia?".

Per ora dal mondo politico non sono giunti commenti, ma un'inattesa apertura arriva dalla Lega: "Non abbiamo niente contro la bandiera italiana, a patto che si tolgano la parte bianca e quella rossa", ha detto in mattinata Calderoli dal suo letto all'ospedale di Varese dove sta curando un'intossicazione. "Sto bene - ha detto - certo quando Bossi mi ha versato in testa l'acqua del Po ho temuto di morire, visto quello che tanti bravi industriali padani versano nel fiume per non poagare gli impianti antinquinamento".

Tornando alla provocazione dell'anziano G. N., i toni si fanno più aspri. Durante una diretta a Radio Padania, l'umore degli ascoltatori è risultato decisamente alterato: "Vedere sventolare il tricolore ci offende come padani - ha detto un militante. Di questo passo cosa vorranno da noi, che paghiamo le tasse? Le multe sulle quote latte? O addirittura che impariamo l'italiano?".


Il segretario della Lega Nord, Umberto Bossi, richiesto di un commento, ha detto solo "viva la Padania" con un rutto. Il ministro degli interni Roberto Maroni è intervenuto sulla vicenda: "Data l'età del provocatore non abbiamo preso provvedimenti drastici, starà agli arresti domiciliari e mangerà polenta per sei mesi. Ora scusate, devo andare. Devo accertarmi che i nostri amici libici sparino solo sui migranti e non su pescatori, anche se pur sempre siciliani". Il ministro è anche intervenuto sulle polemiche suscitate dal simbolo della Lega Nord nella scuola statale di Agro (Brescia): "Capisco lo sconcerto - ha detto - per ora possiamo mettere il sole delle alpi solo sui banchi, ma ci stiamo attrezzando per tatuarlo sulle chiappe degli studenti più meritevoli".

(Alessandro Robecchi)

martedì 21 settembre 2010

Falso!

Secondo l'on. avv. Giuseppe Consolo, pregiato acquisto finiano, intervistato dal Pompiere della Sera, "in un Paese civile, al pari di quanto avviene in altri Paesi europei, sarebbe giusto uno scudo per il premier e i ministri". Non precisa, l'On. Avv., in quali "altri Paesi europei" vigerebbe questo "scudo", forse perché esso non esiste in alcun paese europeo, e nemmeno extraeuropeo.

Ma questo buontempone del diritto, e soprattutto del rovescio, ha in serbo un'altra fraccata di balle da Guinness dei primati: "Berlusconi è stato raggiunto da cento processi" (falso: sono diciassette), "al termine della gran parte dei quali è stato assolto con formula piena" (falso: solo in due casi), "tranne qualche prescrizione" (falso: sono sette), "a cominciare dal famoso avviso di garanzia del '94" (falso: era un invito a comparire), "recapitato a Napoli" (falso: a Roma), "durante il G8" (falso: conferenza internazionale sulla corruzione), "per cui si è dovuto dimettere da premier" (falso: la Lega lo sfiduciò contro la riforma delle pensioni) "e che si è risolto in una bolla di sapone" (falso: assoluzione per "insufficienza probatoria" grazie alla falsa testimonianza prezzolata di Mills).

(Marco Travaglio)

domenica 19 settembre 2010

★ De Parpuzio [GdR 02]

Mi fa sempre un certo effetto scoprire che alcune idee che ho per la testa sono state formalizzate e hanno pure un nome. È questo il caso di Parpuzio.

Come dicevo tempo fa, ho iniziato a giocare di ruolo nel 1987 e dopo un'infatuazione per D&D durata quasi un lustro ho preso a guardarmi intorno per vedere se ci fossero altri sistemi e ambientazioni interessanti. Da appassionato lettore di Lovecraft, la prima scelta è caduta su "Il richiamo di Cthulhu", tradotto di fresco dalla Stratelibri del compianto Ingellis. Al di là dell'ambientazione, tanto affascinante quanto complicata da gestire per via delle numerose relazioni col mondo reale contemporaneo, il primo scoglio da superare sono state le meccaniche, totalmente diverse da quelle della scatola rossa (seppure arricchita con varianti prese dai Gazetteer e dalle immancabili house rules). Da lì a sfogliare i manuali di AD&D, Stormbringer e GiRSA il passo è stato breve, ma l'esperienza ha portato con sé una riflessione: perché queste regole così differenti? Cosa cambia di fatto tra un gioco e l'altro, se non l'ambientazione? È realmente diverso tirare un dado da venti, uno da cento o estrarre una carta? Osservazione rafforzata dalla conoscenza di altri sistemi come GURPS o meglio ancora Sine Requie, che sfrutta i Tarocchi e in modo particolarmente intrigante gli Arcani Maggiori.

