In una nave che affonda gl'intellettuali sono i primi a fuggire. Subito dopo i topi e molto prima delle puttane.
(Vladimir Majakovskij, 1893-1930)
I media spazzatura
1 giorno fa
Novembre 1995: ero a Città del Capo, quando giunse la notizia della condanna all'impiccagione, dopo un processo vergognosamente truccato, del grande scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Vi fu una mobilitazione di politici e intellettuali in tutto il mondo per salvarlo. Il presidente Mandela telefonò invano al suo collega nigeriano, il feroce dittatore generale Abacha. Ken Saro-Wiwa venne impiccato il 10 novembre, in circostanze terrificanti: la corda gli scivolava attorno al collo, e venne fatto più di un tentativo. Il corpo fu gettato in una fossa comune. Aveva 55 anni.(Ken Saro-Wiwa nel ricordo di Claudio Gorlier)
Fui sconvolto. Ken era un mio amico, tanto fermo nel suo impegno politico a favore degli Ogoni, popolazione del Delta del Niger vessata dalle compagnie petrolifere che vi operavano con la complicità dei vertici politici, quanto amabile e squisito. Ma soprattutto veniva unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi scrittori africani.
Iwao Hakamada è rinchiuso nel braccio della morte dal 1968. Al termine di un processo irregolare, è stato condannato per l'omicidio, avvenuto nel 1966, del proprietario della fabbrica per la quale lavorava, della moglie di lui e dei due figli della coppia.Supponiamo che l'autore di un imminente attacco terroristico, destinato a uccidere moltissime persone, sia nelle mani delle autorità e che fornirà le informazioni necessarie per prevenire l'attentato solo se torturato. Sarà lecito torturarlo?Nelle discussioni pubbliche, lo scenario è spesso trasformato in una domanda diretta, posta a chi affermi di essere contro la tortura. In questi contesti generalmente è personalizzato:
Supponiamo che tu sappia di un imminente attacco terroristico che ucciderà migliaia di persone e che puoi disporre dell'autore dell'attentato. L'unico modo per prevenire l'attacco è torturarlo: lo fai o no?
Il commento di un lettore:
L'italiano è un essere meraviglioso. Da una parte riesce a trovare perfettamente naturale passare il proprio posto di lavoro (o azienda di famiglia) ad un perfetto idiota solo perché proprio figlio. Dall'altro riesce a lamentarsi con stupore ed ingenuità di trovare negli uffici e nelle aziende una pletora di incapaci.
C'è un medico che sta compiendo una visita di routine, un elettrocardiogramma, un esame ginecologico o una visita odontoiatrica. Improvvisamente il paziente reagisce in maniera ingiustificata, diventa insofferente, cade addirittura nel panico. Per quale motivo quella persona si inalbera e mostra sofferenza? Forse perché è straniera? Capisce male la nostra lingua e non conosce le più normali procedure di una visita medica?Se si escludono i film che trattano l'argomento anche solo sfiorandolo, sicuramente quello della tortura non è un tema in cui ci si imbatte nella vita di tutti i giorni. A me per esempio è capitato di conoscere solo una persona vittima di tortura, nel 1990, quando visitai il Museo della Liberazione di via Tasso, ex-carcere della Polizia di sicurezza nei mesi dell'occupazione nazista di Roma. Il custode di allora portava ancora addosso i segni delle crudeltà a cui era stato sottoposto: condizioni di detenzione disumane, percosse, denti e unghie strappati.
Non è così. Basta uno sguardo per rendersene conto. E allora perché? Alla fine, il medico capisce quel che non immaginava: credeva di visitare una persona straniera, emigrante, fuoriuscita; scopre una vittima della tortura. Basta un niente per farla ripiombare nel ricordo della violenza che un giorno le infersero. La tortura non rimane soltanto come un ricordo da incubo. È una memoria che resta incisa nel corpo.