mercoledì 14 luglio 2010

★ Niente vuol cambiare

Non sono un giornalista, questo Blog altro non è che uno spazio in cui riporto quello che mi colpisce, spesso ignorando se possa davvero interessare qualche internauta di passaggio. Eppure due righe su quanto sta accadendo a largo della Louisiana devo scriverle.

È il 20 aprile 2010 e siamo nel Golfo del Messico, a ottanta chilometri dalla costa. Durante la realizzazione di un pozzo petrolifero sottomarino, sulla piattaforma Deepwater Horizon c'è un'esplosione da cui scaturisce un incendio. Undici persone muoiono all'istante e altre diciassette rimangono ferite. La piattaforma è affittata alla British Petroleum dalla Transocean, che l'ha acquistata dalla coreana Hyundai Heavy Industries nel 2001.

Le fiamme si rivelano impossibili da domare e il 22 aprile la struttura si inabissa. Le valvole sottomarine di sicurezza non funzionano e il petrolio continua a fuoriuscire dal pozzo. Il ritmo di sversamento sale vertiginosamente, a metà giugno è stimato fra i cinque e i dieci milioni di litri al giorno: prendendo come riferimento un cestello di acqua in bottiglia da sei, mediamente ogni giorno si riversa in mare l'equivalente di un milione e mezzo di cestelli. No, in effetti è impossibile riportare questi numeri al quotidiano per farsi un'idea.

Secondo le dichiarazioni di un operaio sopravvissuto all'esplosione, la British Petroleum era a conoscenza dei problemi nel sistema di sicurezza. Fosse vero non me ne stupirei, non scendo mica dalla montagna del sapone. A proposito dell'incidente allo stabilimento ThyssenKrupp di Torino, nella sua relazione, uno dei consulenti tecnici al processo ha scritto: "In ultima analisi, lo scrivente si stupisce come l'evento incidentale che ha causato la morte dei sette operai si sia verificato con tale ritardo, viste le condizioni in cui funzionava l'impianto, ovvero in palese violazione di ogni norma di sicurezza". Amen.

La vicenda può essere approfondita facilmente in rete, la documentazione non manca, quindi con le informazioni mi fermo qui.

Ho iniziato dicendo che sul mio Blog riporto semplicemente quello che mi colpisce. Ecco, di questa storia mi colpiscono due cose. La prima è che mentre scrivo il petrolio continua a finire in mare, ma nell'ultimo mese l'attenzione dei media è stata catturata dai Mondiali di calcio in Sudafrica. La seconda è la faccia di bronzo con cui i boss della British Petroleum hanno dichiarato: "Pagheremo tutto". Credere di poter rimediare a una simile catastrofe con i soldi è senza dubbio frutto di un modo di pensare deviato, appannaggio di chi, come orizzonte delle proprie azioni, ha quello della sua vita. Gente che ragiona in questo modo è molto, molto pericolosa.

2 commenti:

  1. In effetti l'attenzione dei media e' scesa di parecchio, sebbene il disastro sia forse il piu' grande disastro ecologico di tutti i tempi.
    Stanno gia' cominciando le piogge tossiche. Quando i tifoni o semplicemente le perturbazioni faranno pioggia tossica anche a migliaia km di distanza, la gente capira' meglio la catastrofe.

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  2. Credo anche io che siamo di fronte alla più grande catastrofe ambientale di sempre, leggendo qua e là vedo che si inizia a parlare proprio di ripercussioni sulle generazioni future. Che schifo.

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