Visto che già all'epoca avevo individuato il mio interesse per i giochi di ruolo principalmente nella creazione di una bella storia, ho pensato di scrivere un regolamento veramente leggero a mio uso e consumo, soprattutto per coinvolgere giocatori non assidui o amici profani. Quello che è uscito fuori, un oggetto molto funzionale ai miei scopi, era qualcosa di simile a The Window: descrizioni a parole tradotte in un dado e orientamento a gestire le situazioni senza lanci. Se non ricordo male era basato su sole quattro caratteristiche, Mente, Fisico, Metafisico e Fortuna, che è tutto dire.

Successivamente, trascinato da due gruppi in altrettante campagne di D&D 3.0 (una come DM e l'altra come giocatore), mi sono davvero goduto le sessioni, rese avvincenti dall'approccio delle persone più che da altro, ma la mia perplessità sui regolamenti è rimasta. Tanto che alla proposta di passare a D&D 3.5 o 4.0 ho declinato o storto il naso, non vedendone alcuna necessità.

Ho divagato. Quello che volevo dire è come, negli ultimi anni, a questo Unico Gioco Sempre Uguale sia stato dato un nome: Parpuzio. Formalmente, su alcuni forum di appassionati, è stato definito così:

Il Master dice cosa i personaggi vedono, sentono, percepiscono. I giocatori dicono al Master cosa vogliono fare i personaggi. Il Master dice loro come provarci (tirare dadi, scegliere carte, parlare in character, spendere punti - il metodo usato volta per volta è a discrezione del Master stesso, anche se generalmente manuali diversi consigliano sistemi diversi). Dopo che hanno tentato, il Master dice loro se ci riescono o meno, narra cosa succede e descrive le conseguenze.

Chiedo venia, non conosco l'ideatore della definizione, la vedo spesso citata senza capire esattamente chi sia l'autore, ma la trovo particolarmente calzante.

venerdì 17 settembre 2010

La rivoluzione degli autori Mondadori

Ci sono due autori che ho letto molto negli ultimi mesi, Valerio Evangelisti e Chuck Palanhiuk. Vorrei prenderne altri dei loro libri, ma al pensiero che sono editi da Mondadori, il cui proprietario è il ducetto di Arcore, mi viene l'orticaria: e chi lo vuole finanziare? Mi era sembrata davvero una buona idea quella di Mancuso, ma siccome non sono un punto esclamativo ho trovato nelle parole di Antonio Pennacchi la critica più efficace - e divertente - a questo atteggiamento:

