mercoledì 15 settembre 2010

★ Zoccoli duri

Prima delle ferie estive, la ONG con cui collaboro ha indetto una riunione per parlare della crisi dell'attivismo. Dati alla mano infatti, negli ultimi anni c'è stato un netto calo sia delle new entry, sia dei soci che continuano la loro cooperazione.

Credo di non sbagliare di molto se dico che il 99% degli attivisti sono volontari, lo staff a libro paga è davvero esiguo tanto in Italia quanto nel mondo. Ciò però non toglie che fra queste persone vi siano professionisti di varia estrazione - me compreso - che se opportuno mettono le proprie capacità a disposizione di tutti. Insomma, la conclusione delle analisi effettuate da più parti è stata la seguente: fra le cose che scoraggiano l'attivismo ce n'è una a cui davvero non avevo pensato, e cioè la presenza degli zoccoli duri all'interno dei vari gruppi. Attenzione, non parlo di capetti malati di protagonismo: si tratta bensì di persone che per vari motivi (disponibilità, particolare interesse, etc.) tendono a occupare - del tutto legittimamente - dei ruoli all'interno dell'associazione da molto tempo. Pare che il nuovo attivista, quando entra in un gruppo, percepisca che senza di lui tutte le cose vanno avanti lo stesso e questo lo demotiva perché in qualche modo ne limita il coinvolgimento.

Il ragionamento, mutatis mutandis, è estendibile alla classe dirigente italiana: abbiamo cariatidi incollate alle poltrone che gestiscono la nostra vita come se non ci fossero alternative, come se fossero dei luminari di cui è impossibile trovare degni sostituti. Questo, oltre che segno di arroganza, è oltremodo falso: l'esperienza è un valore, ma la bravura e le competenze non sono proporzionali all'età, anzi spesso capita il contrario. Insomma, cari dirigenti che non prendete una decisione manco a pagarvi, cari politici che non amministrate se non per tornaconto personale, vi togliete dai piedi o dobbiamo aspettare che la Nera Mietitrice vi si porti via?

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