martedì 29 settembre 2009

Fottuti

Foti parla di una trentina di navi affondate di fronte ai litorali del Tirreno e dello Ionio (ma la "Anni" fu colata a picco in Adriatico), approssimativamente da La Spezia a Crotone, con prevalenza sulle coste calabre. Quanta roba c'è dentro a quelle navi?

Senza pretendere di cercare il pelo nell'uovo, possiamo affermare che per quei lavori furono utilizzati mercantili di non grande stazza, diciamo intorno alle 5.000 tonnellate. La tonnellata di stazza, però, non coincide con la comune unità di misura per la massa, giacché corrisponde a 100 piedi cubici anglosassoni, 2,83 m3 i quali, considerando per semplicità la densità dell'acqua pari ad uno, corrispondono ad una massa di 2,83 tonnellate. Chi vorrà una dettagliata esposizione, la troverà qui.

È difficile fare una stima del carico trasportato, giacché non sappiamo se tutti gli spazi interni disponibili fossero stati utilizzati: il buon senso direbbe che, volendole usare come semplici cassonetti da affondare, le avessero riempite fino alla falchetta, ma non abbiamo prove.
Stiamo quindi bassi e conteniamo il carico a sole 3.000 tonnellate di peso: trenta navi – ma sono 180, secondo altre fonti, quelle disperse – fanno 90.000 tonnellate di materiali tossici disseminati in mare. Una montagna di robaccia.

Cosa ci può essere in quelle stive?

Non vorremmo che, in breve tempo, qualcuno rassicurasse: "Non ci sono scorie radioattive! Dormite sonni tranquilli!", poiché il problema diverrebbe meno grave per un'inezia. Quelle scorie, come ha affermato Foti, provenivano per la gran parte dalle industrie del Nord.

Quali sono gli scarti industriali che furono ritenuti così difficili da smaltire, al punto di rivolgersi ai mammasantissima?

  • Residui di verniciatura
  • Residui delle industrie galvaniche
  • Scarti dell'industria conciaria
  • Scarti dell'industria tessile e tintoria.
Fermiamoci qui, anche se le tipologie saranno probabilmente molte di più, perché basta ed avanza.

I prodotti versati in mare sono, a questo punto, tantissimi e si deve tener presente un secondo dato: queste sostanze sono a loro volta reattive. Quindi non possiamo sapere cos'abbiano generato dopo essere state immagazzinate alla rinfusa nei fusti, né le interazioni che possono essere intervenute – sono oramai decenni che sono in fondo al mare – con le strutture metalliche della nave e con l'ambiente marino (la salinità dell'acqua di mare, la pressione, ecc).

Insomma, là sotto c'è di tutto.

(Carlo Bertani, Fottuti)

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