"Dice: "Ma questo è matto, ma come gli è saltato in mente di mandare in quel posto don Gallo?". Be', a parlare dopo sono buoni tutti. Bisogna vedere prima, però, quello che ha fatto o detto don Gallo. Adesso dice che sono un tipo simpatico e lo ringrazio. Pure lui – fino a qualche giorno fa – stava simpatico a me. Ma è lui che aveva espresso di fatto un giudizio morale negativo su di me e su chiunque altro continuasse ancora a pubblicare con Mondadori. Lui in realtà – aveva detto – non se ne era accorto subito, aveva peccato anche lui, pubblicando pure lui coi reprobi. Poi però sull'avviso ce lo aveva messo un angelo – il padre spirituale suo, Beppe Grillo – telefonandogli una mattina presto: "Ma che stai a fa'?" (è così che funzionano le annunciazioni oggi). E allora lui lì se ne è accorto, s'è pentito, e con Mondadori non pubblicherà mai più, perché – dice – non paga le tasse, e lo stesso dovrebbero fare tutti quelli che ci pubblicano, se davvero hanno a cuore gli interessi del Paese. "Pensi a chi evade le tasse, Pennacchi" dice don Gallo. Ci penso, don Ga', ci penso. Ci penso da una vita – vita che ho passato soprattutto in fabbrica – pagandole ogni mese in busta paga e pagandole adesso regolarmente sui miei diritti d'autore. Sapesse quanto ci penso e ci ho pensato, soprattutto a quelle che non paga la chiesa sull'Ici. Com'è, quando gli sconti Berlusconi li fa a voi, allora vanno bene? Quando invece se li fa a sé stesso, ci debbo pensare io? Fammi capire, don Ga': non lo ha risolto Prodi in quattro anni di governo il conflitto d'interessi, e adesso vuoi che te lo risolva io? La Rivoluzione ve la debbono fare – da soli – gli autori Mondadori? E i Padri della Patria chi sarebbero a questo punto, Rizzoli e Feltrinelli? Paolo Mieli premier? Don Ga', se tu non lo sai, queste a casa mia sia chiamano contraddizioni in seno alla borghesia. Io sono proletariato. È un'altra cosa. Io faccio lo scrittore, don Ga'. Scrivo i libri. E sono responsabile di quello che scrivo. Se non ti piace ciò che scrivo, hai tutto il diritto di dirmelo, ci mancherebbe altro. Ma solo di quello, però, non altro. Quando stavo in fabbrica non t'è mai venuto in mente di dirmi che ero responsabile anche di quello che poi faceva il padrone mio. Perché dovrei esserne responsabile solo adesso e solo io, e non magari pure l'operaio, il redattore o lo stampatore di Mondadori? Ci licenziamo tutti allora e andiamo tutti da Rizzoli, toccando ferro e facendo le corna, nel caso magari che anche lì non paghino le tasse? Ma che ti dice la capoccia, don Ga'? Io – come allora – rispondo della mia produzione e basta. Si chiama economia di mercato. Divisione del lavoro. Capitalismo. Io sto dall'altra parte. Proletariato. Porto il frutto del mio lavoro al mercato e lo vendo – derubato sempre (si chiama plusvalore) – a chi lo compra. Sono un lavoratore come gli altri. E a me tutti gli altri editori non m'hanno voluto. Rizzoli e Feltrinelli – tanto per non fare nomi – i miei libri me li hanno rifiutati più volte. Mo' che debbo fare, don Ga': me li debbo venire a pubblicare al ciclostile della parrocchia tua? Dice: "Vabbe', ma che c’entra: quello è stato prima, mo' che hai vinto lo Strega ti pubblicano di corsa tutti quanti". Eh no, troppo comodo – oltre che a casa mia si chiamerebbe "infamità" – mo' se ne vanno loro in quel posto, se mi permetti, e ci vanno, per me, con tutte le scarpe. A me da Mondadori – oramai – mi debbono cacciare solo con il manico della scopa. Sennò non me ne vado, don Ga'. Mi lego con le catene. E voi piangete quanto vi pare. Ciao, e amici come prima. Anzi, pure più di prima per me, se vuoi.

P.S.
Rispetto al Conte "chierichetto" di don Gallo però – che prima mi riempie d'insulti, poi dice che avrei vinto il premio Strega "solo grazie alla forza d'urto di Mondadori", e infine ammette candidamente di non avere letto il libro, che per inciso si chiama Canale Mussolini – che cosa dire, poverino? Ma stai zitto, no? Che parli a fare? Leggiti almeno il libro, prima. Dì che non ti piace. Come fai sennò a poter sostenere che ho "miracolato" lo Strega, senza neanche averlo letto? Poi dice che non ci sono più i chierici di una volta, e gli Strega gli tocca di vincerli agli operai. Altro che "forza d'urto di Mondadori", beato a te. Qui al contrario, sotto l'usbergo dell'opposizione a Berlusconi – che se mi si permette è pure battaglia mia – qui è in atto una classica guerra di mercato tra gruppi editoriali contrapposti (contraddizione in seno alla borghesia, appunto), condotta attraverso una vera e propria campagna di intimidazione ai danni degli autori Mondadori. È questo che è ignobile, caro il mio "chierichetto". Battiti il petto – se hai onestà intellettuale – e prega Mea culpa".

mercoledì 15 settembre 2010

★ Zoccoli duri

Prima delle ferie estive, la ONG con cui collaboro ha indetto una riunione per parlare della crisi dell'attivismo. Dati alla mano infatti, negli ultimi anni c'è stato un netto calo sia delle new entry, sia dei soci che continuano la loro cooperazione.

Credo di non sbagliare di molto se dico che il 99% degli attivisti sono volontari, lo staff a libro paga è davvero esiguo tanto in Italia quanto nel mondo. Ciò però non toglie che fra queste persone vi siano professionisti di varia estrazione - me compreso - che se opportuno mettono le proprie capacità a disposizione di tutti. Insomma, la conclusione delle analisi effettuate da più parti è stata la seguente: fra le cose che scoraggiano l'attivismo ce n'è una a cui davvero non avevo pensato, e cioè la presenza degli zoccoli duri all'interno dei vari gruppi. Attenzione, non parlo di capetti malati di protagonismo: si tratta bensì di persone che per vari motivi (disponibilità, particolare interesse, etc.) tendono a occupare - del tutto legittimamente - dei ruoli all'interno dell'associazione da molto tempo. Pare che il nuovo attivista, quando entra in un gruppo, percepisca che senza di lui tutte le cose vanno avanti lo stesso e questo lo demotiva perché in qualche modo ne limita il coinvolgimento.

