martedì 30 novembre 2010

Sinking in the rain

In una nave che affonda gl'intellettuali sono i primi a fuggire. Subito dopo i topi e molto prima delle puttane.

(Vladimir Majakovskij, 1893-1930)

venerdì 26 novembre 2010

★ Amara terra mia

- Senti un po', tu che sei Pugliese, com'è Nichi Vendola?
- È ricchione!
- Ho capito, non intendevo in quel senso. Ho amici in Puglia che ne parlano molto bene, dicono che la regione è migliorata, visto che sei Pugliese anche tu volevo sapere la tua: com'è Nichi Vendola?
- È ricchione.

lunedì 22 novembre 2010

★ Onboard

- Newspapers?
- Yes, do you have La Repubblica?
- It's finished, do you want Il Sole 24 ore?
- No, thank you.
- Se vuoi appena ho finito ti presto Il Corriere della Sera.
- No, grazie, quello è buono per incartarci il pesce.

sabato 20 novembre 2010

Chi domanda comanda

Un recente sondaggio mostra come gli elettori degli Stati Uniti non considerino la Pena di morte un saggio impiego del denaro dei contribuenti. Dai risultati emerge anche che la maggior parte degli elettori degli Stati Uniti non ritiene la Pena di morte la punizione più appropriata per l'omicidio.

Pubblicato oggi [16 novembre] dal Death Penalty Information Center, per questo
studio completo riguardante la posizione dei cittadini sulla Pena di morte è stato preso in esame un campione di 1.500 votanti.

Nel sondaggio, come punizione più adeguata per l'omicidio, il 61% dei votanti preferisce misure alternative alla Pena di morte (il 39% è a favore del carcere a vita senza possibilità di rilascio sulla parola più un'ammenda in favore della famiglia della vittima, il 13% del carcere a vita senza possibilità di rilascio sulla parola e il 9% del carcere a vita con possibilità di rilascio sulla parola).

Alla richiesta delle personali priorità sull'uso dei fondi pubblici, la Pena di morte è finita in fondo alla lista. Tra le priorità principali sono stati indicati: servizi di soccorso, creazione di posti di lavoro, polizia e prevenzione della criminalità, scuole e biblioteche, servizi pubblici di assistenza sanitaria, strade e trasporti.

Nei sondaggi in cui ci si limita a chiedere se le persone sono favorevoli o contrarie alla Pena di morte, in genere emerge una maggioranza a sostegno della Pena capitale; ma è chiaro che quando sono incluse vere alternative - pene diverse e usi differenti delle risorse pubbliche - questo sostegno crolla.

Il sondaggio rivela anche che la maggior parte degli elettori (62%), o non è interessata a come i loro rappresentanti si esprimono sulla Pena di morte, o sarebbe pronta a sostenere un legislatore che abbia votato per abrogare l'uso della Pena capitale nel rispettivo stato.

Così i legislatori che ora stanno valutando l'abolizione della Pena di morte in Illinois, e quelli eletti in vari altri stati destinati a fare lo stesso nel 2011, possono farsi coraggio e votare per la fine delle esecuzioni in tutta serenità.

giovedì 18 novembre 2010

La metamorfosi

Riassunto delle puntate precedenti

A furia di identificarsi ossessivamente col suo uccello, nonostante settantaquattro anni e un paese da governare, Silvio B. si sveglia una mattina con la faccia da cazzo. Una mutazione kafkiana dai risvolti drammatici: il mutato infatti non ne è consapevole e il suo fedele domestico Bondi, per evitargli traumi devastanti a una certa età, non ha il coraggio di rivelare al suo dominus che ha una faccia un po' così, da cazzo, appunto, alla vigilia di grandi eventi politici.

(Stefano Disegni, Il Fatto Quotidiano)

martedì 16 novembre 2010

La pena di morte in Mongolia [News 01]

Il rappresentante della Mongolia ha affermato che, fino ad oggi, la Mongolia ha votato contro la risoluzione in quanto paese mantenitore della Pena capitale. Tuttavia, quest'anno, il Presidente ha istituito una moratoria sull'uso della Pena di morte in virtù della sua autorità di concedere la grazia. Egli ha indicato questa decisione come primo passo verso l'abolizione della Pena capitale. Inoltre è al vaglio del Parlamento una proposta di aderire al Protocollo sui diritti civili e politici, che ha per obiettivo proprio l'abolizione della Pena di morte. La Mongolia ha votato a favore del progetto di risoluzione in esame.

