venerdì 3 settembre 2010

La tragedia di un uomo ridicolo

Immaginiamo un elettore del mitico Nord-Est, con la sua bella partita Iva, la sua villetta, il suo capannone, i suoi chiavistelli anti-rapina, la sua ronda padana anti-negher, il suo fazzoletto verde al collo o nella pochette, i suoi poster di Calderoli e Borghezio, insomma le sue radici cristiane. E proviamo a immedesimarci nei suoi pensieri alla vista del beduino travestito da dittatore dello Stato libero di Bananas che insegnava la storia del colonialismo e la teologia islamica e pure cristiana a ministri imbalsamati, noti prenditori e banchieri con le pezze al culo e al suo omologo italiota, accasciato e assopito sul trono imperiale mentre persino i cavalli berberi, per non parlare di quelli dei carabinieri, davano segni di impazienza.

Avrà pensato, sentendolo chiedere altri cinque miliardi all'anno dall'Europa e minacciare in caso contrario l'invasione islamica, di essere stato preso per i fondelli dal Pdl? Avrà deciso di smettere di votare per questi impostori? Avrà provato un fugace desiderio di una destra normale, presentabile, sobria, allergica a certe sceneggiate? Macché. Chi dovrebbe informare e far riflettere questa brava gente, cioè i giornali di centrodestra, è troppo impegnato a giustificare persino il Berlusgheddafi Show.

Titoli de Il Giornale: "Gheddafi? Per la sinistra era un fratello", "Perché bisogna fare affari con il Colonnello", "Berlusconi: Con la Libia si è chiusa una ferita".

Titoli di Libero: "Silvio nella tenda: Sto lavorando per l'Italia", "La Libia è meno terrorista per merito dell'Italia" (il concetto di "meno terrorista" ricorda quella fanciulla "un po' incinta"), "È un'alleanza necessaria per uscire dalla morsa cinese" (sic).

Dunque, malgrado gli sforzi del Cammelliere, ci terremo il Cavaliere senza nemmeno riderci su. E lui si prepara a nuovi e decisivi appuntamenti politici: il lancio del nuovo album scritto a quattro piedi con Apicella (tredici canzoni d'amore in napoletano, titolo ancora coperto da segreto di Stato) e il "processo breve" per non finire in galera.
"Voglio andare in tv – annuncia – e spiegare agli italiani la mia odissea giudiziaria, non voglio fare la fine di Craxi". Tanto per farci capire che anche lui è colpevole. Grazie, l'avevamo intuito.

(Marco Travaglio)

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