Il ragionamento, mutatis mutandis, è estendibile alla classe dirigente italiana: abbiamo cariatidi incollate alle poltrone che gestiscono la nostra vita come se non ci fossero alternative, come se fossero dei luminari di cui è impossibile trovare degni sostituti. Questo, oltre che segno di arroganza, è oltremodo falso: l'esperienza è un valore, ma la bravura e le competenze non sono proporzionali all'età, anzi spesso capita il contrario. Insomma, cari dirigenti che non prendete una decisione manco a pagarvi, cari politici che non amministrate se non per tornaconto personale, vi togliete dai piedi o dobbiamo aspettare che la Nera Mietitrice vi si porti via?

lunedì 13 settembre 2010

Il teatro dei pupi

Uno scioglimento anticipato della legislatura che avvenisse entro ottobre per poter votare prima della fine dell'anno, interromperebbe la sessione di bilancio dedicata all'approvazione della legge finanziaria. Il bilancio dello Stato andrebbe in esercizio provvisorio e ci resterebbe fino all'entrata in carica di un nuovo governo, il che significa da ottobre fino a febbraio nel migliore dei casi.

Tremonti sa, come tutti noi sappiamo, che quei quattro o cinque mesi di esercizio provvisorio sarebbero un pascolo pingue per la speculazione internazionale contro i titoli pubblici italiani e contro l'euro e aprirebbero nelle maglie di Eurolandia un buco ben più grave del temuto "default" della Grecia.

In una tardiva dichiarazione di mercoledì scorso finalmente anche Tremonti ha dichiarato di esser contrario allo scioglimento anticipato. Ha aspettato che lo dicesse Bossi. Non è proprio questo un teatro dei pupi?

(Eugenio Scalfari, repubblica.it)

venerdì 10 settembre 2010

★ GiocaRoma 2010

La prima volta che ho partecipato a una Convention di giochi a Roma è stato nel 2005 a Corviale. Si trattava della seconda edizione della fnordcon, dove ho cercato di rivivere le emozioni provate a LuccaGames. All'epoca avevo una lunga esperienza nei Giochi di Ruolo e in qualche Gioco di Carte, ma di Boardgames ne conoscevo ben pochi. Nonostante questo ho passato due pomeriggi molto belli, respirando un'aria magica e molto diversa da quella di Lucca, dove l'aspetto commerciale surclassava quello amatoriale e ludico.

L'anno successivo la manifestazione si è svolta dalle parti di via del Tintoretto e ha iniziato a chiamarsi GiocaRoma. Non ho davvero idea di come (e se) fossero mutati i rapporti di forza tra le varie associazioni organizzatrici, ma il cambiamento di nome è stato accompagnato da un salto di qualità notevole da vari punti di vista: quantità di eventi, varietà dei giochi, professionalità dello staff, bellezza della location. Non ultima, la presenza di alcuni stand per la vendita.

GiocaRoma è sempre stata gratuita e auto-organizzata. Dopo aver goduto per ben due anni degli sforzi di tante persone disponibili, ho pensato di dar loro una mano offrendomi di collaborare per quanto mi fosse possibile. Così, dal 2007 (la volta di Capannelle, altra due-giorni riuscitissima), faccio parte dello staff della Segreteria, dove ci si occupa dell'accoglienza e della prenotazione agli eventi: ho ben un giorno e mezzo per giocare e mezza giornata per dare il mio piccolo contributo a una manifestazione ludica davvero notevole.

GiocaRoma 2010 si svolge al Centro Sportivo Tellene, già collaudato con successo lo scorso anno: tutte le informazioni sono sul sito, compreso un brillante video per raggiungere il posto. Se qualcuno volesse venirmi a trovare sarò in segreteria sabato 11 dalle 14 alle 18 e avrò un fantastico badge con su scritto "CoB". Se invece volete solo giocare ce n'è per tutti i gusti, dai Giochi di Ruolo ai Boardgames, dai Giochi di Carte ai Wargames, e chi più ne ha più ne metta!

giovedì 9 settembre 2010

★ Chiosa

Martedì sera, intervistato da Mentana, Fini ha detto:

"Faccio una previsione: il presidente Berlusconi e il Ministro Bossi non saliranno al Colle per chiedere le mie dimissioni perché, se lo facessero, dimostrerebbero al mondo di essere degli analfabeti da un punto di vista di conoscenza del Diritto Costituzionale e del Diritto Parlamentare. Perché, Costituzione della Repubblica alla mano e Regolamento della Camera alla mano, tutti sanno che non si chiedono le dimissioni del Presidente della Camera o il Presidente del Senato, perché nessuno ha il potere di chiedere le dimissioni e nessuno ha il potere di indurre quelle dimissioni, men che meno il Capo dello Stato".

