lunedì 1 giugno 2009

Unità in lei

Corpo felice che mi fluisce fra le mani,
volto amato dove contemplo il mondo,
dove graziosi uccelli si specchiano fuggitivi
in volo alla regione dove nulla si oblia.

La tua forma esteriore, diamante o duro rubino,
lucentezza d'un sole che abbaglia tra le mie mani,
cratere che m'alletta con l'intima sua musica
con quell'indecifrabile appello dei suoi denti.

Muoio perché m'avvento, perché voglio morire,
perché voglio vivere nel fuoco, perché quest'aria di fuori
non è mia, ma il caldo respiro
che se m'accosto brucia e dora le mie labbra dal profondo.

Lascia, lascia che ti guardi, macchiato dall'amore,
arrossato il volto dalla tua vita purpurea,
lascia che guardi l'ultimo clamore delle tue viscere
dove muoio e rinunzio a vivere per sempre.

Voglio amore o la morte, voglio intero morire,
voglio essere te, il tuo sangue, questa lava ruggente
che irraggiando racchiusa le belle membra estreme
sente così i leggiadri limiti della vita.

Questo bacio sulle tue labbra come indugio di spina,
come un mare che volò divenuto uno specchio,
come luccichio d'un'ala
è ancora mani, un ritornare dei tuoi fruscianti capelli,
un crepitare della luce vendicatrice,
luce o spada mortale che sul mio collo minaccia,
ma che giammai distruggerà questa unità del mondo.

(Vicente Aleixandre, 1898-1984)

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