domenica 14 novembre 2010

Un nuovo farmaco letale in Oklahoma

Lo stato dell'Oklahoma ha recentemente presentato una istanza presso una Corte federale per chiedere che il penthobarbital, un anestetico usato per abbattere gli animali, sia ammesso in sostituzione del sodio thiopental nelle iniezioni letali. All'inizio di quest'anno, Hospira Inc., unico produttore certificato statunitense del sodio thiopental, ha annunciato di aver cessato la produzione del farmaco a causa della carenza di uno dei componenti costitutivi. Tale carenza ha costretto l'Oklahoma e altri stati a ritardare le esecuzioni e a cercare altri produttori della sostanza.

Gli avvocati di John David Duty, la cui esecuzione in Oklahoma è prevista per il 16 dicembre, hanno sollevato interrogativi sul penthobarbital affermando che, a tutt'oggi, "non è testato, è potenzialmente pericoloso e il suo uso potrebbe risolversi in un atto di tortura".

Gli sforzi per ottenere il sodio thiopental da altre fonti hanno dato vita a dispute legali in tutto il paese. Alcuni esperti ritengono che i detenuti siano sottoposti a un maggior rischio di provare forti dolori durante le esecuzioni qualora gli stati usino farmaci importati o non testati. Una sostanza proveniente dall'estero infatti potrebbe essere meno potente rispetto a quelle locali. Gli avvocati della difesa sostengono inoltre che il personale carcerario potrebbe non adottare misure adeguate per il trasporto del farmaco, esponendolo, per esempio, ad escursioni termiche che potrebbero limitarne l'efficacia.

Stephen Friot, Giudice federale di Oklahoma City, dovrebbe esaminare la relazione durante la prossima settimana. Ogni stato tende ad adottare i metodi di esecuzione usati dagli altri: se approvato, il penthobarbital potrebbe diventare il nuovo standard per le iniezioni letali in tutto il paese.

Il Dr. A. Jay Chapman, l'ex esaminatore medico dell'Oklahoma che nel 1970 ha sostenuto il thiopental come sostanza adatta alle iniezioni letali, recentemente ha espresso il proprio disinteresse in merito: "Se (i detenuti messi a morte) provano un po' di dolore nel lasciare questo mondo, per me non è motivo di grande preoccupazione".

mercoledì 10 novembre 2010

La vera prigione

Non è il tetto che perde
Non sono nemmeno le zanzare che ronzano
Nella umida, misera cella.
Non è il rumore metallico della chiave
Mentre il secondino ti chiude dentro.
Non sono le meschine razioni
Insufficienti per uomo o bestia
Neanche il nulla del giorno
Che sprofonda nel vuoto della notte
Non è
Non è
Non è.
Sono le bugie che ti hanno martellato
Le orecchie per un'intera generazione
E' il poliziotto che corre all'impazzata in un raptus omicida
Mentre esegue a sangue freddo ordini sanguinari
In cambio di un misero pasto al giorno.
Il magistrato che scrive sul suo libro
La punizione, lei lo sa, è ingiusta
La decrepitezza morale
L'inettitudine mentale
Che concede alla dittatura una falsa legittimazione
La vigliaccheria travestita da obbedienza
In agguato nelle nostre anime denigrate
È la paura di calzoni inumiditi
Non osiamo eliminare la nostra urina
È questo
È questo
È questo
Amico mio, è questo che trasforma il nostro mondo libero
In una cupa prigione.

(Ken Saro-Wiwa, 1941-1995)

martedì 9 novembre 2010

Un eroe dei nostri tempi

Novembre 1995: ero a Città del Capo, quando giunse la notizia della condanna all'impiccagione, dopo un processo vergognosamente truccato, del grande scrittore nigeriano Ken Saro-Wiwa. Vi fu una mobilitazione di politici e intellettuali in tutto il mondo per salvarlo. Il presidente Mandela telefonò invano al suo collega nigeriano, il feroce dittatore generale Abacha. Ken Saro-Wiwa venne impiccato il 10 novembre, in circostanze terrificanti: la corda gli scivolava attorno al collo, e venne fatto più di un tentativo. Il corpo fu gettato in una fossa comune. Aveva 55 anni.