Io avrei aggiunto: "Attaccatevi al cazzo".

martedì 7 settembre 2010

Le parole per dirlo/2

Volevo scrivere la mia impressione sulle contestazioni a Dell'Utri e Schifani dei giorni scorsi, ma ci ha pensato Travaglio su FQ:

"La vera rivoluzione nell'informazione sarebbe pubblicare le notizie dall'estero di fianco a quelle dall'Italia e lasciare ai cittadini il confronto. Sabato, a Dublino, Tony Blair è stato sommerso di uova, scarpe e bottiglie di plastica mentre presentava il suo libro di memorie, la boiata pazzesca in cui si pente di aver abolito la caccia alla volpe ma non di aver sterminato centinaia di migliaia di persone in Iraq e Afghanistan col suo degno compare Bush. I contestatori gli urlavano slogan in dolce stilnovo: "Blair ha mentito, milioni sono morti", "Condannatelo per genocidio", "C'è sangue sulle tue mani", "Ehi, Tony, quanti bambini hai ammazzato oggi?". Lui non ha fatto una piega, a parte tentare di scansare gli oggetti che gli piovevano addosso. E nessun'autorità britannica si è sognata di urlare allo "squadrismo" e al "fascismo". Anche perché contestare i potenti è tipico delle democrazie".

domenica 5 settembre 2010

★ Castle Amber [RVWS 02]

Genere: Modulo d'avventura
Autore: Tom Moldway
Anno: 1981
Lingua: inglese (tradotta anche in italiano)
Pagine: 36.

"Castle Amber" è uno dei cinque moduli della serie Expert che hanno avuto la fortuna di vedere la luce anche in lingua italiana ("Il Castello degli Amber"). Purtroppo però nella traduzione della Editrice Giochi sono scomparsi una interessante bibliografia e le regole per pronunciare correttamente i nomi dei PNG.
Concepito per 6-10 personaggi di 3°-6° livello, è ambientato in una dimensione parallela di Mystara. Le vicende si svolgono principalmente all'interno di un vasto castello e nella remota terra di Averoigne, quest'ultima originariamente descritta nelle opere letterarie di Clark Ashton Smith.

I nostri eroi sono in viaggio verso Glantri City in cerca di avventura. Dopo l'ennesima notte passata all'addiaccio, invece di risvegliarsi sulla collina dove si sono accampati la sera prima, si ritrovano in un sontuoso salone.
Delle due grandi porte che consentono di lasciare la stanza, quella che conduce all'esterno rivela un destino ineluttabile: l'edificio che li ospita è completamente avvolto da una nebbia venefica e per trovare una via di uscita i personaggi saranno costretti ad addentrarsi nel castello.
Stanza dopo stanza avranno modo di conoscere la famiglia Amber al completo, una masnada di maghi caratterizzati da personalità che sfumano dall'eccentrico al folle, e di scoprire gli indizi per spezzare l'incantesimo che li costringe in quel luogo alieno e bizzarro. Tornare nel proprio mondo comunque non sarà facile: dopo aver esplorato il castello infatti dovranno ancora vagabondare per Averoigne, una regione completamente sconosciuta del mondo di Laterre dove si troveranno ad affrontare ben quattro quest prima di potersi misurare con la prova finale.

Tutti i contenuti sono divisi in sette parti appiattite su un solo livello (incluse "Introduzione" e "Nuovi mostri"). Visto l'abbondare di piccole missioni che si aprono come scatole cinesi forse sarebbe stato più utile prevedere tre macro-capitoli (uno per il castello, uno per Averoigne e uno per la tomba di Stephen Amber) se non altro per indicare al DM in modo chiaro ed efficace la collocazione spazio-temporale degli eventi principali.
La copertina, che ospita la pianta del primo livello del castello, è disegnata da Erol Otus e raffigura uno dei mostri con cui i PG, purtroppo per loro, dovranno confrontarsi. Il resto delle mappe è posto all'interno dello scenario, inclusa una pergamena da fotocopiare e consegnare ai giocatori.

Molti adorano letteralmente Castle Amber che però, per diventare un'avventura giocabile senza scendere nel grottesco, necessita di un considerevole lavoro da parte dell'arbitro di gioco. Il DM infatti deve impegnarsi almeno su due livelli: colmare le lacune del modulo (che per la mole di contenuti e spunti avrebbe potuto tranquillamente rappresentare una vera e propria campagna) descrivendo intere città, paesi e background dei personaggi chiave; armonizzare la nutrita schiera di PNG e mostri che popolano il castello, eventualmente sfoltendo le comparse, in modo da restituire un minimo di coerenza e credibilità al tutto.

