venerdì 17 luglio 2009

Gli occhi erano verdi

Misero un segugio esplosivo sulle tracce di Turner a Nuova Delhi, sintonizzato sui suoi feromoni e sul colore dei capelli.
Lo raggiunse in una strada chiamata Chandni Chauk, e si lanciò verso la sua B.M.W. noleggiata, fra una selva di gambe nude e brune e ruote di tassì a pedale.
Il nucleo era costituito da un chilogrammo di esogene ricristallizzato e T.N.T. in scaglie.
Turner non lo vide arrivare.
L'ultima cosa che vide dell'India fu la facciata rosa di un posto che si chiamava Khush-Oil Hotel.
E dal momento che aveva un buon agente, aveva anche un buon contratto.
E dal momento che aveva un buon contratto, arrivò a Singapore un'ora dopo l'esplosione.
La maggior parte di lui, almeno.
Il chirurgo olandese ci scherzava sopra, dicendo che una percentuale non specificata di Turner non ce l'aveva fatta a partire dal Palam International con il primo volo, e aveva dovuto passare la notte in un magazzino, in una vasca di mantenimento.
Gli ci volle un mese, all'Olandese e alla sua squadra, per rimettere insieme Turner.
Clonarono un metro quadrato di pelle, facendola crescere su lastre di collageno e polisaccaridi di cartilagine di squalo.
Comprarono gli occhi e i genitali sul mercato libero.
Gli occhi erano verdi.

(William Gibson, "Giù nel cyberspazio")

Nessun commento:

Posta un commento