Fui sconvolto. Ken era un mio amico, tanto fermo nel suo impegno politico a favore degli Ogoni, popolazione del Delta del Niger vessata dalle compagnie petrolifere che vi operavano con la complicità dei vertici politici, quanto amabile e squisito. Ma soprattutto veniva unanimemente riconosciuto come uno dei più grandi scrittori africani.
(Ken Saro-Wiwa nel ricordo di Claudio Gorlier)

Ken Saro-Wiwa fu impiccato insieme a otto suoi compagni dell'organizzazione MOSOP solo perché cercava di difendere pacificamente la causa del suo popolo, gli Ogoni, vittima dei terribili impatti socio-ambientali che troppo spesso le attività di estrazione petrolifera portano con sé nel Sud del mondo. Ancora oggi nella regione del Delta del Niger si continua ad inquinare l'ambiente e a violare i diritti umani nel nome dell'oro nero.

Il 10 novembre, Amnesty International, Aktivamente, Amisnet, Campagna per la riforma della Banca mondiale, Isola Quassud, Mani Tese, Servizio Civile Internazionale, Radio Popolare Roma e Brancaleone promuovono una serata di omaggio al grande scrittore, poeta e attivista a quindici anni dalla sua esecuzione da parte del governo nigeriano.

Tutte le info qui.

lunedì 8 novembre 2010

Sembrare ottimisti

Most Italians thought Silvio Berlusconi could not drag their country's reputation any lower.

(The Daily Telegraph online)

sabato 6 novembre 2010

Elie Wiesel: la Pena di morte non è la risposta

Il Dr. William Petit non ha partecipato alla lezione di Elie Wiesel sulla Pena di morte, ma martedì, alla Wesleyan University (Connecticut), per qualche minuto, il sopravvissuto ai campi di sterminio nazisti ha parlato come se l'uomo che ha perso la moglie e le figlie nell'aggressione alla propria casa presso Cheshire fosse il suo unico spettatore.

"La tua ferita è aperta", ha detto Wiesel. "Non si rimarginerà. Sei in lutto, come posso non sentire il dolore del tuo cordoglio? Eppure la morte non è la risposta".

L'ottantaduenne premio Nobel per la Pace, scrittore e attivista per i diritti umani, ha detto che se la pena di morte potesse portare indietro le vittime forse cambierebbe opinione. Egli ha convenuto che gli assassini debbano essere puniti più severamente degli altri prigionieri. "Dovrebbero essere condannati ai lavori forzati", ha detto.

"La morte non è la risposta" è diventato il ritornello di Wiesel mentre si chiedeva cosa si potrebbe fare per aiutare i sopravvissuti ai crimini violenti, "in modo che le famiglie non si sentano prese in giro dalla legge".

Nato in Romania, Wiesel ha parlato a pieno titolo, avendo perso entrambi i genitori e una sorella nei campi di sterminio nazisti. Fuggì da Buchenwald nell'aprile del 1945, quando fu liberato dai soldati della Sesta Divisione Corazzata dell'esercito degli Stati Uniti. "So cosa significa", ha detto. "Conosco il dolore di chi sopravvive. Credetemi, io so cosa significa".

Wiesel ha parlato nella Memorial Chapel dell'Università, davanti a circa quattrocento studenti, professori e altri ospiti. In un linguaggio semplice e poetico, contraddistinto nella cadenza dalle sue origini est-europee, ha difeso la propria posizione contro la Pena di morte attraverso dei racconti del passato. Nella vicenda biblica di Caino e Abele, i due figli di Adamo, si dice che dopo aver ucciso il fratello Caino abbia chiesto a Dio, che si domandava dove si trovasse Abele: "Sono forse il guardiano di mio fratello?". "Penso che abbia voluto insegnarci che chi uccide, uccide suo fratello", ha commentato Wiesel.

In Israele, dove non c'è la Pena capitale, la cattura del criminale di guerra nazista Adolf Eichmann nel 1960 pose un dilemma. Una persona che ha organizzato lo sterminio di milioni di esseri umani dovrebbe essere messa a morte? "Fortunatamente non hanno chiesto la mia opinione", ha detto Wiesel, suscitando delle risate. Eichmann venne impiccato nel 1962, ma fu un'eccezione. "La legge resta legge", ha detto Wiesel. "Anche quando dei terroristi hanno ucciso centinaia di persone, neanche uno di loro è stato messo a morte".