Come già accennato, lavorare per conferire al modulo lo status di campagna sicuramente regalerebbe tante soddisfazioni sia ai DM che ai giocatori: sostituire Averoigne con un dominio di Ravenloft potrebbe aggiungere un ulteriore tocco di atmosfera e affrancare il DM da un bel po' di fatica.

venerdì 3 settembre 2010

La tragedia di un uomo ridicolo

Immaginiamo un elettore del mitico Nord-Est, con la sua bella partita Iva, la sua villetta, il suo capannone, i suoi chiavistelli anti-rapina, la sua ronda padana anti-negher, il suo fazzoletto verde al collo o nella pochette, i suoi poster di Calderoli e Borghezio, insomma le sue radici cristiane. E proviamo a immedesimarci nei suoi pensieri alla vista del beduino travestito da dittatore dello Stato libero di Bananas che insegnava la storia del colonialismo e la teologia islamica e pure cristiana a ministri imbalsamati, noti prenditori e banchieri con le pezze al culo e al suo omologo italiota, accasciato e assopito sul trono imperiale mentre persino i cavalli berberi, per non parlare di quelli dei carabinieri, davano segni di impazienza.

Avrà pensato, sentendolo chiedere altri cinque miliardi all'anno dall'Europa e minacciare in caso contrario l'invasione islamica, di essere stato preso per i fondelli dal Pdl? Avrà deciso di smettere di votare per questi impostori? Avrà provato un fugace desiderio di una destra normale, presentabile, sobria, allergica a certe sceneggiate? Macché. Chi dovrebbe informare e far riflettere questa brava gente, cioè i giornali di centrodestra, è troppo impegnato a giustificare persino il Berlusgheddafi Show.

Titoli de Il Giornale: "Gheddafi? Per la sinistra era un fratello", "Perché bisogna fare affari con il Colonnello", "Berlusconi: Con la Libia si è chiusa una ferita".

Titoli di Libero: "Silvio nella tenda: Sto lavorando per l'Italia", "La Libia è meno terrorista per merito dell'Italia" (il concetto di "meno terrorista" ricorda quella fanciulla "un po' incinta"), "È un'alleanza necessaria per uscire dalla morsa cinese" (sic).

Dunque, malgrado gli sforzi del Cammelliere, ci terremo il Cavaliere senza nemmeno riderci su. E lui si prepara a nuovi e decisivi appuntamenti politici: il lancio del nuovo album scritto a quattro piedi con Apicella (tredici canzoni d'amore in napoletano, titolo ancora coperto da segreto di Stato) e il "processo breve" per non finire in galera.
"Voglio andare in tv – annuncia – e spiegare agli italiani la mia odissea giudiziaria, non voglio fare la fine di Craxi". Tanto per farci capire che anche lui è colpevole. Grazie, l'avevamo intuito.

(Marco Travaglio)

mercoledì 1 settembre 2010

Gheddafi a Roma

Dunque, riassumendo: un vecchio porcello ridicolmente pittato, cammuffato e truccato come un guitto da avaspettacolo, diventato milionario a spese dei propri connazionali attraverso oscure connections, incapace di tollerare anche la minima opposizione alla propria stizzosa prepotenza, dotato di televisioni e giornali sotto controllo governativo che cantano la sua gloria e azzannano i suoi avversarsi a comando, cinicamente capace di esibire per il pubblico una devozione religiosa che si guarda bene dal praticare in privato, arriva a Roma circondato da legioni di smandrappone per (e)scortarlo e intrattenerlo e per sparecchiare qualche altro milione dalle nostre tasche in cambio di qualche nocciolina regalata alle scimmiette italiane per far contenti i beduini dei suoi media che le spacciano per grandi affari. Nei prossimi giorni, questo grottesco, ma ricchissimo satrapo, da anni oggetto di ridicolo internazionale, incontrerà Muammar Gheddafi.

(Vittorio Zucconi, Tempo reale)

lunedì 30 agosto 2010

Un circo che ci umilia

Gheddafi a Roma fa quello che vuole non soltanto in cambio delle galere e dei campi di concentramento dove la polizia libica trattiene gli africani che vorrebbero fuggire verso l'Italia, e non solo perché i due fanno affari privati, come da tempo sospetta la stampa internazionale, e ora anche italiana.

