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venerdì 24 febbraio 2012

★ Domande a bruciapelo

- Senti, posso farti una domanda?
- Certo, dimmi!
- Cosa ti piace di lei?
- ... (silenzio imbarazzato)

lunedì 16 maggio 2011

★ Terza scatola cinese - L'appuntamento

- Domenica ho comprato lo sbattitore, e per provarlo ho fatto il tiramisù: non è che lo preferisci alla birra?
- Savoiardi o Pavesini?
- I Savoiardi li ho archiviati come errore di gioventù, ormai uso solo i Pavesini.
- Affare fatto.

domenica 17 aprile 2011

★ Seconda Scatola Cinese - Lo scontro

- Ehi, ma non ti colleghi più a Skype?
- Ogni tanto si, perché?
- È da un po' che volevo parlarti, ma ti vedo sempre off-line.
- Mi vedi off-line perché ti ho bloccato.

sabato 21 agosto 2010

★ Quinto Chiodo - L'Inseguimento

A giudicare da come lo vedeva guidare doveva essere ubriaco o semplicemente imbranato: aveva rallentato e si era fermato davanti a ogni semaforo che desse il minimo segno di voler diventare arancione, era più facile stargli dietro che perderlo di vista. Dopo una ventina di minuti passati su strade che conosceva lo aveva visto imbucare un vicolo di cui a malapena sapeva dell'esistenza. La paura di perderlo stava per prevalere sulla cautela, quando notò il segnale di strada chiusa su un palo piantato all'angolo del marciapiedi. Aspettò qualche secondo, spense le luci e col motore al minimo entrò nel vicolo. A quanto pare il caso stava scegliendo per lui, perché il tipo aveva parcheggiato sotto un lampione e senza notarlo si era infilato in un cancello alla fine di un muro di cemento alto un paio di metri. Senza starci a pensare più di tanto parcheggiò la moto e si sfilò il casco sperando che a quell'ora nessuno potesse notarlo. Con passi rapidi e silenziosi costeggiò il muro pieno di graffiti e si sporse con cautela dal cancello, riuscendo a infilare lo sguardo tra una sbarra e l'altra senza alcuna difficoltà. Era fatta: la luce di una stanza si era accesa al pianterreno e la figura che aveva visto armeggiare con la finestra era proprio quella dello skin. Non restava che decidere una volta per tutte, ma era chiaro che per entrargli in casa sarebbe stato sufficiente scavalcare il muro e calarsi nel giardino. Nemmeno il filo spinato lo impensieriva più di tanto, era visibilmente allentato e avrebbe potuto passarci sia sopra che sotto. Tornò verso la moto passando davanti a due palazzi bassi da cui non venivano segni di vita; si accese una sigaretta e la chiuse, parcheggiandola molto vicina a un cassonetto, in modo che la targa non si vedesse.

giovedì 19 agosto 2010

★ Quarto Chiodo - Possibilità

Non aveva ancora deciso se andare fino in fondo, ma nel dubbio aveva tenuto d'occhio lo skin che l'aveva minacciato per tutto il concerto. Verso la metà della serata si era distratto e lo aveva perso di vista, ma dopo un po' lo aveva notato uscire dal centro della pista e appoggiarsi alla colonna su cui si era sistemato all'inizio. Sembrava ben messo e, soprattutto dal modo in cui lo aveva intimidito, aveva dedotto che fosse avvezzo all'uso delle mani. Ma era altrettanto convinto che non si sarebbe aspettato una reazione, men che mai a distanza di tempo: probabilmente si era già dimenticato anche che faccia avesse.
Stava già pensando a cosa fare nell'attesa che lasciasse il locale, ma la rapidità con cui lo skin era uscito lo aveva quasi preso alla sprovvista. Affrettò il passo, rallentò appena capì che la sua auto era quasi di fronte alle porte del locale, quindi si infilò il casco e salì sulla moto, tenendosi a distanza di sicurezza.

martedì 17 agosto 2010

★ Terzo Chiodo - Incoscienza

Il concerto filò senza strappi. Su qualche pezzo più movimentato si era lanciato a ballare nel mezzo della pista, ma il grosso delle canzoni le aveva ascoltate appoggiato a una colonna cantando a squarciagola. E ovviamente non aveva perso l'occasione di spintonare qualche spettatore che, incautamente, gli si era piazzato davanti senza nemmeno farci caso oscurandogli la visuale. Prima o poi qualcuno lo avrebbe pestato per bene, aveva concluso.
Dopo aver atteso invano che il gruppo rientrasse sul palco per il bis, quando i tecnici iniziarono a smontare gli strumenti e il dj prese possesso delle casse se ne andò a recuperare l'auto parcheggiata a pochi metri dal locale.
Una volta a casa ripose il biglietto del concerto nella scatola di latta, aprì la finestra per far passare un po' d'aria e non diede nemmeno uno sguardo al computer: il tempo di finire lo spinello fumato a metà prima di uscire e si buttò sul letto, lasciando la sua mente libera di viaggiare guidata dai fumi dell'alcool e della droga.