L'intervento di Wiesel, durato circa un'ora, è stato segnato da due standing ovation da parte degli studenti e degli ospiti che avevano mandato a ruba i biglietti dopo poche ore dall'annuncio della sua visita. Verso la fine della lezione, qualcuno ha chiesto: "Cosa succederà quando non ci saranno più sopravvissuti alla Shoah?". Wiesel ha risposto che spera di non essere l'ultimo. Ed ha aggiunto che la Shoah non sarà dimenticata. "Credo con tutto il cuore", ha detto, "che ascoltare un sopravvissuto, ascoltare un testimone, significhi diventare testimoni noi stessi".

(Karen Florin, The Day)

giovedì 4 novembre 2010

Una volta sul Corriere ci scriveva Pasolini

Ma non ho mai pensato, a differenza di altri, che i suoi governi fossero inetti e impotenti. Mi sarebbe sembrato assurdo ignorare i risultati della lotta contro la criminalità organizzata, la riforma universitaria del ministro dell'Istruzione, gli entusiastici furori riformatori del ministro della Funzione pubblica, i passi compiuti sulla strada del federalismo fiscale, le missioni militari all'estero, l'attenzione dedicata ai problemi dell'energia, il progetto sulla legislazione del lavoro, la maggiore sensibilità per le opere pubbliche, certi interventi della Protezione civile, il recupero dell'evasione fiscale, la prudenza e l'abilità con cui è stata affrontata la crisi del credito. So che il bilancio deve tenere conto anche delle molte cose promesse e non fatte o fatte male. Ma se mi guardo attorno e confronto la politica italiana con quella di altri Paesi dell'Unione europea, non mi sembra che l'Italia, quando la partita si gioca sulle cose fatte e da fare, sia rimasta indietro.

(Sergio Romano su Berlusconi, corriere.it)

martedì 2 novembre 2010

Iwao Hakamada

Iwao Hakamada è rinchiuso nel braccio della morte dal 1968. Al termine di un processo irregolare, è stato condannato per l'omicidio, avvenuto nel 1966, del proprietario della fabbrica per la quale lavorava, della moglie di lui e dei due figli della coppia.

L'omicida ha prima accoltellato tutti i membri della famiglia e successivamente ha dato fuoco alla casa in cui abitavano. Dopo venti giorni di interrogatori condotti dalla polizia, senza essere assistito da un avvocato, Hakamada ha confessato di essere l'autore del crimine. In seguito ha ritrattato e, durante il processo, ha dichiarato di essere stato percosso e minacciato dalla polizia che lo ha obbligato a firmare la confessione. Hakamada sostiene che la polizia l'abbia afferrato ripetutamente per i capelli e l'abbia schiaffeggiato durante gli interrogatori che duravano anche dodici ore al giorno.

Ciononostante è stato giudicato colpevole e condannato a morte nel 1968. I suoi appelli sono stati respinti dall'alta Corte di Tokyo nel 1976 e dalla Corte suprema nel 1980. Ugualmente sono state respinte le richieste per ottenere un nuovo processo dalla Corte distrettuale di Shizuoka nel 1994, dall'alta Corte di Tokyo nel 2004 e dalla Corte suprema il 24 marzo 2008. Nell'aprile del 2008 gli avvocati della difesa hanno presentato alla Corte distrettuale di Shizuoka un altro appello.

Nel 2007, Kumamoto Norimichi, uno dei giudici che ha condannato a morte Hakamada, ha dichiarato pubblicamente di ritenere che l'uomo sia innocente e di averne discusso, durante il processo, con gli altri due giudici che però al momento del voto lo hanno messo in minoranza.

Si ritiene che Hakamada sia stato condannato a morte prevalentemente sulla base di una confessione estorta con l'uso della forza. Un elemento chiave delle prove contro di lui è costituito da alcuni vestiti macchiati del sangue delle vittime ritrovati abbandonati, presso la fabbrica nella quale lavorava, in una cisterna contenente miso liquido. Sebbene fossero di misura troppo piccola per la corporatura di Hakamada, l'accusa li considera importanti poiché ritiene possibile si siano ristretti mentre si trovavano immersi nella cisterna. Secondo l'avvocato della difesa, il coltello che si ritiene Hakamada abbia usato per commettere gli omicidi è troppo piccolo per poter provocare ferite mortali, e la porta dell'abitazione attraverso la quale si pensa l'omicida sia entrato e uscito era chiusa a chiave.