Il punto è che Berlusconi gli mette a disposizione tutto quello di cui ha bisogno l'eccentricità beduina perché con Gheddafi ha un patto antropologico. È una somiglianza tra capi che la storia conosce già, sono identità che finiscono con il confondersi: Trujllo e Franco, Pinochet e Videla, Ceausescu ed Enver Hoxha, Pol Pot e Kim il Sung...

Non è l'ideologia a renderli somiglianti ma l'idea del potere, quello stesso che oggi lega Berlusconi e Gheddafi, Berlusconi e Chavez, Berlusconi e Putin. Ecco cosa offende e degrada l'Italia: l'Asse internazionale della Satrapia.

(Francesco Merlo, Repubblica.it)

sabato 28 agosto 2010

★ Lo strano caso di Troy Davis

Lo scorso martedì 24 agosto il giudice William Moore ha dichiarato che Troy Davis, condannato alla pena capitale e detenuto da diciannove anni nel braccio della morte, non ha "chiaramente dimostrato" la propria innocenza nel corso dell'udienza probatoria svoltasi a Savannah (Georgia, USA) nei giorni 23 e 24 giugno.

Eppure, durante la succitata udienza:

  • quattro testimoni hanno ammesso di aver mentito nel processo in cui hanno coinvolto Troy Davis e che non sapevano chi avesse sparato all’agente Mark MacPhail
  • quattro testimoni hanno chiamato in causa un altro uomo come colpevole
  • tre testimoni hanno denunciato di aver ricevuto pressioni durante l'interrogatorio, tra cui un uomo che al momento del delitto aveva appena sedici anni ed è stato interrogato da diversi agenti di polizia senza la presenza dei genitori o di altri adulti.

Allora perché Troy Davis ha ripreso il cammino verso l'esecuzione?

giovedì 26 agosto 2010

La bella politica

Se gradite un massaggio al morale, scordatevi leggi ad personam e cognati a Montecarlo. Date piuttosto un'occhiata alla rassegna-stampa di ieri: «Egregio ministro dell'Interno, quando lasciai il mio posto a Milano fui messo in disponibilità con metà dello stipendio. Ebbene, trovo di poterne fare a meno. Considerando che già ricevo dallo Stato la cifra di [...] come direttore della Galleria, mi pare doveroso, nelle attuali condizioni delle finanze, rinunciare a quell'altra somma». E allora?, direte voi. Si tratterà di un miliardario o di un eccentrico.

Il vero dramma di questo Paese non è solo lo spreco di denaro pubblico, ma la tragica incompetenza di chi è chiamato a gestirlo. Giusto, eccovi serviti, sempre dalla rassegna-stampa di ieri: «Signor ministro, Ella mi ha comunicato un decreto che mi nomina direttore del ministero dei Lavori Pubblici. La ringrazio dell'onore che mi ha voluto fare, ma non ho le cognizioni tecniche necessarie a un direttore dei Lavori Pubblici e non potrei, senza danno pubblico e senza rimprovero della mia coscienza, togliermi un carico maggiore delle mie forze. La prego perciò di accettare la mia rinuncia».

Siete rimasti colpiti, vero? Anch'io, accidenti. Ho confuso le buste e, anziché quella con la rassegna stampa, ho aperto quella coi ritagli della storia d'Italia che sto scrivendo in ultima pagina con Fruttero. La prima lettera era di Massimo D'Azeglio, Torino 1861, la seconda di Luigi Settembrini, Napoli 1860. Chiedo scusa ai politici contemporanei per averli confusi con quegli improvvidi antenati.

(Massimo Gramellini, Buongiorno)

martedì 24 agosto 2010

Nelle forme e nei limiti della Costituzione

Ai tempi dell'Università – parlo del 1992-93 –, il professore di Scienza della Politica ci fece studiare (anche) su un volumetto da lui curato intitolato Piccolo Thesaurus Politico. Era un utile compendio, anzi: una bussola. Serviva per non smarrirci, per non perdere il senso delle parole, dei termini spesso usati a sproposito dai giornali e dalle televisioni in un'epoca, peraltro, in cui ancora non esisteva il berlusconismo politico come lo conosciamo oggi.
Il PTP sarebbe ancor più importante oggi e servirebbe parecchio a certi politici d'alto rango che straparlano.

Per esempio, stamani il ministro della Giustizia – quindi, in teoria, uno che la legge la dovrebbe conoscere – ha detto: "La Costituzione dice che la sovranità appartiene al popolo quindi un governo che vede all’opposizione chi ha vinto le elezioni viola la Carta costituzionale".

