martedì 18 gennaio 2011

★ Fahrenheit 2011

Avendo scampato la guerra, pensavo stupidamente che non avrei vissuto giornate particolarmente buie. E invece in Italia, da un bel pezzo a questa parte, ne succede anche più di una al giorno.

L'ultima è la proposta lanciata da un consigliere del Pdl e da un suo concittadino di Martellago, subito sposata dall'assessore alla Cultura della Provincia di Venezia: ritirare dalle biblioteche pubbliche i libri degli scrittori che, nel 2004, hanno firmato un appello per la liberazione di Cesare Battisti. La proposta ha avuto il plauso del COISP, un sindacato di polizia.

Per dire cosa penso di questa trovata, che non poteva essere cavalcata se non da un ex-missino oggi berlusconiano, utilizzerò alcuni commenti e opinioni comparsi sul sito della Wu Ming Foundation e su quello di Carmilla.

Il fatto stesso che uno possa concepire una cosa del genere indica che lo sprofondamento italico sta toccando nuove, nauseanti bassezze.
Si intende affermare il principio secondo cui sarebbe perfettamente normale applicare un filtro morale, selezionando i libri in base ai comportamenti degli autori e alla loro aderenza ideologica e politica al volere delle maggioranze di governo.
Unica risposta: serrare le fila. Ogni scrittore italiano degno di questo nome dovrebbe auto-denunciarsi direttamente all’assessore come "scrittore sgradito".
Io mi autodenuncio come lettore di libri. Sia di autori che hanno firmato l'appello per la scarcerazione di Battisti, sia di quelli che non l'hanno firmato. La pretesa di togliermi la possibilità di leggere anche soltanto un libro per qualsiasi motivo è ripugnante, un atto fascista e indegno.
La Provincia di Venezia dichiara che la proposta è "a titolo personale" e la giunta non la sosterrà. Ma l'assessore l'ha fatta talmente grossa che si deve dimettere. In questo campo non esistono iniziative "a titolo personale". Se un assessore alla Cultura pensa "personalmente" quelle cose non può essere assessore alla Cultura.


Per finire, le parole di Marguerite Yourcenar:

"Fondare biblioteche, è come costruire ancora granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire".

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