Hakamada è tra i condannati rinchiusi da maggior tempo nel braccio della morte e soffre di disabilità mentale provocata dalle condizioni detentive che includono l'isolamento e la mancanza di comunicazione con gli altri detenuti. La sua esecuzione potrebbe avvenire in qualsiasi momento.

Sostieni Iwao Hakamada qui.

sabato 30 ottobre 2010

★ Una domanda a Giorgio Napolitano

Signor Presidente,

come ci si sente ad aver nominato Capo del Governo Silvio Berlusconi?

La mia conoscenza del Diritto costituzionale è molto modesta, ma fossi in lei farei carte false per rimuovere da Palazzo Chigi - negandogli nel contempo qualsiasi altra carica pubblica - un individuo che ci insozza tutti, come Italiani e come persone.

giovedì 28 ottobre 2010

Fare affari con la morte

Ci sono molti Americani che pensano che Jeffrey Landrigan avrebbe dovuto essere giustiziato alle 10 di oggi [26 ottobre], ora locale, ma sembra che l'Arizona abbia esaurito le scorte di sodio thiopental, una delle sostanze utilizzate per le iniezioni letali in trentaquattro stati. Oggi i blog sono pieni di candidature da parte di volontari che vorrebbero svolgere questo incarico - con una pistola ("Non c'è carenza di piombo"), una mazza da baseball o il loro personale cocktail di veleno.

Tuttavia, ieri, il giudice federale Roslyn Silver ha sospeso l'esecuzione. C'è un unico fornitore certificato di sodio thiopental negli Stati Uniti, cioè la società farmaceutica Hospira. Il sodio thiopental è solo il primo elemento di un processo composto da tre fasi, ma secondo la Corte Suprema, "è pacifico che, in mancanza di una dose appropriata di sodio thiopental che renderebbe il condannato incosciente, c'è un concreto rischio di soffocamento e di dolore per le iniezioni" delle due sostanze successive. Hospira recentemente ha rifiutato di svolgere qualsiasi ruolo nel campo della pena di morte, insistendo sul fatto che la società si occupa di salvare vite umane, non di toglierle.

Landrigan ha gravi lesioni cerebrali, probabilmente causate dall'abuso di droghe da parte della madre biologica durante la gravidanza. Dopo la nascita è stato affidato a una madre adottiva alcolizzata soggetta a quotidiani svenimenti causati dal consumo di vodka. Nonostante ciò, la Corte Suprema ha stabilito - con strettissima maggioranza, cinque a quattro - che tali elementi non avrebbero fatto alcuna differenza per il giudice che ha emesso la condanna. Il giudice della Corte Suprema Clarence Thomas ha scritto che "la scarsa qualità delle presunte circostanze attenuanti per Landrigan gli ha impedito di presentare una richiesta efficace per avere risparmiata la vita".

Quanto possono essere iniqui gli esseri umani. Più recentemente, un altro giudice - quello che originariamente aveva deciso che Landrigan dovesse essere messo a morte - ha rilasciato un affidavit dicendo che non avrebbe mai comminato la pena capitale se avesse conosciuto i suoi problemi mentali.

Nonostante tutto ciò, in molti ritengono ancora che Landrigan dovrebbe essere messo a morte. A quanto pare, tra questi, c'è anche un'azienda britannica anonima. Ieri, il procuratore generale dell'Arizona Terry Goddard, alla richiesta dell'identità del fornitore del sodio thiopenthal ha ammesso che esso era stato importato dalla Gran Bretagna, ma ha rifiutato di fare il nome della società.

Il Giudice Silver ha trovato "sconcertante" che Goddard avrebbe insistito per segretare l'origine delle sostanze usate nell'esecuzione di Jeffrey Landrigan. La scelta delle parole è stata molto accorta, ed è lecito sospettare un giudizio più aspro.

La domanda che viene subito in mente è se sia un crimine per un'azienda britannica trarre profitto da un omicidio: benché le interpretazioni possano essere molteplici, il Regolamento (CE) N. 1236/2005 del Consiglio fa un passo in questa direzione, dichiarando illegale il "commercio di prodotti che potrebbero essere utilizzati per la pena di morte, per la tortura o per altri trattamenti o pene crudeli, inumani o degradanti".

La valutazione morale di tutto ciò è una questione separata, e il giudizio di Hospira era giusto. Ora che il velo di segretezza è stato squarciato, a questa società britannica anonima dovrebbe essere ricordato che la professione medica si gloria di un giuramento di Ippocrate, e non di un giuramento ipocrita.

