martedì 1 giugno 2010

I campi nomadi e la sporcizia

Tutti gli IAP (Insediamenti abitativi precari) nel mondo sono percepiti come luoghi sporchi e pericolosi e il miliardo di persone che vi abita subiscono discriminazioni da parte dei loro concittadini dovute ai pregiudizi di cui sono vittime.

I cosiddetti "campi nomadi" non fanno eccezione. Indubbiamente, aree della città lasciate crescere nel completo abbandono, senza garanzie per chi le abita e per chi vi abita nelle adiacenze vedono un deterioramento della vita della popolazione, prima di tutto dei poveri che le abitano. Ma è altrettanto chiaro che il sorgere spontaneo di abitazioni di fortuna risponde alla necessità delle persone di trovare un riparo che non possono garantirsi altrimenti.

La situazione di sporcizia e scarsa igiene tipica dei "campi nomadi" non dipende dai suoi abitanti, ma dalla mancanza di servizi basilari, quali fornitura d'acqua pulita, servizi igienici, canali di scolo, servizi di raccolta dei rifiuti. In realtà, il concetto di pulizia fisica e morale è basilare nella cultura delle popolazioni romanì, e non è certamente cosa voluta il vivere tra i topi e la spazzatura, in condizioni che riducono le aspettative di vita media tra i 40 e i 50 anni (fonte UNIRSI).

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