domenica 15 agosto 2010

★ Secondo Chiodo - L'Attesa

Per tutto il tempo trascorso in attesa che il concerto iniziasse aveva messo a fuoco i motivi per cui detestava andare alle feste. Il più importante era indubbiamente dover assistere alle scene pietose in cui i ragazzi, pur di rimediare una scopata, si mettevano a far moine alle ragazze senza mostrare un briciolo di dignità. Vedeva i loro occhi cambiare luce, i loro volti che trasfiguravano a ogni parola nello sforzo di compiacere l'interlocutrice di turno, sentiva frammenti di discorsi in cui trogloditi senza speranza di redenzione rinnegavano persino la passione per lo sport nazionale. Non era una questione di correttezza, non verso l'altro almeno, ma di rispetto per sé stessi: lui non avrebbe mai toccato il fondo in quel modo. Pensò che il bisogno di sesso facesse compiere degli atti vergognosi senza necessariamente doversi trasformare in violenza, che annebbiasse letteralmente il cervello. E in alcuni casi, indubitabilmente, ci voleva davvero poco ad avere ragione di quell'organo pensante.
Quando era giunto al limite della sopportazione e aveva ingannato l'attesa in tutti i modi possibili, il trio salì sul palco. Non si trattava di una band molto nota e questo gli aveva risparmiato l'ascolto di uno di quei gruppi spalla imbarazzanti: in anni e anni di concerti ben poche volte era riuscito ad assistere ad aperture dignitose, e così la noia dell'attesa era stata prolungata da interminabili performance di ragazzini pieni di boria completamente ignari della loro inettitudine.

venerdì 13 agosto 2010

★ Primo Chiodo - La Minaccia

- Ops, scusa.
- Scusa un cazzo!
- Non l'ho fatto apposta...
- Non me ne frega niente, sono venuto a bere, non a farmi infradiciare da te! Stai attento a dove metti i piedi, coglione!
- Ehi, non ti sembra di esagerare?
- Togliti dai piedi prima che ti salti al collo.
Quella frase definitiva si era conclusa con un gesto che aveva fatto indietreggiare il tizio che gli aveva involontariamente versato la birra su una scarpa. Soddisfatto di averlo spaventato girò i tacchi e si avviò verso l'esterno col boccale in una mano e la sigaretta spenta nell'altra. Non prima di essersi asciugato con un fazzoletto, che aveva subito riposto nella tasca dei pantaloni.

lunedì 12 luglio 2010

★ Primo Diretto - La precisazione

- Che bello questo montgomery, non te lo avevo mai visto.
- Si, in effetti non lo metto spesso, però piace molto anche a me.
- Poi con quella sciarpetta sembri proprio un intellettuale.
- Io sono un intellettuale.

mercoledì 19 maggio 2010

★ Prima Situazione Spinosa - La cena

- Resti a cena?
- Oddio, non lo so...
- Se ti va resta, non c'è problema.
- Si dai!
- Va bene, resto.

E così resto a cena.
Ma non spiccico una parola, parlo solo se interrogato, a monisillabi, a bassa voce.
Se posso faccio cadere i discorsi.

(cazzo, questo è l'unico posto in cui mi metto a guardare la televisione)

Cerco di riparare sparecchiando la tavola, ma so bene che per espiare le mie colpe dovrei lavare i piatti per sei mesi. E comunque mi infastidisco, mi innervosisco, mi indispongo.
Quando non ne posso proprio più, saluto, ringrazio e me ne vado. E mi chiedo cosa diavolo sono rimasto a fare.

domenica 9 maggio 2010

★ Prima Seconda - Sincerità

- Non venire.
- No, non vengo.
- Se vieni t'ammazzo!
- Ti ho detto che non vengo.
- Dimmelo se ti stimolo troppo, altrimenti smetto di muovermi.
- Stai tranquilla...
- Bravo, non venire, sennò m'attacco al cazzo come prima.
- ...

giovedì 29 aprile 2010

★ Prima Stagione - La casa

L'inverno era davvero duro in quella casa, a volte gli sembrava letteralmente impossibile scaldarla. Per non parlare dell'umidità proveniente dal giardino che attraversava le pareti come fosse un fantasma. Ma con l'arrivo della primavera cambiava tutto, pareva di vivere in un altro posto, in un piccolo paradiso. Il caldo afoso rimaneva sempre fuori dalla porta e la luce del sole illuminava i mobili, la siepe e il cortile propagandosi fin dentro al suo cuore. Erano proprio quelli i giorni in cui più spesso si sentiva felice e riscopriva l'interesse per le cose della vita, trovando l'entusiasmo per gettarsi nel mondo.
Anche lui sbocciava, come fosse un fiore.

giovedì 1 aprile 2010

★ Prima Metafora Abusata - Il treno

Era un bel po' che camminava, passando da un posto all'altro senza pensare troppo e godendosi le sensazioni che ne venivano. Di tanto in tanto aveva provato qualcosa di fastidioso, ma niente che intaccasse la tranquillità generale. E così non si era nemmeno reso conto che le persone che incontrava e le vetrine che guardava fossero quelle della stazione: era stato solo il fischio del treno, ormai prossimo alla banchina, che lo aveva fatto rendere conto di dove si trovasse.