(Clive Stafford Smith, The Guardian)

martedì 26 ottobre 2010

★ Sofia e le galline

- Mamma, io comunque ho scoperto una cosa.
- Ah, e cosa?
- Che la gallina, per fare le uova, ha bisogno del fidanzato!

domenica 24 ottobre 2010

Ticking Bomb Scenario [TBS 01]

Lo scenario "Ticking Bomb" (bomba a orologeria) è un esperimento mentale basato su una situazione ipotetica che viene utilizzato per mettere in discussione il divieto assoluto di tortura.

Può essere descritto come segue:
Supponiamo che l'autore di un imminente attacco terroristico, destinato a uccidere moltissime persone, sia nelle mani delle autorità e che fornirà le informazioni necessarie per prevenire l'attentato solo se torturato. Sarà lecito torturarlo?
Nelle discussioni pubbliche, lo scenario è spesso trasformato in una domanda diretta, posta a chi affermi di essere contro la tortura. In questi contesti generalmente è personalizzato:
Supponiamo che tu sappia di un imminente attacco terroristico che ucciderà migliaia di persone e che puoi disporre dell'autore dell'attentato. L'unico modo per prevenire l'attacco è torturarlo: lo fai o no?

venerdì 22 ottobre 2010

Un posto in banca

(non lavoro in Unicredit, ma funziona così anche da me ed è una vergogna)

L'Unicredit si è impegnata con i sindacati a privilegiare le assunzioni dei figli dei dipendenti, purché la prole sia laureata e in grado di spiccicare un po' d'inglese. Si tratta di un progresso formidabile: in tante altre aziende, e non solo bancarie, i figli prendono il posto dei padri anche se sono dei perfetti caproni (con tutto che si può essere perfetti caproni con una laurea e un paio di «how are you»). Il lavoro come diritto ereditario è uno dei cardini del nuovo medioevo e, oltre alla Casta dei politici, oggetto di esecrazione collettiva, ci sono cento, mille caste con l'iniziale minuscola, ma anch'esse con un mucchio di figli da sistemare. La mobilità sociale è uno splendido argomento di conversazione, come la meritocrazia. Ma appena ci si siede a trattare con il datore di lavoro, l'orizzonte etico si riduce precipitosamente al solito familismo amorale: mio figlio prima di tutti, anche di chi è più bravo di lui (dopotutto, chi sarà mai più bravo di mio figlio?).

Uno studente che non ha genitori in banca si starà probabilmente chiedendo il senso delle sue fatiche e se non gli convenga piuttosto intentare una causa di paternità a qualche dirigente dell'Unicredit. E chi il genitore in banca ce l'ha - e però magari desidera diventare carpentiere, flautista o costruttore di macchinine per i plastici di «Porta a Porta» - finirà per tarpare le ali alla sua vocazione perché il privilegio esercita un'attrazione fatale a cui soltanto i puri di cuore e di intelletto (altrimenti chiamati «matti») riescono a sottrarsi.

(Massimo Gramellini,
Buongiorno)

Il commento di un lettore:

L'italiano è un essere meraviglioso. Da una parte riesce a trovare perfettamente naturale passare il proprio posto di lavoro (o azienda di famiglia) ad un perfetto idiota solo perché proprio figlio. Dall'altro riesce a lamentarsi con stupore ed ingenuità di trovare negli uffici e nelle aziende una pletora di incapaci.


mercoledì 20 ottobre 2010

★ Medici Contro la Tortura

Sono due volte che ho la fortuna di partecipare a un incontro con Andrea Taviani. La prima fu durante un corso di formazione di Amnesty International sulla Pena di morte e la seconda è stata venerdì scorso, alla Fondazione Europea "Constantin Dragan", per il conferimento del "Premio Italia Diritti Umani 2010".

Andrea è il presidente di "Medici Contro la Tortura", una associazione di volontariato che offre assistenza e cura alle vittime di tortura e di trattamenti infamanti provenienti da qualsiasi paese del mondo.

