lunedì 20 luglio 2009

La pena di morte in Bielorussia [05]

Inizialmente, in Bielorussia, erano esclusi dalla pena di morte i minori di 18 anni al momento del reato e le donne in stato di gravidanza: nel primo anno successivo all'indipendenza, una legge del 1° marzo 1994 ha esteso questa esclusione a tutte le donne. Successivamente, il Codice Penale entrato in vigore nel gennaio 2001, ha esentato tutti gli uomini aventi più di 65 anni nel momento in cui viene pronunciata la sentenza. Nel 1997 il Codice Penale era già stato emendato con l'introduzione del carcere a vita.

Il 4 novembre del 2003, il parlamento della Bielorussia ha inviato alla Corte Costituzionale una richiesta per valutare se la pena di morte fosse in linea con la Costituzione e con le direttive internazionali. Il parlamentare Andrei Nareiko ha avviato questa procedura evidenziando come gli articoli del Codice Penale che prevedono l'uso della pena di morte apparissero in conflitto con l'Articolo 24 della Costituzione, che garantisce a ogni persona il diritto alla vita e impegna lo Stato a proteggere l'esistenza umana contro ogni azione illegale. Andrei Nareiko ha inoltrato tale richiesta sulla base delle precedenti decisioni delle Corti Costituzionali ungherese e lituana, che avevano già decretato la pena di morte incostituzionale e non in linea con gli standard internazionali.
L'11 marzo 2004, la Corte Costituzionale bielorussa ha concluso la sua analisi rilevando che un certo numero di articoli del Codice Penale vigente sono incompatibili con la Costituzione e che, nelle attuali circostanze, l'abolizione della pena di morte (o, come primo passo, l'introduzione di una moratoria) potrebbe essere già stabilita dal Presidente e dal Parlamento.

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