Non aveva niente appresso, solo qualche soldo, il tabacco e un giacchetto pesante che si era tolto per via del caldo. Eppure l'immagine del treno che rallentava, i viaggiatori che si avvicinavano per salire, un controllore incauto che lo aveva spinto verso le porte lo avevano quasi convinto a saltar su. Così, tanto per vedere dove sarebbe arrivato stavolta e se gli avrebbero fatto la multa perché non aveva il biglietto.

Ma il ricordo dei viaggi passati e delle brutte stazioni in cui era stato costretto a scendere gli restituirono quel pizzico di lucidità che aveva perso. A guardarle da vicino le carrozze non erano poi tanto belle, e oltretutto il treno viaggiava con un considerevole ritardo. Così fece qualche passo indietro, prese un fazzoletto di carta e lo agitò in segno di saluto mentre ripartiva.

martedì 15 settembre 2009

★ Prima Scatola Cinese - L'incontro

- Ciao!
- Ehi, ciao! Come stai?
- Bene, tu?
- Tutto ok. Che fai da queste parti?
- Fuori programma lavorativo, con la scusa sono passata a salutare un po' di amici. Senti, lo so che non sono affari miei, ma a Giorgia dispiace che non vi sentite più.
- Ah. Beh, poteva pensarci prima. No?
- Oddio, non so. Non ti sembra di esagerare?
- No, sinceramente non mi sembra di esagerare. E comunque non mi interessa, sono così da quando ho quindici anni, figuriamoci con vent'anni di più e tanti cazzi che la metà basta.
- Mi sono intromessa già troppo e non voglio andare oltre, però fossi in te ci penserei.
- Scusa, ma cosa me ne entra in tasca? E poi non mi piace girare intorno alle cose, se vuole rintracciarmi sa come fare.
- Beh, magari ha paura che la mandi a quel paese...
- Chi, Giorgia? La super-donna-che-niente-e-nessuno-può-abbattere? Però devo dire che mi conosce bene, per lei ho sempre un vaffanculo pronto in tasca.
- Ha ragione allora.
- Senti, a guardare indietro mi sembra che alla fine funzionassimo solo a letto. Molti interessi in comune, come con altre del resto, ma la differenza l'ha fatta il sesso. E poi mi ha sempre stonato: io sono trasparente, se c'è da ridere rido, se c'è da piangere piango, lei invece ha quel sorriso perennemente stampato sulla faccia, mi trasmette un sacco di ipocrisia. E infatti è l'ennesima persona che parla, parla e poi niente fatti. Se la vedesse lei, problemi suoi.
- No, non vorrei avessi travisato, nessun problema. Però quello che ti entra in tasca non lo puoi sapere.
- Ci penserò. Ti saluto, vado a fumare.
- Bene, alla prossima.
- Alla prossima.

E mentre camminava verso l'uscita, con la sigaretta in una mano e l'accendino nell'altra, si chiese se ci sarebbe stata davvero una prossima.

[Chi vuole proseguire è il benvenuto]

sabato 16 maggio 2009

★ Terza Matrioska - Hic et nunc

[mi ha sempre divertito scrivere a più mani, anche per giocare a cambiare le carte in tavola a chi verrà dopo di me. La prima Matrioska è qui, la seconda qui]

Sono davvero diverse due motivazioni che perseguono lo stesso fine? Secondo Andreas no, ma questo la sua vittima non lo avrebbe mai saputo. Affrettò il passo e affondò lo stiletto alla base della nuca del tizio che gli camminava davanti. Di lui ricordava a malapena il nome.
Ebbe cura di non sporcarsi i vestiti, coprì i rantoli con qualche colpo di tosse e poi riprese a camminare come se nulla fosse successo. E in effetti nulla era successo: ora doveva mangiare e tutta la sua attenzione si concentrò su quello.

Stiletto riposto nella tasca della giacca, rapida pulita alle mani con una salvietta rubata sul volo della Turkish; gesti inconsueti, ma ripetuti meccanicamente. Poi, dentro al primo fast food, a completare l'opera nel bagno: i Rispettabili Ficcanaso, che a breve si sarebbero rotti la testa sull'enigma di quel cadavere, non avrebbero avuto nulla a cui aggrapparsi.
I soldi li aveva già ricevuti, tutti in contanti: dopo aver vomitato un po' di bile si mise in coda, e arrivato alla cassa pagò l'hamburger e la bibita con una banconota di grosso taglio.

Non era la prima volta che uccideva qualcuno, probabilmente neanche l'ultima. Di tutti i modi che aveva provato per far soldi, anche se un po' rischioso, quello era il più redditizio. Ma per qualche tempo avrebbe dovuto smettere di vivere nell'hic et nunc, e fatti due conti non ci aveva pensato troppo. Del resto non lo faceva mai. Non lo faceva più.

Dopo una breve camminata, giunse in vista della spiaggia: erano già arrivate entrambe. Ancora pochi istanti e passato, presente e futuro sarebbero stati di nuovo insieme. Si avvicinò con la sua solita circospezione e poi ruppe il silenzio: "Eccomi".

[continua qui]