Per dire cosa mi ha colpito di più dei suoi interventi userò le sue stesse parole:
C'è un medico che sta compiendo una visita di routine, un elettrocardiogramma, un esame ginecologico o una visita odontoiatrica. Improvvisamente il paziente reagisce in maniera ingiustificata, diventa insofferente, cade addirittura nel panico. Per quale motivo quella persona si inalbera e mostra sofferenza? Forse perché è straniera? Capisce male la nostra lingua e non conosce le più normali procedure di una visita medica?
Non è così. Basta uno sguardo per rendersene conto. E allora perché? Alla fine, il medico capisce quel che non immaginava: credeva di visitare una persona straniera, emigrante, fuoriuscita; scopre una vittima della tortura. Basta un niente per farla ripiombare nel ricordo della violenza che un giorno le infersero. La tortura non rimane soltanto come un ricordo da incubo. È una memoria che resta incisa nel corpo.
Se si escludono i film che trattano l'argomento anche solo sfiorandolo, sicuramente quello della tortura non è un tema in cui ci si imbatte nella vita di tutti i giorni. A me per esempio è capitato di conoscere solo una persona vittima di tortura, nel 1990, quando visitai il Museo della Liberazione di via Tasso, ex-carcere della Polizia di sicurezza nei mesi dell'occupazione nazista di Roma. Il custode di allora portava ancora addosso i segni delle crudeltà a cui era stato sottoposto: condizioni di detenzione disumane, percosse, denti e unghie strappati.

Per aiutare in modo diretto chi è stato vittima di tortura servono competenze mediche. Ma il nostro contributo può essere anche indiretto, sostenendo economicamente questo gruppo di operatori sanitari che dalla seconda metà degli anni ottanta svolge un lavoro davvero encomiabile.

lunedì 18 ottobre 2010

Il giorno del giudizio

Ratzinger: Debeo dare vobis duram novam: phorse dovremus recare sacros libros in tribunale.
Cardinale: La Bibbia?! Il Vangelo? In tribunale? Perché? L'atesimo relativista e sacrilego... sceglie la via giudiziaria?
Ratzinger: Sed qualis evangelus! Quod dicit tibi cerebrum tuum?! Libri sacri sunt libri contabiles! Dare, habere, partitam duplam! Isti faciunt nobis mazzum!
Cardinale: Isti chi?
Guardia svizzera: Sta a senti'...
Ratzinger: L'Unione Europea. 'Sti cornuti hanno aperto un'inchiesta sull'Italia e sulle leggi che ci fanno sfangare l'ICI sugli immobili e in più ci fanno uno sconto del 50% sulle tasse per le scuole private, le cliniche, gli alberghi, nonostante il miliardo l'anno che ci passa lo Stato italiano con l'otto per mille.
Cardinale: Santità! Lei parla italiano!
Ratzinger: Quando si parla di cose serie si. Tuir.
Cardinale: Però questo è latino!
Ratzinger: È un acronimo! Testo Unico Imposta Redditi. Articolo 149, comma 3: gli enti ecclesiastici sono sempre e comunque non commerciali.
Guardia svizzera: Sa tutto! È 'na faina!
Ratzinger: Ci bastava mettere una madonnina di plastica nello sgabuzzino di un albergo a quattro stelle e ti saluto ICI.
Guardia svizzera: Mi' cognato c'ha 'na pensioncina vista mare a Torvaianica, magari 'o potesse fa' pure lui!
Ratzinger: Appunto. L'Unione Europea dice che così è disonesto e che è concorrenza sleale perché altri esercizi che pagano tasse e contributi sono penalizzati.
Cardinale: Perché, non paghiamo nemmeno i contributi?
Ratzinger: Sei scemo? Sono suore! Se il tribunale gli dà ragione, ci tocca pagare cinque anni di ICI arretrata per ogni immobile che abbiamo in Italia, più l'IRES non pagata.
Cardinale: E che è?
Guardia svizzera: 'A tassa sulle aziende! Mi' cognato è disperato!
Ratzinger: Sono miliardi veri!
Guardia svizzera: Capirai, se ce mettete pure i risarcimenti pe' tutti quelli che se so' inchiappettati chiudete bottega!
Suora: Un po' di rispetto!
Ratzinger: No, ha ragione, ci ritroveremo col liquidatore all'angelus! Benedico con la tiara pignorata! Speramus in divina providentia!
Cardinale: È latino!
Ratzinger: Ho detto che l'italiano lo uso per le cose serie: chiamate Berlusconi, bestemmia perdonata, volemosebbene, continueremo a sostenerlo, ma lui ci toglie dai coglioni 'sti stronzi di Strasburgo!
Guardia svizzera: Sempre che Tremonti nun s'accorge de quanti sordi so'...

(
Stefano Disegni, Il Fatto Quotidiano)