Allora, mettiamo i puntini sulle i. L'articolo 1 della Costituzione dice che sì, la sovranità appartiene al popolo, il quale, però, "la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione".
La forma, dunque. Qual è la forma? Ce lo spiega l'articolo 94 della Carta: "Il Governo deve avere la fiducia delle due Camere". La forma di governo è parlamentare. Ossia, la maggioranza dei senatori e dei deputati deve votare la fiducia a un governo; qualsiasi esecutivo, guidato da chicchessia, riceva la fiducia dalla maggioranza dei senatori e dei deputati è legittimo. Così è stato – sempre! – dal 1948 ad oggi.

Dice: ma la volontà popolare deve essere rispettata e la volontà popolare si è espressa inequivocabilmente a favore di Berlusconi presidente del Consiglio.
Vero solo in parte. Perché è giusto che la maggioranza degli italiani ha voluto Berlusconi presidente del Consiglio, ma sulla base di cosa? Di una legge elettorale. La legge elettorale è di tipo ordinario, quindi gerarchicamente è un gradino sotto la legge costituzionale. Ne deriva che tra "il governo deve avere la fiducia delle due Camere" e "sulla scheda elettorale c'era scritto Berlusconi presidente" prevale il primo assunto.

Ancor più importante. In realtà, i cittadini eleggono non un governo (perché, come si è visto, esso promana da una qualsivoglia maggioranza parlamentare), ma i loro rappresentanti in Parlamento: ossia, eleggono Denis Verdini, Massimo D'Alema, Antonio Di Pietro e così via. Saranno poi Denis Verdini, Massimo D'Alema e Antonio Di Pietro e così via a votare o meno la fiducia a un governo. Dicesi, per l'appunto, "democrazia rappresentativa". E giova ricordare che Denis Verdini, Massimo D'Alema e Antonio Di Pietro e così via nel votare o meno la fiducia sono assolutamente liberi perché – in base all'articolo 67 della Costituzione, "ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato".
Senza vincolo di mandato.
Significa che un elettore non può dire a un eletto "ti ho votato perché tu sostenga Berlusconi". O, meglio, glielo può anche dire, ma l'eletto ha tutto il diritto – costituzionale! – di votare come vuole, pure contro Berlusconi. Altrimenti non esisterebbe l'articolo 94 della Costituzione: ossia, il voto di fiducia e la possibilità (art. 94 co. 4) di votare contro le proposte del Governo.

Di più. L'articolo 68 sancisce che "I membri del Parlamento non possono essere chiamati a rispondere (...) dei voti dati nell'esercizio delle loro funzioni".

Mi è parso giusto scrivere queste noterelle di semplice diritto costituzionale perché nelle prossime settimane e, temo, nei prossimi mesi il tormentone dell'attuale maggioranza sarà quello ampiamente prevedibile: un governo tecnico sarebbe un golpe, sarebbe illegittimo, la legge elettorale prevede il nome sulla scheda... e tutto il repertorio della più becera propaganda.

Il ministro Alfano farebbe bene a rileggersi le discussioni in Assemblea costituente. In particolare, cosa dissero il liberale Aldo Bozzi il 5 settembre 1946 circa il voto di fiducia, il liberale Luigi Einaudi il 27 settembre 1946 a proposito della sovranità popolare e tutta la discussione sviluppatasi il 19 settembre 1946 sul mandato dei parlamentari. E dopo essersi riletto questi passaggi di storia costituzionale del nostro Paese, Alfano potrebbe prendere un pallottoliere e cominciare a contare se ci sono 316 deputati e 162 senatori disposti a sostenere un governo guidato da qualcuno che non sia Silvio Berlusconi. Se ci sono, si metta l'animo in pace perché quell'esecutivo sarà legittimo. Spetterà poi ai cittadini elettori, alle successive politiche, condannare (o, perché no?, approvare) il comportamenti degli eletti che si ripresentano al giudizio delle urne: la sovranità appartiene al popolo!

Maroni ha chiosato: "è senso comune che siamo in un regime presidenziale". Ecco, questa frase è sintomo di un'ignoranza dell'abc giuridico (e il ministro dell'Interno faceva pure l'avvocato) molto grave per un uomo delle istituzioni. Nel diritto costituzionale non esiste un senso comune che possa andar contro le disposizioni scritte della Carta. Dicesi "Costituzione rigida" quel testo che può essere emendato o modificato o abrogato solamente da legge avente pari rango. La gerarchia, nell'ordinamento giuridico italiano, è: 1. legge costituzionale; 2. legge ordinaria; 3. usi e costumi.
Altrimenti, è senso comune che Maroni è un incompetente.

(nonunacosaseria)